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Max Pezzali, con ‘Discoteche abbandonate’, ricorda i locali dove si ballava. E ricorda pure lo Studio Zeta

Il nuovo singolo del cantautore pavese è un omaggio al passato, con un occhio al presente. Il tutto partendo dal libro Disco Mute. Le discoteche abbandonate d'Italia.

Max Pezzali, in sinergia alla scrittura e composizione, con Jacopo Ettorre e Michele Canova, è finalmente uscito con un nuovo e meraviglioso singolo dei suoi, una canzone: ‘Discoteche abbandonate’ che celebra il passato, partendo dai suoni dance e dal video che mette insieme appunto quei luoghi, un tempo vivi, oggi purtroppo chiusi, lasciati in abbandono, se non demoliti, e i grandi dj che li hanno vissuti, come Claudio Coccoluto. E anche il nuovo tour guarda al passato, per parlare però al presente, come ha specificato il cantautore pavese: “Ci sarà una sezione totalmente dance con pezzi come Nella notte e La regina del Celebrità. I visual saranno molto diversi, guarderanno ai fumetti e ai personaggi delle canzoni degli 883.

Canto canzoni che ricordano la giovinezza ma probabilmente sono riuscite ad attraversare indenni il passare del tempo e questo mi riempie di orgoglio. I ragazzi di oggi non sono poi così diversi da noi. Hanno grandi sogni, forse la differenza è che sono più realisti. La mia generazione pensava fosse tutto possibile, che tutto si potesse cambiare, che ci fossero tante strade. La Gen Z è molto più realista e meno incosciente. Vede i problemi, si rende conto”.

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Tornando all’ inedito ‘Discoteche abbandonate’, si tratta di un vero e proprio salto indietro nel tempo, un omaggio alle discoteche di culto degli anni ‘90. Ed è un singolo particolare, ascoltabile solo in radio, una scelta inedita. Motivata, come ha raccontato Max Pezzali al Messaggero, col seguente motivo “Racconta il tempo a cui si ispira la canzone. È un po’ tornare a quando la promozione si faceva girando gli uffici delle radio, consegnando i dischi in anteprima. Poi il 26 aprile, quando il brano sarà pubblicato anche sulle piattaforme di streaming, su YouTube uscirà un video basato sulle foto dei locali ormai decaduti. Abbiamo raccolto i contributi testuali di un sacco di dj che hanno vissuto quell’epoca, da Albertino a Fargetta, passando per Benny Benassi. E ci sarà una dedica al grande Claudio Coccoluto”.

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Il tema è stato suggerito Max, da un libro fotografico, intitolato Disco mute. Le discoteche abbandonate d’Italia grazie al quale, tornando alle dichiarazioni dell’autore:  “Mi è passata davanti agli occhi tutta la mia vita: le serate al Marabù di Reggio Emilia, quelle allo Studio Zeta di Caravaggio, nel bergamasco, abbattuta nel 2019. Luoghi che hanno avuto meriti culturali pazzeschi e non sono riusciti a reggere l’impatto con la modernità. Perché tutti questi posti non ci sono più? Perché i giovani non ballano più come un tempo? E’ cambiato il modo di vivere il mondo della discoteca. All’epoca c’era più spontaneità, si corteggiavano le ragazze, arrivava l’amico con il gin tonic. Oggi in quei luoghi si va consapevolmente meno per l’aggregazione e più per la photo opportunity, per farsi la foto da mettere sui social. Noi eravamo più coatti”.

 

Stefano Mauri

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Stefano Mauri

Stefano Mauri nato a Crema nel gennaio 1975, mese freddo e nebbioso per eccellenza. E forse anche per questo, per provare a guardare oltre la nebbia e per andare oltre le apparenze, con i suoi scritti prova a provocare, provocare per ... illuminare. Giornalista Free Lance, Sommelier, Food and Wine Lover, lettore accanito, poeta e Pierre appassionato, Stefano Mauri vive, lavora, scrive, degusta, beve e mangia un po' dappertutto. E ovunque si prefigge lo scopo di accendere se non una luce, beh almeno un lumino, che niente è come sembra, niente. Oltre a collaborazioni col mondo (il virtuale resta una buona strada, ma non è La Strada) web, Stefano Mauri, juventino postromantico e calciofilo disincantato, collabora con televisioni, radio e giornali più o meno locali. Il suo motto? Guardiamo oltre, che dietro le apparenze si cela il vero mondo.

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