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GIUSEPPE ALBANO, IL GOBBO DEL QUARTICCIOLO, CONTROVERSO PROTAGONISTA DELLA RESISTENZA

Intervista di Rino Casazza a Massimo Recchioni sul Gobbo del Quarticciolo

 

Giuseppe Albano fu spauracchio dei nazifascisti e Robin Hood delle borgate, diviso tra aspirazione partigiana e spregiudicatezza malavitosa.  La sua vita fu breve e rocambolesca – Arrivato a 16 anni dal Sud Italia, divenne il ras di un quartiere popolare e con la sua banda fu protagonista della Resistenza romana contro l’occupazione tedesca. Dopo la Liberazione, cooperò con la Questura per catturare chi aveva collaborato con il fascismo, formando una banda di pregiudicati che aveva come base operativa il quartiere del Quarticciolo

 

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Massimo Recchioni, giornalista e scrittore, è un esperto della Resistenza italiana, di cui predilige gli aspetti controversi (la Resistenza scomoda o “sporca”, come ama dire). Recchioni ha dedicato due libri, scritti per Milieu Edizioni in collaborazione rispettivamente con Giovanni Parrella e Paola Polselli, a Giuseppe Albano, “Il Gobbo del Quarticciolo”, figura straordinaria di combattente partigiano, borderline tra effettiva aspirazione a liberare l’Italia dal giogo nazifascista e spregiudicatezza malavitosa.

Qual era la situazione a Roma dal ’43 al ’45, epoca in cui vi operò il Gobbo?

Sono diverse le “Resistenze” che si svilupparono a Roma dopo l‘8 settembre. La fuga a Brindisi del Re e del Primo Ministro Badoglio gettò Roma e il Paese in una situazione di drammatico sbandamento. Nella capitale le squadre partigiane dei G.A.P.– sotto il controllo del PCI – operavano nelle zone centrali della città. Nelle periferie si respirava un antifascismo diverso, addirittura pre-politico. I borgatari, spesso ex abitanti sfollati dai quartieri centrali della città, che il regime aveva sacrificato per far posto a quelle che oggi si chiamano via dei Fori imperiali e via della Conciliazione, vivevano in condizioni di degrado e miseria che li rendevano spontaneamente ostili al fascismo. Il Gobbo operò in quelle zone, e nei Castelli, a volte trascendendo dalla sua attività di partigiano. Rubava del bestiame, ad esempio: una parte la rivendeva per guadagnarci, ma con la parte più cospicua sfamava l’intero quartiere del Quarticciolo, e non solo. Ancora oggi, da quelle parti, la sua figura viene paragonata a quella di Robin Hood… Diversa è la situazione dal giugno ’44 in poi, quando gli americani entrarono a Roma. Il Gobbo inizialmente collaborò con la Questura, offrendo l’aiuto della sua banda per catturare quanti avevano collaborato con il fascismo. Non trovando, con suo stupore, sponda nelle autorità, decise di dedicarsi ai propri tornaconti.

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Il Gobbo giunge adolescente a Roma dal Sud Italia, e la sua epopea si consuma prima dei  vent’anni.

Parliamo di tempi completamente diversi dai nostri. La guerra, la fame e la dittatura facilitavano una crescita assai rapida. Durante la guerra i ragazzini vivevano, specie in quei quartieri dimenticati, dei furtarelli necessari a tappare i buchi del proprio stomaco e della propria famiglia. I sedici anni erano una soglia anche dal punto di vista ufficiale: a quell’età i ragazzi o si arruolavano oppure venivano considerati disertori. La scelta era tra indossare una bella divisa nera e munirsi legalmente di una pistola, o darsi alla guerriglia clandestina, proibita dalle stesse convenzioni internazionali, che equiparavano i partigiani ai banditi. Almeno all’inizio pochissimi fecero questa seconda scelta, la più pericolosa. Piano piano quelle brigate di sognatori crebbero, si espansero, vinsero. Non mi è mai piaciuto considerare eroi i giovanissimi che le componevano, ma ragazzi normali, che avrebbero preferito una vita pacifica alla guerriglia. Eppure dovettero farsi animo e riscattare il Paese dalle cose orribili che aveva fatto.

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L’intervista a Massimo Recchioni su Cronaca Vera

 

Qual è l’episodio più clamoroso nella vita del Gobbo?

Accadde il 12 novembre del 1944, due mesi prima della sua uccisione. I miei libri ne danno un’interpretazione diversa da quella ufficiale. Per la prima volta dopo tanti anni a Roma si poteva festeggiare l’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre. Il Gobbo, finito negli ingranaggi dei faccendieri e dei servizi segreti, si fece convincere a provocare un’esplosione con delle bombe a mano. Non si sa cosa successe, ma l’attentato fallì, e troppe cose risultano incomprensibili. Il Gobbo non fu malmenato, e nemmeno arrestato o fatto denunciare. Inoltre Togliatti riferì l’evento al questore di Roma oltre due mesi dopo, quando il Gobbo era già stato ucciso! La vicenda lascia, ancora oggi, un velo di ambiguità sui rapporti delle Istituzioni di allora con ex fascisti impuniti e faccendieri golpisti.

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Clicca sulla copertina e vai al libro

 

A quali altre iniziative stai  al momento lavorando?

Sono appena usciti altri due libri. Il primo riprende – a cinquant’anni dalla morte – la storia del comandante partigiano e Padre Costituente Francesco Moranino, ingiustamente processato e condannato all’ergastolo nel dopoguerra per presunti atti di guerra. L’altro è la storia del film L’Agnese va a morire, capolavoro di Giuliano Montaldo. Un film difficilissimo da fare nel 1976, perché per quel tipo di storie non si trovavano finanziamenti.

Rino Casazza per Cronaca Vera

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Il libro IL GOBBO DEL QUARTICCIOLO di Massimo Recchioni – QUI

L’ultimo thriller di Rino Casazza è SHERLOCK HOLMES, AUGUSTE DUPIN E LA VERITÀ SULLO SQUARTATORE – QUI

Due parole su questo sito blank

Rino Casazza

Rino Casazza è nato a Sarzana, in provincia di La Spezia, nel 1958. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Pisa, si è trasferito in Lombardia. Attualmente risiede a Bergamo e lavora al Teatro alla Scala Di Milano. Ha pubblicato un numero imprecisabile di racconti e 15 romanzi che svariano in tutti i filoni della narrativa di genere, tra cui diversi apocrifi in cui rivivono come protagonisti, in coppia, alcuni dei grandi detective della letteratura poliziesca. Il più recente è "Sherlock Holmes tra ladri e reverendi", uscito in edicola nella collana “I gialli di Crimen” e in ebook per Algama. In collaborazione con Daniele Cambiaso, ha pubblicato Nora una donna, Eclissi edizioni, 2015, La logica del burattinaio, Edizioni della Goccia, 2016, L’angelo di Caporetto, 2017, uscito in allegato al Giornale nella collana "Romanzi storici", e il libro per ragazzi Lara e il diario nascosto, Fratelli Frilli, 2018. Nel settembre 2021, è uscito "Apparizioni pericolose", edizioni Golem. In collaborazione con Fiorella Borin ha pubblicato tre racconti tra il noir e il giallo: Onore al Dio Sobek, Algama 2020, Il cuore della dark lady, 2020, e lo Smembratore dell'Adda, 2021, entrambi per Delos Digital Ne Il serial killer sbagliato, Algama, 2020 ha riproposto, con una soluzione alternativa a quella storica, il caso del "Mostro di Sarzana, mentre nel fantathriller Al tempo del Mostro, Algama 2020, ha raccontato quello del "Mostro di Firenze". A novembre 2020, è uscito, per Algama, il thriller Quelle notti sadiche.

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