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Nedved grida, ma dovrebbe anche fare mea culpa. Adani attacca ancora mister Allegri

La Juve perde in casa col Sassuolo e torna in discussione tutta la rifondazione bianconera

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Mercoledì sera, allo Stadium di Torino, dinanzi alla … clamorosa, ma non troppo (il corto muso alla lunga può incepparsi senza spunti d’avanguardia), sconfitta casalinga della Juve contro il Sassuolo, il vicepresidente della Juventus Nedved, a un certo punto, sfiduciato, deluso, arrabbiato, letteralmente ha sbroccato, gridando contro tutto e tutti, a due passi dall’amministratore delegato Arrivabene e dal presidente Andrea Agnelli in tribuna. Per carità: ci sta gridare, allorquando le cose non vanno come si vorrebbe, ma il signor Pavel Nedved, colui il quale due anni fa ci mise del suo per allontanare Allegri, trainer poi ritornato quest’estate su indicazione della proprietà, beh dovrebbe forse pensare un attimo a quanto ci ha messo del suo in questa crisi tecnica juventina, figlia, ahinoi di almeno tre anni di campagne acuisti sbagliate e decisioni, quantomeno, discutibili tipo l’arrivo, subito finito in discussione di Sarri nell’estate 2019 e l’interregno Pirlo, no? Intanto, Lele Adani, calcisticamente poco in sintonia con Max Allegri, dopo l’ennesima magra figura, dalle frequenze della Rai dove fa l’opinionista non ha perso un attimo per criticare proprio Allegri, ecco i suoi pensieri: “Se io parlassi solo del risultato potrei dirti che è ingiusto, la Juve ha fatto abbastanza per meritarsi una vittoria che poi non ha ottenuto. Ma il problema della Juve è molto più serio. È una stagione che non è cominciata, ci sono tante difficoltà nell’espressione di gioco: si pensa, si lavora e si comunica come ci si allena. In questo momento la Juve non ha né capo né coda. Non mi stupisco di questo risultato anche se è grave. Anche con l’Inter ho visto una squadra totalmente rinunciataria che ha trovato il gol alla fine su un calcio di rigore causato dall’ingenuità di Dumfries. Oggi il Sassuolo che ha perso Marlon e Locatelli ed eta senza Djuricic e Boga ha avuto quattro occasioni da gol. La Juve oggi ha tirato tanto ma se tu cerchi di speculare cercando di fare un gol in più, allora poi perdi facendone uno in meno. La Juve ha pareggiato tre partite, ne ha perse tre e ne ha vinte quattro sempre con un gol di distanza. Vuol dire che vive una partita in bilico, ma questa mentalità non testimonia grandezza. La Juve ha la rosa migliore del campionato, ha giocatori forti, ma pensa male per arrivare a ottenere i successi. È a -13 dalla capolista in 10 partite. Per me inaccettabile».

Alla ricerca di se stessa, orfana del bomber Cristiano Ronaldo (non è stato sostituito e se ne è andato a fine agosto, fuori tempo massimo), sfortunata, priva di una prima punta incisiva, di un playmaker e di un laterale sinistro Rock, la Vecchia Signora in fase di rifondazione stenta a rimettersi in giuoco a ripartire sa zero. E senza rinforzi adeguati a gennaio, trovare la quadra, sarà impresa ardua, se non impossibile.

Ah … Dybala è veramente il presunto fuoriclasse su cui puntare? Piazzare Chiesa isolato sulla fascia a macinare chilometri non è uno spreco? Il centrocampista Fagioli prestato lo scorso mese di agosto alla Cremonese non sarebbe invece servito a questa timida Juve? De Ligt è il difensore del domani? La triade dirigenziale composta da Nedved, Arrivabene, Cherubini è pronta alla difficile opera di ricostruzione? Presidente Andrea Agnelli (chissà se potendo tornare indietro allontanerebbe nuovamente l’ex Dg Marotta, ndr), da troppo tempo è in silenzio: ma non le pare sia giunto il momento di dire qualcosa rispondendo, anche, ai quesiti poc’anzi elencati?

Stefano Mauri     

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Stefano Mauri

Stefano Mauri nato a Crema nel gennaio 1975, mese freddo e nebbioso per eccellenza. E forse anche per questo, per provare a guardare oltre la nebbia e per andare oltre le apparenze, con i suoi scritti prova a provocare, provocare per ... illuminare. Giornalista Free Lance, Sommelier, Food and Wine Lover, lettore accanito, poeta e Pierre appassionato, Stefano Mauri vive, lavora, scrive, degusta, beve e mangia un po' dappertutto. E ovunque si prefigge lo scopo di accendere se non una luce, beh almeno un lumino, che niente è come sembra, niente. Oltre a collaborazioni col mondo (il virtuale resta una buona strada, ma non è La Strada) web, Stefano Mauri, juventino postromantico e calciofilo disincantato, collabora con televisioni, radio e giornali più o meno locali. Il suo motto? Guardiamo oltre, che dietro le apparenze si cela il vero mondo.

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