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Festival di Sanremo 2022 – Le pagelle definitive

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Si è conclusa la 72esima del Festival di Sanremo. Hanno vinto, come previsto, Mahmood e Blanco.
Amadeus, orfano per quattro puntate di Fiorello, ha tenuto in piedi il carrozzone con eleganza, ironia e professionalità.
Le pagelle definitive di FdB:

Amadeus: 8
Bravissimo a sopperire all’assenza del suo consueto compagno di viaggio. Mai in difficoltà e sempre pronto a smorzare la tensione senza mai cadere nel patetico. Perfetto.

Ornella Muti: 5
Una leggenda del cinema italiano costretta a subire la classica classifica dei suoi partner sullo schermo. Poco altro. Svogliata.

Fiorello: 7.5
Ha inaugurato la prima serata con la consueta verve da animatore turistico/intrattenitore di classe. Era sul palco per amicizia e non per necessità e si vedeva lontano un miglio. Generoso.

Lorena Cesarini: 5
Retorica ed imbarazzo a valanga. L’attrice di Suburra non è sembrata in grado di sopportare il peso dell’evento. Il monologo sul razzismo è apparso poco incisivo e, appunto, denso di retorica. Trascurabile.

Drusilla Foer: 9
Impeccabile nella sua elegante leggiadria. Fascino e cultura sbattuti in faccia ai vari Pillon e Adinolfi. Gianluca Gori è il femminista più sincero che esista in Italia. Sa di non poter sbagliare, in quanto VERO. Confortante.

Maria Chiara Giannetta: 8
Brillante e dal sorriso contagioso. Ha portato freschezza sul palco di Sanremo ed esibito una verve invidiabile. Il pezzo eseguito con Maurizio Lastrico è stato geniale. Non originale, ma geniale. Limpida.

Checco Zalone: 9.5
Tre pezzi: il travestito calabrese, il rapper di “Poco Ricco” ed il virologo di Cellino San Marco. C’era il timore che mancasse il bersaglio, invece non sbaglia nulla. Satira profonda che rischia di essere incompresa, come Tolo Tolo. Geniale.

Cesare Cremonini: 9.5
Grandi successi, bella voce, entusiasmo, fascino. Cremonini gioca un altro campionato rispetto ai partecipanti alla gara e, ascoltandolo, si capisce il perché. Poetico.

Orietta Berti / Fabio Rovazzi: s.v.
Imbarazzante lo spot per Costa Crociere. I due non hanno feeling, non sanno “autogestirsi” e tirano a campare dando il colpo di grazia al pubblico già barcollante. Pessima idea.

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Lorenzo Jovanotti: 8
Corre in aiuto del “fratello” Morandi e si prende il palco con esperienza. L’amicizia con Amadeus è tangibile e omaggia Radio Deejay che li ha lanciati. Eterno ragazzo.

Marco Mengoni: 7
Il monologo con Filippo Scotti sa di già visto dai tempi di Napalm51. Canta come al solito benissimo e non incide particolarmente. Il suo lavoro è fare andare la voce. Punto. Concreto.

Maneskin: 9
Sono ormai i nostri eroi. Le bandiere italiane nel mondo. Si esibiscono in “Zitti e buoni” e “Coraline” senza sbagliare nulla. Perfetti.

Sabrina Ferilli: 8
Il sorriso più avvolgente del cinema italiano. Non teme la platea sconfinata e si affida alla sua esperienza senza nemmeno fingere di tremare. Amabile.

Laura Pausini: 7
La Pausini fa la Pausini. Nulla di più, nulla di meno.

La Rappresentante di Lista: 6,5
Un pezzo furbo, una coreografia furba. Lasciano alzato il pugno sul finale della canzone dando un senso di “contesto sbagliato”. Ma anche per quello hanno almeno un voto in più.

Emma: 8
Voce tonante e personalità burrascosa. La Michielin a dirigere l’orchestra, apparentemente fuori luogo, rende il loro messaggio Girl Power ammaliante. Sono belle e soprattutto bravissime. Donne con le palle quadruple che farebbero impallidire la stragrande maggioranza degli uomini.

Giusy Ferreri: 5.5
Un pezzo banale, cantato alla Giusy Ferreri. Non resta in testa, non impressiona. La voce di Giusy, che qualcuno è riuscito a paragonare a quella di Amy Winehouse, stanca e non commuove.

Fabrizio Moro: 5.5
Lui è bravo. Potrebbe fare il cantante maledetto dalla voce sofferente, invece si abbandona al melodramma “buono per tutti”. Moro dà sempre l’impressione di poter essere un fenomeno, ma si accontenta di essere uno qualunque.

Matteo Romano: 6
E’ giovane ed ha una bella voce. La canzone manca di personalità, come lui. Ma ha 19 anni e sul palco dell’Ariston. Buone prospettive.

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Le Vibrazioni: 5.5
Pezzo senza mordente incapace di valorizzare il grande talento de Le Vibrazioni. Sembrano sempre sul punto di sfondare e poi si bloccano poco prima dell’urto. Peccato, di nuovo.

Tananai: 3
Non è giusto infierire.

Iva Zanicchi: 6
Inutile sottolinearne la voce mastodontica, ormai appurata da tempo immemore. La canzone non è né carne né pesce. Ok, il pezzo non è giusto.

Highsnob e Hu: 5
Si atteggiano a Coma_Cose senza averne l’appeal. Sono dei bravi ragazzi, ma non basta.

Ditonellapiaga con Rettore: 6.5
La chimica non è solo nel titolo della loro canzone, ma soprattutto tra di loro. Si divertono, fanno divertire. Una collaborazione affascinante tra due generazioni così diverse e compatibili.

Giovanni Truppi: 6
Non è un cattivo ragazzo. E’ preso dalla strada. Truppi fa il cantautore impegnato (supportato nella serata delle cover da un gigante come Capossela), ma il suo pezzo sa di vecchio e le sue esibizioni non riescono a conquistare. Purtroppo.

Yuman: 6
E’ bravo. Troppo bravo, probabilmente. Per questo non funziona.

Rkomi: 5.5
Il motociclista fan del Blasco. La sua canzone resta sospesa tra l’ “avrei potuto fare” ed il “ci sono riuscito”. Cerca di sembrare diverso dagli altri ma alla fine si aggrappa ad uno stereotipo banale.

Noemi: 6
Ha una voce meravigliosa. Potrebbe fare qualsiasi cosa. Non si capisce come possa sempre affidarsi a brani che scompaiono un attimo dopo averli ascoltati.

Michele Bravi: 5.5
Lo ammetto: non mi piace. Lo trovo costruito, fintamente introspettivo. Sembra eternamente nel suo mondo e sussurra senza colpire mai il cuore, lo stomaco e soprattutto la testa. E’ un mistero che canterà al teatro degli Arcimboldi. Quindi, probabilmente, è una lacuna mia.

Sangiovanni: 6
L’idolo delle ragazzine. Bello, simpatico. Uno che cattura. Questo brano, però, non sembra valorizzarne il valore. SI fosse presentato fischiettando per quattro minuti, le sue ammiratrici lo avrebbero riempito di voti. Qualcosa non ha funzionato stavolta. Ma è uno che resterà a lungo sulla vetta.

Massimo Ranieri: 8
La canzone è bella, lui è Massimo Ranieri. Se dicono che Tiziano Ferro possa essere il suo erede ci sarà pure un motivo. “Lettera al di là del mare” sembra essere fuori tempo massimo, ed è un peccato. E’ un gioiello.

Aka7even: 5.5
Canzoncina che può funzionare in radio. Per il resto sa tanto di “Amici” e poco altro.

Ana Mena: 5.5
Bellissima. Bella voce. Pezzo imbarazzante. Quindi sarà un successo.

Achille Lauro: 5
Lauro si battezza da solo, s’infila una mano nelle mutande, regala fiori alla prima fila e canta Rolls Royce plagiando se stesso. Sembra che il filone provocatorio si sia già esaurito. Dio sia lodato.

Gianni Morandi: 7
Il connubio tra Gianni Morandi e Jovanotti ha regalato un pezzo divertente che sa di muffa lontano un miglio. Lo avesse cantato Iva Zanicchi sarebbe arrivato ultimissimo, ma Gianni è un eroe nazionale. Quindi va bene così. Lui, da esperto ammaestratore di leoni, sa cosa fare per colpire. Eterno ragazzo.

Irama: 7.5
Un bel pezzo sospinto da una buona personalità. Non sarà una hit ma spicca per la sua genuinità.

Dargen D’Amico: 8.5
Affabulatore. “Dove si balla” è divertente. Ci si alza e si viene contagiati dal ritmo senza poter resistere all’onda. Dargen sembra quasi disinteressato alla gara e alle sue regole. Dice la sua prima e dopo il brano, trascina il pubblico e scherza con il suo personaggio che, incredibilmente, scuote anche i pensieri. Rivelazione.

Elisa: 9.5
E’ la Dea della musica italiana. Tocca corde che non si sapeva nemmeno di avere. E’ innocente.
Perfetta in ogni sua esibizione. E’ Elisa.

Mahmood e Blanco: 7.5
Il primo sfodera il solito falsetto insistente, il secondo cavalca l’onda come un surfista. Il brano è ruffiano e l’atteggiamento dei due artisti pure. Sapevano di essere i favoriti e si sono accomodati sul trono ancora prima di mettersi in gioco. Brillanti manovre discografiche.
Il testo della canzone sbiadisce davanti a quello di Ranieri o Emma ma, visto come vanno le cose, dobbiamo accontentarci delle logiche di mercato.
Brunori Docet.

A. Rebatto

 

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Alex Rebatto

Alex Rebatto, classe 1979. Ha collaborato nei limiti della legalità con Renato Vallanzasca ed è stato coautore del romanzo biografico “Francis”, sulle gesta del boss della malavita Francis Turatello (Milieu editore), giunto alla quarta ristampa. Ha pubblicato il romanzo “Nonostante Tutto” che ha scalato per mesi le classifiche Amazon. Per Algama ha pubblicato il noir "2084- Qualcosa in cui credere"

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