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Il coach d’oltremanica un pochino confuso che ha bruciato i rigori di due suoi giovani calciatori

Mario Donelli, allenatore che sa di calcio, commenta la finale Inghilterra Italia

 

 

Allenatore e insegnante di football, mister Mario Donelli da Soncino, meraviglioso PopBorgo artistico – culturale in provincia di Cremona, beh è anche uno che capisce la materia e sa parlare di football. Ecco, preso direttamente dalla sua pagina Facebook, il Donelli pensiero sulla finalissima di Euro 2020, meritatamente vinta dall’Italia del bravo commissario tecnico Roberto Mancini!

Succede che un “Coach d’oltremanica”  in confusione per tutta la partita, vada ancora più in confusione nei minuti finali decisivi.

Succede che ad un minuto dalla fine, il Ct in oggetto decida di mettere due giocatori (Rashford e Sancho) tecnicamente bravissimi e freschi fisicamente,

bravi soprattutto nell’uno contro uno; succede però che li metta esclusivamente per tirare i calci di rigore: non li mette 10 minuti prima per sfruttare al meglio le qualità di questi due giocatori (giovani talentuosi) contro un’Italia ormai allo stremo, no, lui li mette solo per i rigori. Fantastico!

Risultato: non solo si perde l’unica (unica anche perché irripetibile) possibilità di vincere con una giocata dei due nei 10 minuti finali, ma va a mettere inevitabilmente una pressione abnorme a questi due giocatori che sono comunque pur sempre molto giovani, e ribadisco: sono entrati solo per tirare i rigori decisivi, in una finale di una competizione importantissima, in uno stadio pieno della madre patria, così come denso di aspettative è tutto il popolo britannico.

Infatti, guarda caso, tutti e due sbagliano di fronte a Donnarumma: portierone che con testa lucida e braccia e mani forti sa abbracciare tutta la porta.

Il “balletto” di Rashford prima del suo penalty, poi mi ha un po’ ricordato quello di Zaza agli ultimi Europei: solo che il balletto di Zaza era un mix fra paura, strafottenza e arroganza, mentre quello di Rashford era solo terrore e pressione a tremila, (grazie alla cervellotica idea di farlo entrare solo per quello); infatti succede che, quando si ha tanta paura di sbagliare,  un rigore importante, il timore raddoppi poco prima dell’impatto col pallone. E … se pensi che il portiere andrà proprio lì, dove hai deciso di tirare, questo fa sì che inconsciamente si tenda sempre ad angolarlo un po’ di più (il pallone), portandoti a sterzare al massimo rischiando che il pallone esca dalla porta, una questione di testa. E  così è successo!

Il nostro “coach” Mancini invece, sotto di uno a zero decide di togliere una punta e mettere un laterale, indietreggiando Insigne a mezzapunta, togliendo ogni riferimento ai due lungagnoni inglesi, amplificando ancora di più il dominio dei nostri a metà campo, che (anche se in modo non molto concreto) comandavano a piacimento il gioco cercando l’imbucata giusta per vincere la partita. Trovate le differenze tra i due commissari tecnici.

 

Così postò sulla sua pagina Facebook Mario Donelli, trainer, formatore, insegnante e informatore di football. Ah … è un vero peccato che l’ex fantasista (quando giocava il suo soprannome era “Maradonelli”) non alleni in una piazza calcistica importante o a grandi latitudini.

Stefano Mauri

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Stefano Mauri

Stefano Mauri nato a Crema nel gennaio 1975, mese freddo e nebbioso per eccellenza. E forse anche per questo, per provare a guardare oltre la nebbia e per andare oltre le apparenze, con i suoi scritti prova a provocare, provocare per ... illuminare. Giornalista Free Lance, Sommelier, Food and Wine Lover, lettore accanito, poeta e Pierre appassionato, Stefano Mauri vive, lavora, scrive, degusta, beve e mangia un po' dappertutto. E ovunque si prefigge lo scopo di accendere se non una luce, beh almeno un lumino, che niente è come sembra, niente. Oltre a collaborazioni col mondo (il virtuale resta una buona strada, ma non è La Strada) web, Stefano Mauri, juventino postromantico e calciofilo disincantato, collabora con televisioni, radio e giornali più o meno locali. Il suo motto? Guardiamo oltre, che dietro le apparenze si cela il vero mondo.

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