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La Juventus incompleta, mister Max, giocatori, dirigenti e tifosi poco … Allegri

 

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Dipinta da tutti e descritta, per certi versi rimane comunque fortissima (ma il pari col Siviglia e il Ko con l’Inter fanno rumore), come la squadra da battere, questa Juventus, forse un pochino presuntuosa e troppo piena di sé, sin qui ha esibito più ombre nere che bianche. E l’amministratore delegato Marotta e mister Max assai poco … Allegri, beh non sono esenti da colpe.

Sì perché la società, giustamente badando al budget, in meno di un anno, vedendo al miglior offerente, quando però forse bisognava guardare a chi poteva dare qualcosa in cambio, ecco ha lasciato partire i vari Vidal, Pirlo e Pogba, di fatto, annientando uno dei reparti nevralgici più forti d’Europa. Particolare non indifferente, alla fine, nessuno, che il forte e infortunato Marchisio ha un ruolo tutto suo, dei tre tenori bianconeri alla fine è mai stato sostituito sul serio: su tutti Pogba, con Marotta e Paratici (professionisti stupendi ma l’estate scorsa … qualcosina hanno “cannato”, ndr) che si sono visti, colpevolmente sfumare, a turno i vari Rakitic, Matiudi, Witsel e Sissoko. Senza dimenticare che pure la posizione di Mandzukic andava soppesata meglio e Pereyra meritava di restare. No?

E adesso, aspettando il calciomercato di gennaio urge recuperare al meglio gli infortunati Marchisio (rientro a novembre), Mandragora (gennaio?) e Sturaro (arruolabile finalmente) sperando che mister Max Allegri azzardi un modulo diverso dall’anacronistico, non sempre funziona,  3 – 5 – 2 e soprattutto inizi a dar fiducia periodica, senza tentennare, ai vari Higuain, Pjaca, Lemina, Pjanic, Cuadrado ed Alex Sandro.

Ergo nessun dramma, avanti tutti a testa bassa col coltello tra i denti a partire, mercoledì dal Cagliari, match da vincere provando appunto un altro schema che senza Marchisio, l’impressione è che oggi mettere un centrocampo a 5 con gli (questi) uomini attuali, poco incisivi nella fase difensiva e troppo approssimativi in quella offensiva, alla lunga non appaghi e tantomeno … paghi.

Stefano Mauri

 

 

 

 

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Stefano Mauri

Stefano Mauri nato a Crema nel gennaio 1975, mese freddo e nebbioso per eccellenza. E forse anche per questo, per provare a guardare oltre la nebbia e per andare oltre le apparenze, con i suoi scritti prova a provocare, provocare per ... illuminare. Giornalista Free Lance, Sommelier, Food and Wine Lover, lettore accanito, poeta e Pierre appassionato, Stefano Mauri vive, lavora, scrive, degusta, beve e mangia un po' dappertutto. E ovunque si prefigge lo scopo di accendere se non una luce, beh almeno un lumino, che niente è come sembra, niente. Oltre a collaborazioni col mondo (il virtuale resta una buona strada, ma non è La Strada) web, Stefano Mauri, juventino postromantico e calciofilo disincantato, collabora con televisioni, radio e giornali più o meno locali. Il suo motto? Guardiamo oltre, che dietro le apparenze si cela il vero mondo.

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