Salutesocietà

Maurizio Borghetti: “Le Tac, lo dicono da aprile: il coronavirus è meno aggressivo”

Bisogna sempre tenere la guardia alta, ma i dati confortanti mettono ottimismo

Il radiologo Maurizio Borghetti sta lottando in prima linea  all’ospedale di Crema contro il coronavirus dallo scorse mese di febbraio. E tanto durante il lockdown, quanto adesso, via social ha sempre spiegato il modus operandi del Covid-19. E il suo è stato un servizio illuminante, fuori dal coro, per la collettività. Ecco di seguito il suo nuovo intervento …

 

Leggo di tutto su questa pandemia, imparo ragionando, la vivo nella mia linea (che sia la prima, o no, non è importante) ma preferisco scrivere qui. Preferisco parlare con chi…immagino avrei potuto essere al suo posto. Pur con le dovute necessarie norme di rispetto e riservatezza a cui ciascuno si deve attenere, ritengo che i social abbiano reso la comunicazione e l’informazione più ampia e democratica, potendo bypassare le modalità di arruolamento negli articoli, nelle riviste, nei grandi giornali, nelle grandi TV eccetera.  Un po’ come è stato l’avvento di Youtube per la musica. O delle piattaforme radio ‘libere’ in internet.

In due mesi e mezzo a Crema abbiamo fatto più di tremila Tac torace per Covid e sospetti Covid, alla ricerca delle polmoniti, per valutare la loro estensione, per controllare il decorso. È quindi evidente che la Tac sia stata ampiamente utilizzata: e non sono il solo oggi a sottolinearne la validità e il rapporto col buon numero di falsi negativi dei tamponi. Ricordo di aver scritto sui social, lo scorso 13 aprile che le Tac nuove positive si erano sensibilmente ridotte (da 60-80 o più al giorno a 10 o meno ) e il post era stato ripreso dai mass media locali titolandolo come “il virus che ha perso forza”. Ebbene, senza la pretesa di essere considerato a tutti i costi un articolo scientifico, quello fu il primo intervento “mediatico” a indicare un sensibile cambiamento della incidenza di malattia, quello che poteva maggiormente interessare la gente chiusa in casa. Avrebbe potuto anche interessare altri, nessuno ha posto veti. Le modalità di approccio per diagnosi, ricovero e cura extra-ospedaliera non mi pare fossero sostanzialmente diverse, né al periodo precedente né a quello successivo. 

Da allora si è verificato il progressivo miglioramento della situazione per arrivare infine al contenimento attuale anche del numero dei decessi. Non pretendo, di aver ragione, ma fino a prova contraria il nodo centrale resta, secondo me, l’incapacità della epidemia virale di provocare, a un certo punto e con la stessa intensità e gravità, la polmonite interstiziale, diagnosticata con buona precisione dalla Tac. Il mondo scientifico è giusto ed è bene vada a valutare e studiare tutto quanto, verificando ogni possibile aspetto, ma non può prescindere da questo dato. E se l’ipotesi e, o la conclusione di un processo di valutazione non concordano, penso che possano avere un qualche difetto… sempre fino a prova contraria.

Dai Burdèl che ghe la fèm…

 

Così postò sulla sua pagina Facebook, Maurizio Borghetti, DocRock d’Italia…

Stefano Mauri

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Stefano Mauri

Stefano Mauri nato a Crema nel gennaio 1975, mese freddo e nebbioso per eccellenza. E forse anche per questo, per provare a guardare oltre la nebbia e per andare oltre le apparenze, con i suoi scritti prova a provocare, provocare per ... illuminare. Giornalista Free Lance, Sommelier, Food and Wine Lover, lettore accanito, poeta e Pierre appassionato, Stefano Mauri vive, lavora, scrive, degusta, beve e mangia un po' dappertutto. E ovunque si prefigge lo scopo di accendere se non una luce, beh almeno un lumino, che niente è come sembra, niente. Oltre a collaborazioni col mondo (il virtuale resta una buona strada, ma non è La Strada) web, Stefano Mauri, juventino postromantico e calciofilo disincantato, collabora con televisioni, radio e giornali più o meno locali. Il suo motto? Guardiamo oltre, che dietro le apparenze si cela il vero mondo.

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