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Le altre verità sul Mostro di Firenze: la strana e sconosciuta storia del “cittadino amico”

Il caso del Mostro di Firenze ha una particolarità, probabilmente unica, nel panorama delle inchieste sui serial killer. Ci si accorse che un maniaco si accaniva su coppiette in cerca di intimità nelle campagne fiorentine dopo il terzo delitto. Ma come? Ecco la poco nota storia…

 

 

Di solito, per la ripetitività del modus operandi dei serial killer, bastano due delitti per scoprire di trovarsi di fronte ad uno di questi pericolosi assassini.

Tra il delitto iniziale, quello di Lastra a Signa nel 1968, e il successivo, quello di Rabatta di Borgo San Lorenzo del 1974, sono passati 6 anni, ma non è la distanza di tempo ad aver impedito di collegarli immediatamente.

Infatti, tra il secondo e il terzo delitto, quello di Mosciano di Scandicci nel 1981, al contrario subito collegati, è trascorso un lasso temporale maggiore: 7 anni.

Il Mostro di Firenze e il metodo scientifico: dall’ “equazione di Volterra” ai “profili del serial killer” – GUARDA

D’altro canto, la scoperta che tutto era iniziato nel 1968 è avvenuta solo nell’estate del 1982, quando il Mostro aveva già colpito cinque volte: nei tre casi già citati, più quelli di Travalle di Calenzano nell’ottobre del 1981, e di Baccaiano di Montespertoli nel giugno del 1982.

Il delitto di Baccaiano: 

Il motivo del ritardo nel riconoscere la stessa matrice nei delitti del 74, 81 e 82  e in quello del 1968 è un altro: quest’ultimo era, e resta ancora oggi, un caso giudiziariamente risolto, con individuazione per sentenza passata in giudicato di un colpevole che, pacificamente,  non può essere ritenuto responsabile del delitto del 1974 in quanto all’epoca in carcere.

Sto parlando di Stefano Mele, l’ambiguo e poco credibile autore per gelosia o vendetta del duplice omicidio di  Lastra a Signa nel 1968.

Val la pena di tornare sulle circostanze, ancora non chiare, con cui nell’estate del 1982, si riuscì finalmente a portare in luce che anche il delitto del 1968 era da attribuire al Mostro di Firenze.

Mostro di Firenze – TUTTI I POST 

La deposizione di Natalino Mele (figlio di Stefano Mele) al processo Pacciani:

A tal riguardo, circolano due versioni.

La prima.

A permettere di collegare il delitto di Signa agli altri quattro fino ad allora conosciuti, fu l’intuizione di un maresciallo dei Carabinieri di stanza nel luglio del 1982 presso la Stazione di Borgo Ognissanti. Costui, in servizio in quella di Signa nell’agosto del 1968, all’improvviso ebbe il sospetto di un legame tra il duplice delitto avvenuto allora e quello, recentissimo, di Baccaiano.

La seconda.

Il legame fu suggerito  da una lettera anonima pervenuta alla Stazione dei Carabinieri di Borgo Ognissanti.

Ricordiamo quello che successe poi, e l’opinione pubblica  conobbe solo nel tardo autunno dell’ anno del Mundial, a seguito di indiscrezioni giornalistiche.

Nel fascicolo giudiziario relativo al delitto di Signa, conservato presso il Tribunale di Perugia in quanto lì si tenne il processo di secondo grado a Stefano Mele, conclusosi nel 1973 , furono rinvenuti in una busta sigillata i bossoli della pistola usata dall’assassino nell’agosto del 1968.

Quel reperto non avrebbe dovuto trovarsi lì: le procedure, infatti, prevedono che le prove processuali vadano distrutte dopo che la sentenza diventa definitiva. La confusione generatasi in questo caso dimostra la sensatezza di questa regola.

Un’immediata perizia provò che i bossoli del delitto del 68 erano identici a  quelli degli altri delitti del Mostro.

“La leggenda del Vampa” e Il Mostro di Firenze : la dubbia colpevolezza di Pietro Pacciani – PARTE PRIMA

Dunque la pistola, ancora oggi introvabile, era la stessa.

Il clamore di questa scoperta, che ha finito per orientare lo sviluppo delle indagini perlomeno sino all’inizio degli anni 90, con le alterne vicende della c.d. “pista sarda”, ha contribuito a far passare in secondo piano, e a sfumare poi, col passar del tempo, i contorni della sua origine.

Invece, dopo il tramonto pressoché definitivo della “pista sarda”, e i dubbi che continua a suscitare la soluzione dei “compagni di merende”, assurta a verità giudiziaria sul caso, sapere  come si arrivò ad identificare nel lontano delitto di Signa l’esordio del serial killer delle coppiette, diventa, oggi, estremamente importante.

La verità nascosta su Pietro Pacciani-GUARDA

Il rebus della pistola è ancora centrale.  Che sorte ha avuto  tra d’agosto del 1968 e il giugno del 1974 ? È rimasta in possesso del Mostro o è passata di mano?

Attualmente di una lettera anonima, con preziosa imbeccata, spedita nel 1982  ai Carabinieri di Borgo Ognissanti negli atti non c’è più traccia.

Se ne deve dedurre che questa lettera non sia mai esistita, e attribuire la scoperta del precedente di Signa alla buona memoria di un milite dell’Arma?

“La leggenda del Vampa” e il Mostro di Firenze: la dubbia colpevolezza di Pietro Pacciani – PARTE SECONDA 

Il Magistrato, Vincenzo Tricomi, ora defunto, che si occupò delle indagini del delitto di Baccaiano, e fu dunque al centro della riesumazione del delitto del 1968, in alcune dichiarazioni successive avrebbe confermato la veridicità della lettera.

Pare anzi che abbia chiesto conto ai Carabinieri di Borgo Ognissanti del documento, senza successo.

Di recente, un appassionato del caso del Mostro, Marco Lapi, ha postato sul blog “scribd” uno vero e proprio scoop.

La notte del cittadino amico di Marco Lapi- GUARDA

Lapi ha ripescato sul quotidiano “La Nazione” del 20 luglio 1982 un trafiletto in cui si rende pubblico l’appello dei Carabinieri di Borgo Ognissanti a un misterioso “cittadino amico” che aveva  già inviato ai Carabinieri stessi tre (!) lettere anonime sul caso del Mostro di Firenze, cosi utili dal punto di vista investigativo da indurre i militi di quella stazione a invitarlo a farsi di nuovo vivo.

L’articoletto è leggibile nell’immagine in evidenza di questo post e qui sotto:

Ci sono pochi dubbi che ci troviamo di fronte ad una conferma della seconda teoria circa l’ingresso del delitto di Signa nell’inchiesta sul Mostro.

L’eterno ritorno del Mostro di Firenze – GUARDA

Appurato che gli inquirenti furono indirizzati verso il delitto del 1968 da una soffiata, personalmente concordo con quanto dice Lorenzo Medici, protagonista del mio romanzo “Al tempo del Mostro”: se, come appare, l’arma che ha ucciso la prima coppietta nel 1968 è  la medesima che ha freddato le altre sette della sanguinaria sequenza, allora la chiave dei delitti del Mostro va ricercata dentro ai segreti della colonia di emigrati sardi coinvolta nel delitto di Signa.

Infatti, gli scenari possibili sono due.

Primo.

La soffiata del “cittadino anonimo” è un depistaggio messo in atto dal Mostro o da un suo complice.

Ricordo che, qualche anno fa, uscì un interessante romanzo, oggi introvabile (o recuperabile a prezzi esorbitanti), Coniglio il martedì, nel quale si ipotizzava che il Mostro avesse la possibilità, direttamente o per interposta persona, di alterare subdolamente gli incartamenti degli archivi giudiziari.

Può sembrare un’enormità, ma a molti tornerà alla memoria un servizio della trasmissione Striscia la notizia di un paio d’anni fa, quindi nell’epoca della più stretta sorveglianza, anche tecnologica, degli uffici giudiziari, in cui un inviato del programma riusciva ad accedere indisturbato agli archivi di vari tribunali, maneggiando senza alcun controllo i fascicoli ivi raccolti.

Il mostro di Firenze in un’insolita salsa: quella fantascientifica – GUARDA

E’ chiaro che, secondo questa ipotesi, il “cittadino anonimo” non si sarebbe limitato a segnalare che il delitto di Signa era attribuibile al Mostro, ma ne avrebbe fabbricato ad arte l’incontestabile prova. Mandando così fuori strada l’indagine.

Secondo.

Dopo quattordici anni, chi avrebbe potuto segnalare una stessa matrice nel delitto del 1968 e i quattro successivi?  Certamente, qualcuno che conosceva bene le gesta del Mostro. Addirittura si potrebbe pensare, come taluni fanno, che sia stato il Mostro stesso, nel suo folle esibizionismo.

“La leggenda del Vampa” e il Mostro di Firenze: la dubbia colpevolezza di Pietro Pacciani – PARTE TERZA

E’ comunque autorizzato il sospetto che il misterioso anonimo sia da ricercare nella famosa colonia sarda di Lastra a Signa. Ma perché costui avrebbe dovuto prendersi la briga di avvertire i Carabinieri? Purtroppo, i cagliaritani di Signa sono una delle dannazioni dell’inchiesta sul Mostro di Firenze.

La pista sarda raccontata da Mario Spezi:

ll libro di Rino Casazza sul Mostro di Sarzana

Sulle motivazioni e i reali rapporti che intercorrevano tra quelli di loro coinvolti, a vario titolo, nell’omicidio della coppietta di Signa, Antonio Lo Bianco e Barbara Locci, non si è ancora riusciti a fare piena luce.

Non solo: i sardi di Signa di volta in volta sospettati di essere il Mostro, o i Mostri –  alcuni in modo estremamente serio, tanto che furono arrestati e tenuti in custodia cautelare –  sono stati sempre scagionati, alcuni di loro grazie alla carcerazione preventiva, poiché il Mostro commise altri delitti mentre vi erano sottoposti.

L’ultimo Sherlock Holmes apocrifo di Rino Casazza 

Come i “mostrologi” sanno, a questo riguardo è ancora aperto un acceso dibattito sulla natura “opportunistica” di alcuni omicidi del Mostro, che sarebbero stati perpetrati proprio per procurare un alibi inoppugnabile al sospettato in  quel momento in stato di arresto.

La testimonianza di Rosina Massa, moglie di Salvatore Vinci al processo Pacciani:

Concludo con una citazione fantascientifica.
Lo scrittore americano Philip José Farmer nel suo “ciclo del Fiume” prova a mettere la parola fine ad un altro caso criminale celeberrimo ed enigmatico, quello di Jack lo Squartatore.
Credo che la soluzione trovata soddisferebbe anche gli appassionati del Mostro di Firenze.
Farmer immagina  il ritrovamento di un enorme data base contenente i ricordi  dell’intera umanità.

Indovinate che cosa si precipitano a fare i personaggi che lo scoprono?

Vanno a vedere le registrazioni riguardanti le vittime del feroce “maniaco di Whitecappel” , così da poter scoprire, finalmente, la sua identità…

“La leggenda del Vampa” e il Mostro di Firenze: la dubbia colpevolezza di Pietro Pacciani – PARTE QUARTA

Temo che finché non disporremo di un aiuto tecnologico così prodigioso dovremo rassegnarci a verità parziali e sempre insoddisfacenti sul “serial killer delle coppiette”.

Rino Casazza

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Chi è Rino Casazza

Rino Casazza è nato a Sarzana, in provincia di La Spezia, nel 1958. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Pisa, si é trasferito in Lombardia. Attualmente risiede a Bergamo e lavora a Milano. E’ da sempre un appassionato (come lettore, prima che come autore) della letteratura "di genere" in tutte le sue sfaccettature: giallo-noir, horror, fantascienza ecc. ecc. Altra sua grande passione sono il cinema, come testimonial la tesi di laurea sulla censura cinematografica, e il teatro, frequentato non solo come spettatore ma anche, in gioventù, come praticante dilettante. Il suo primo testo "letterario" è infatti la trasposizione teatrale della novella di Buzzati "Iago", di cui nel 1985 ha osato una regia. Ha pubblicato diversi thriller, tra cui "La logica del Burattinaio", scritto con Daniele Cambiaso ed edito da Algama, ispirato al serial killer bambino William Vizzardelli. Specializzato sui romanzi apocrifi sugli investigatori più noti di sempre, il suo ultimo giallo è "Sherlock Holmes, Padre Brown e l'ombra di Dracula"

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