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L’amara verità di Catalogna

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Andrea Carlo Cappi

Andrea Carlo Cappi, nato a Milano nel 1964, vive da anni tra l'Italia e la Spagna. È uno dei più attivi scrittori italiani di letteratura di genere, spaziando fra thriller, avventura e fantastico. Dal 1993 ha pubblicato cinquanta titoli fra narrativa e saggistica e più di un centinaio di racconti. È anche traduttore di numerosi bestseller dall'inglese e dallo spagnolo e ha curato varie edizioni italiane dell'agente 007. Ha scritto i racconti e romanzi del "Kverse", l'universo thriller che riunisce le serie "Nightshade" (da Segretissimo Mondadori, firmata a volte con lo pseudonimo François Torrent), "Medina" (Il Giallo Mondadori, Segretissimo Mondadori) e "Black" (Cordero Editore). Sono riapparsi di recente in libreria "Medina-Milano da morire" (Cordero), "Nightshade-Obiettivo Sickrose" (Cento Autori), cui si aggiungono le novità "Black and Blue" e "Back to Black" (Cordero). Algama Editore (www.algama.it) sta pubblicando in ebook parecchi titoli editi e inediti di questo ciclo: "Malagueña", "Dossier Contreras", il serial "Missione Cuba", "Black Zero", "Black and Blue". Cappi ha dato vita anche a una saga horror-erotica con il romanzo "Danse Macabre-Le vampire di Praga" (Anordest). Ha collaborato al serial di RadioRAI "Mata Hari" e ai fumetti di "Martin Mystère", personaggio cui ha dedicato racconti e romanzi originali, tra cui "L'ultima legione di Atlantide" (Cento Autori). Ha scritto poi quattro romanzi originali con protagonisti Diabolik ed Eva Kant, ora ripubblicati da Excalibur/Il Cerchio Giallo. Per Algama è autore dell'ebook "Fenomenologia di Diabolik", saggio autorizzato sul Re del Terrore e il suo mondo in tutte le loro declinazioni, ora riproposto in un volume illustrato a colori da Edizioni NPE. Sono disponibili in ebook anche il saggio "Le grandi spie" (Vallardi), il mystery "Il gioco della dama" (dbooks.it), le storie erotiche de "La perfezione dell'amore" (Eroscultura) e il racconto fanta-erotico "Nuova carne" scritto a quattro mani con Ermione (Eroscultura); con lei Cappi ha pubblicato inoltre per Algama gli ebook "Tutto il ghiaccio del mondo" e "Cosplay". Gestisce con Giancarlo Narciso il webmagazine Borderfiction.com e con Fabio Viganò il blog "Il Rifugio dei Peccatori".

2 Comments

  1. Non so da che parte dell’Italia è stato scritto questo articolo o quanti giorni di vacanza son stati passati in Barcellona, ma qui in Catalunya la situazione è ben diversa e la repressione è evidente. Repressione fra le tante cose che, purtroppo, dobbiamo sopportare in Catalunya.
    Prima di fare articoli ‘controcorrente’, penserei prima che si sta parlando di PERSONE, anche se si fa riferimento ad un tot di chilometri quadrati di terra.
    Un articolo sicuramente applaudito dai repressori e da chi non sa come stanno le cose, ma definitivamente una mancanza di rispetto totale verso i repressi.
    Saluti.

  2. L’articolo è stato scritto dalle Isole Baleari, dove ho visduto e lavorato e – anche se non viene detto – si sente l’oppressione politica della Catalunya, che pur non avendo niente a che fare con la locale Comunidad Autonoma, riesce a trattarla come una “colonia” sotto una “dittatura”. Beninteso, non sto parlando di una colonia come l’Etiopia ai tempi del fascismo italiano: i catalani non usano i gas, usano solo un dominio culturale che fa solo violenza nelle scuole e sulla comunità, forse perché anche loro cercano, come Mussolini, il loro posto al sole (peccato che nessuno parli dell’attuale imperialismo catalano, perché i catalani sono per definizione “un popolo perseguitato”, nevvero? Quindi nessuno deve far sapere che a volte sono loro i persecutori?). Eppure ero a Barcellona nel 1979, quando alla Catalunya è stata finalmente restituita la propria identità culturale dopo 40 anni di vera repressione, quella del franchismo Sono stato a Barcellona decine e decine di volte nei decenni successivi, a fianco di scrittori catalani bilingui che non hanno mai voluto rinunciare alla loro identità catalana, ma hanno voluto farla conoscere al mondo usando – anche – la lingua comune a milioni di persone sul pianeta, perché hanno il raro privilegio di poter usare DUE lingue per esprimere la loro ricchissima cultura, della quale io stesso (pur non parlando il catalano, lo ammetto, lo capisco un po’ ma lo amo molto) sono un figlio. Ma, francamente, non amo il fascismo in qualsiasi lingua parli. E non amo i politici corrotti… quantomeno alla pari dell’attuale governo (PP) spagnolo o di altri governi spagnoli (PSOE)soprattutto in passato. Ma queste sono solo opinioni personali. Resta il fatto che il “proces” (il processo indipendentista) ha monopolizzqto la politica catalana, a dispetto di qualsiasi altra attività a favore della Catalogna. Resta il fatto che molte imprese catalane o internazionali con sede a Barcellona hanno dovuto – e non perché glielo ha chiesto Rajoy, a cui NON vanno le mie simpatie politiche – hanno dovuto spostare la loro sede per non essere tagliate fuori dai mercati o lo hanno considerato seriamente (sono informato, mi spiace deluderla). Resta il fatto che alle elezioni del 21 dicembre più di metà degli elettori catalani si sono espressi non solo CONTRO l’indipendenza, ma scegliendo in maggioranza come figura politica – Ines Arrimadas di Ciudadanos, partito che rispetto ma a cui non vanno le mie simpatie politiche – quella che più si è resa visibile come in opposizione all’indipendentismo. Sono d’accordo che l’art. 155 sia una cosa che non avrei mai voluto vedere applicata in Catalunya e che sia la cosa concettualmente più dolorosa che sia toccata a questa terra dopo che la Costituzione (democratica, mi piace ricordarlo, ed elaborata da un’intensa rappresentanza catalana democratica e di sinistra, checché ne dica la CUP) del 1978 le ha ridato ciò che le spettava. Ma non sono d’accordo sulla repressione di oltre metà del popolo catalano che vuole restare catalano ma anche iberico ed europeo. Non sono d’accordo con il piano dei Paesi Catalani secondo cui dovrebbero essere “colonizzate” regioni limitrofe. Non sono d’accordo con le dittature. Mi spiace se sono controcorrente. Ma la democrazia dovrebbe anche permettere di esprimere opinionioni che non siano quelle di Puigdemont.

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