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Perchè non si sono mai considerati gli esiti delle Tac nello studiare l’evoluzione del Covid 19?

Maurizio Borghetti, medico radiologo, torna su un aspetto importante e focale per lui

 

Medico radiologo presso l’ospedale Maggiore di Crema, città in provincia di Cremona colpita duramente, durante la prima ondata del maledetto virus nello scorso mese di febbraio, Maurizio Borghetti è tornato a dire la sua, diretto e concreto, in materia di Coronavirus. Ecco il suo post…

Sul Corriere della Sera di sabato 23 gennaio si parla del calcolo dell’Rt in Lombardia e sui guariti contati come positivi. Su questo tema fin da marzo del 2020 ho (ripetutamente) espresso un concetto che non si è mai voluto considerare, come sempre nel mio piccolo, senza pretendere di aver ragione ma convinto della sua bontà. Almeno localmente (e nelle altre sedi di cui ho potuto conoscere il dato) la quantità e l’entità delle polmoniti rilevate con Tac ha dimostrato di offrire un efficace contributo per una valutazione dell’andamento e della gravità della epidemia rispondente alla realtà effettiva e, di pari passo, un utile apporto alla consistenza delle previsioni. Penso lo possa testimoniare chi mi ha (pazientemente) seguito. Questo perché il SARS-CoV-2 si distribuisce ampiamente nella popolazione, in larghissima parte non causa sintomi importanti, inizia ad essere pericoloso quando attacca il polmone e l’unica indagine che abbiamo per rilevare con buona precisione presenza e gravità della polmonite Covid19 è la Tac. Oggi non è più impossibile comunicare centralmente in tempi brevissimi i dati giornalieri dei vari ospedali e elaborarli altrettanto velocemente. 
Se questo fosse stato fatto, credo che avrebbe aiutato a definire meglio il livello di provvedimento più consono alla realtà nelle diverse zone, bypassando alcuni noti limiti della valutazione pressoché basata unicamente nei vari conteggi, grafici, curve statistiche ecc sul numero e sull’esito dei tamponi.
Non è mai troppo tardi, diceva il famoso maestro Manzi. 
La sua considerazione è valida tutt’ora. 
Chi vuole intendere, intenda e… Dai Burdèl che ghe la fèm …
Così postò sulla sua pagina Facebook Maurizio Borghetti, medico radiologo, informatore scientifico e DocRock d’Italia.
Stefano Mauri

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Stefano Mauri

Stefano Mauri nato a Crema nel gennaio 1975, mese freddo e nebbioso per eccellenza. E forse anche per questo, per provare a guardare oltre la nebbia e per andare oltre le apparenze, con i suoi scritti prova a provocare, provocare per ... illuminare. Giornalista Free Lance, Sommelier, Food and Wine Lover, lettore accanito, poeta e Pierre appassionato, Stefano Mauri vive, lavora, scrive, degusta, beve e mangia un po' dappertutto. E ovunque si prefigge lo scopo di accendere se non una luce, beh almeno un lumino, che niente è come sembra, niente. Oltre a collaborazioni col mondo (il virtuale resta una buona strada, ma non è La Strada) web, Stefano Mauri, juventino postromantico e calciofilo disincantato, collabora con televisioni, radio e giornali più o meno locali. Il suo motto? Guardiamo oltre, che dietro le apparenze si cela il vero mondo.

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