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L’Atalanta è la Dea d’Europa e mister Gian Piero Gasperini è il Maestro del calcio popolare

La famiglia Percassi a Bergamo ha costruito una società modello che vince, gioca e non ha debiti

È Ademola Lookman l’eroe nella notte magica dell’Atalanta all’Aviva Stadium di Dublino? Anche, l’attaccante nigeriano, nel primo tempo ha scalfito le certezze dei Campioni di Germania (troppo sicuri di se alla vigilia) del Bayer Leverkusen, poi ha realizzato il definitivo 3-0 al 76′, regalando alla Dea l’Europa League, primo trofeo internazionale della propria storia.

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Lookman ha fatto i gol, Ederson e Koopmeiners hanno costruito, la famiglia Percassi ha messo idee, soldi e passione per costruire il progetto nerazzurro, un team allenato magistralmente da Gian Piero Gasperini, tecnico ch, più di Arrigo sacchi ai suoi tempi, oggi ha cambiato il football e che dopo la vittoria, così ha parlato: “La società dell’Atalanta è cresciuta sempre nei risultati e lo ha fatto sempre mantenendo equilibrio nei conti, e credo sia straordinario. Di solito in Italia chi vince, e l’abbiamo visto in questi giorni, fa fatica a mantenere i costi. L’Atalanta è riuscita a coniugare le due cose, penso che sia straordinario.Il modo in cui abbiamo vinto è stato straordinario come a Liverpool e Lisbona… Abbiamo battuto squadre che hanno vinto il proprio campionato e i Reds che erano primi in quel momento. È una soddisfazione straordinaria, è stata una partita meravigliosa e memorabile. Noi giochiamo spesso col tridente, c’erano tutte le condizioni ed è una finale, si gioca solo per vincere. Ci ha dato fastidio perdere contro la Juve perchè non abbiamo giocato al meglio delle nostre possibilità. Vincere come ha vinto l’Atalanta, senza debiti, penso sia una grande modo di trionfare. Dedico questa vittoria alla città di Bergamo. Non si può pensare solo a difendere, dovevamo avere anche noi una pericolosità, dovevamo attaccare e se queste squadre le costringi nella loro difesa puoi metterle in difficoltà. È andata bene da subito, è stata una partita straordinaria da parte di tutti. L’abbiamo meritata senza ombra di dubbio anche nel punteggio. Abbiamo battuto una squadra veramente forte. Vincere l’Europa League è una grande impresa. Trofeo che mi mancava? Non capisco, non è che ora sono meglio di oggi pomeriggio. Sennò avrebbe vinto solo la Juventus la Coppa Italia e l’Inter il campionato, invece il Bologna è andato in Champions League e il Verona si è salvato. Ognuno ha i suoi obiettivi. Una Coppa per noi, però, ci voleva. Una via per me a Bergamo? Ma no, c’è tempo…“.

Stefano Mauri

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Stefano Mauri

Stefano Mauri nato a Crema nel gennaio 1975, mese freddo e nebbioso per eccellenza. E forse anche per questo, per provare a guardare oltre la nebbia e per andare oltre le apparenze, con i suoi scritti prova a provocare, provocare per ... illuminare. Giornalista Free Lance, Sommelier, Food and Wine Lover, lettore accanito, poeta e Pierre appassionato, Stefano Mauri vive, lavora, scrive, degusta, beve e mangia un po' dappertutto. E ovunque si prefigge lo scopo di accendere se non una luce, beh almeno un lumino, che niente è come sembra, niente. Oltre a collaborazioni col mondo (il virtuale resta una buona strada, ma non è La Strada) web, Stefano Mauri, juventino postromantico e calciofilo disincantato, collabora con televisioni, radio e giornali più o meno locali. Il suo motto? Guardiamo oltre, che dietro le apparenze si cela il vero mondo.

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