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Intervista a Cisco – I Dinosauri e i giorni della rabbia

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Qualche mese fa un amico di Rovolo mi ha fatto assaggiare un nocino fatto da lui, ed era una bomba: vellutato veleno scuro che scendeva in gola come lava secca. Una girandola di sapori speziati.
Poi, l’altro giorno, ho comprato una bottiglia di nocino al supermercato. Una bottiglia persino costosa, aggiungo. E’ alcol puro, nero come la notte, piombato nel midollo. Un nocino senza sentimento.
Pronto? Sono Cisco.”
Ed è strano trovarsi dall’altra parte della linea un personaggio simile. Un uomo che non si è mai tradito, che non si rassegna, un “gigante” quasi ignaro di essere tale.
Perché, diciamocelo chiaro, i Modena City Ramblers hanno segnato un’epoca. Negli anni novanta ci hanno fatto sognare, ci hanno fatto cantare e PARTECIPARE. Ci hanno dato l’impressione che il mondo potesse cambiare anche grazie alle nostre voci, sotto, a fare il coro.
Cisco, il leader indimenticato, ora cammina sulle sue gambe. In realtà già da un pezzo, da quando, forse, si è reso conto che una voce come la sua valeva come un’orchestra.
Le sue storie sono le stesse, anche se la barba si è ingrigita e gli occhiali hanno forse peccato di diottrie.
Lui, il Compagno Cisco, l’amico Cisco, è rimasto lo stesso.
A distanza di un anno dal suo quarto disco d’inediti da solista “Matrimoni e Funerali” (ascoltate, tra gli altri, il pezzo Per te Soltanto per comprenderne l’immenso valore) arriva, attraverso il democratico e attuale crowdfunding, il grande album I DINOSAURI, scritto e realizzato assieme a due vecchi amici dei tempi dei MCR, Alberto Cottica e Giovanni Rubbiani.

Cisco, perché il crowdfunding? Chi te l’ha fatto fare?”
“Perché oggigiorno i numeri sono talmente bassi che le case discografiche non hanno più ragione d’esistere. O sei Lady Gaga, e quindi garantisci milioni di copie, oppure vendi poco. Proprio per questo il crowdfunding, secondo me, nobilita quello che realizzi coinvolgendo le persone in prima persona.”
“Oppure, com’è successo a Nada che si è trovata con un pezzo di dodici anni fa in classifica dopo un passaggio in tv nella serie The Young Pope di Sorrentino.”
“Se hai culo di capitare in una situazione del genere, non è male.”

Ed ecco Cisco, alias Stefano Bellotti, in un sottofondo di piatti all’ora di pranzo svelarsi a noi, fans, lettori e semplici “passanti”.

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Nel vostro ultimo disco, ma forse in tutti i tuoi ultimi lavori, mi sembra di percepire una consapevolezza che gli anni sono passati. Che la visione alla Transamerika si sia un po’ persa. Cos’è cambiato?

Tante cose. La vita ti porta a cambiare, a fare nuove esperienze e quindi a ragionare in un altro modo. A vent’anni pensi di poter affrontare tutto di petto e di voler cambiare il mondo. Oggi, che di anni ne ho quasi cinquanta, sono più riflessivo. Sono più attento ad espormi. Questo non vuol dire che non sono disposto a fare dei cambiamenti, al contrario. Ho sempre detto, quand’avevo vent’anni, che mi facevano paura quei giovani che ragionavano come anziani ma ancora di più gli anziani che ragionavano come dei giovani. E ora, i sessantenni che vogliono fare i rivoluzionari ventenni, mi fanno ridere.

Il pezzo “figurine”, del nuovo album, mi ha ricordato molto Quarant’anni dei Modena, forse un po’ più rassegnata.

No, guarda. Non c’è affatto rassegnazione. Alcuni l’hanno erroneamente letta come l’esaltazione di un periodo storico che per me, mi riferisco agli anni novanta, ha rappresentato il desiderio di un cambiamento che poi purtroppo non c’è stato. Ci siamo messi in gioco. Citando il grande Eduardo Galeano, quel vissuto rappresentava per noi l’utopia che si sposta ogni volta che le ti avvicini, come l’orizzonte. Ma in fondo l’importante è stato l’aver camminato verso quell’orizzonte.

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Tu, Cottica e Rubbiani siete I DINOSAURI. Per i ragazzi di oggi, forse, lo siete davvero.

Sicuramente. Noi siamo di un’altra era geologica. Poi c’è gente che è ancora più “dinosauro” di noi ma riesce a coinvolgere i giovani come Gianni Morandi che, mi dicono, essere una star sui social. Ma, per essere concreti, negli ultimi anni va molto di moda il rap e i gruppi come potevano essere i CSI o gli stessi MCR, nel gioco delle cose, si sono purtroppo un po’ persi. I cantautori impegnati, i vecchi maestri, quelli che ci mettevano la faccia, non vengono più percepiti in maniera adeguata, anche forse per l’avvento dei vari “talent show”.

“La geografia è destino. La terra su cui cresciamo fa di noi quello che siamo.” Questa strofa di “Nostra signora di nebbia e zanzare” sembra racchiudere in sé il vero senso dell’immigrazione e della relativa accoglienza.

Anche. A seconda di dove nasci e cresci, le cose che vedi da bambino e che ti formano, alla fine, ti segnano per tutta la vita. Se un bambino figlio di genitori magrebini nasce e vive a Carpi, in provincia di Modena, per quel che mi riguarda sarà sempre un italiano a tutti gli effetti, ma con il pregio di non avere un’unica sensibilità dettata dalle radici ma potenzialmente, grazie alla sua multietnicità, capace di cambiare le cose in meglio per questo paese. Ecco, io scommetterei di più su queste nuove generazioni rispetto a quelle che crescono nella propria valle, con il proprio dialetto e buttano fuori il naso una volta all’anno solo per andare a puttane nel night club.

Ti senti più “Contessa” o “Dolce Rivoluzionaria”?

Ovviamente, pur non essendo autore di nessuno dei due pezzi, posso dirti che mi sento semplicemente una persona matura che crede ancora fortemente nel cambiamento. Nella lotta quotidiana per migliorarsi e per cercare di migliorare il paese in cui vivo. La cosa che m’infastidisce è la rinuncia e, citando Gramsci, l’indifferenza. La cosa che si deve iniziare a fare è smettere di pensare al nostro paese come vittima della mafia, in tutte sue “forme”, e lottare affinché lo sia sempre meno. Bisogna lottare contro i soprusi, contro le poste che non funzionano, contro la sanità che ti uccide in ospedale, contro la mediocrità al governo. Più andiamo avanti senza agire, più sarà peggio. Questa cosa, per i miei figli e per chi verrà dopo, non la sopporto.

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Cosa resta della vecchia Emilia, quella delle osterie e dei racconti partigiani? I recenti fatti di Goro, in provincia di Ferrara, fanno paura. Specie perché avvenuti nella storicamente “rossa e tollerante” Romagna.

Ti sbagli. La “rossa” Emilia non esiste più e non so se sia mai esistita. L’ho anche cantato in una canzone, qualche anno fa. Si è mitizzata troppo, anche da gente che non ci era cresciuta, come ad esempio da Nanni Moretti nel cinema. Anche la faccenda a cui ti riferisci, sinceramente, penso non sia imputabile esclusivamente ad una questione di razzismo. Io penso che sia stato il frutto di anni e anni di paura trasmessa attraverso la televisione, i giornali, i politici. Si è creata, volutamente, una diffidenza nei confronti del “diverso”. Dovremmo farci tutti un esame di coscienza chiedendoci il perché di questa situazione. Forse perché, a qualcuno, conveniva fosse così.

Piccola peste, giovane canaglia, gioca tutto il tempo che vuoi. Grida forte, ridi tanto, corri più lontano che puoi. Tanto i giorni del fuoco e della rabbia arriveranno, poi” canti in un pezzo dell’ultimo album. Da padre cosa canti ai tuoi figli per farli addormentare e cosa speri per loro?

Ovviamente spero di lasciargli un mondo migliore di quello che stiamo vivendo ma, sempre di più, ho dei dubbi. Perché, io che sono un ottimista di natura, sto diventando un pessimista. Ai miei figli canto poco, in realtà. Il più piccolo lo addormento cantando “bella ciao” perché me la chiede in continuazione. Però, per fortuna, quest’ultimo album li ha conquistati. Ascoltano spesso “Figurine”, “I giorni della rabbia” e “I Dinosauri”. Quindi, almeno per quel che riguarda loro, un successo l’ho ottenuto di sicuro.

Cosa vorresti si dicesse quando, tra cento anni, i “Dinosauri” si estingueranno?

Guarda, è una cosa che ho in mente da una vita. Per quel che mi riguarda, quel giorno, mi piacerebbe venisse detto: una persona che cantava in quel modo non poteva essere del tutto cattiva. Mi piacerebbe pensare di aver fatto qualcosa di utile per questo paese, per la gente che mi ha seguito, e di aver reso meno amara la vita a qualcuno facendogli compagnia con la mia voce

Cosa ne pensi del premio Nobel a Bob Dylan? Leonard Cohen ha dichiarato “E’ stato come dare al monte Everest una medaglia perché è la montagna più alta del mondo”.

Sono stato davvero contento. E’ stato come dare un nuovo valore alla musica, spesso considerata una forma d’arte cosiddetta minore, associandola alla poesia o la letteratura vera e propria. Io ne trovo almeno altri cinquanta di musicisti meritevoli di un simile riconoscimento e quello che ha citato tu, Cohen, è uno di questi. Capisco, però, che per le “istituzioni letterarie” sia stato un duro colpo, ma il mondo negli ultimi sessant’anni è cambiato. E magari, speriamo, qualche politico illuminato riesca a considerare ora la musica non più solo con uno svago ma come una vera e propria forma d’arte. Considera che l’Iva sui dischi è al 22% e quella sui libri al 4. Capisci come le cose vengano considerate in maniera diametralmente opposta? Speriamo davvero che il Nobel a Dylan faccia aprire gli occhi a qualche politico meno stupido degli altri.

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Quando partirà il tour de I Dinosauri?

Purtroppo, siccome i due miei soci Giovanni e Alberto non suonano per mestiere e il secondo vive a Bruxelles, abbiamo deciso di concentrare i concerti in due mesi, tra febbraio e marzo 2017, in luoghi in cui poter assistere stando anche seduti. Abbiamo già fissato una dozzina di date che comunicheremo a breve e stiamo lavorando per poter toccare più città possibili nel poco tempo a disposizione.

“Ok, abbiamo finito. Immagino sia stata una rottura di palle interminabile per te. Ma per me è stato davvero emozionante.”
“Affatto. E’ stata una bella chiacchierata, Ale. Spero di esserti stato utile.”
“Non sai quanto, amico mio.”

Ed è così che, con un ultimo “buon appetito” soffocato dal “suono acciottolante che fanno i piatti” sul tavolo, Cisco chiude la comunicazione.
Resta una sensazione da pastello, come un ricamo sul muro della memoria. Resta il profumo di un’Emilia che forse non c’è mai stata, del vino che scorre a fiumi macchiando per sempre la pagina che state leggendo. Resta nelle orecchie una delle più belle voci italiane, nelle note e nelle parole.
Resta uno degli ultimi eredi di quel “mondo piccolo” da raccontare.
Cos’altro?
Restano le “cose che porto con me, non sono tante, le più importanti. Zaino e cartoline, dischi e monetine, i souvenir di viaggio e, naturalmente, Te.”

Alex Rebatto

 

La PAGINA UFFICIALE di Cisco

L’album de I DINOSAURI

I DINOSAURI, il nuovo album di Cisco, Alberto & Giovanni

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Chi è Alex Rebatto

Alex Rebatto, classe 1979. Ha collaborato nei limiti della legalità con Renato Vallanzasca ed è stato coautore del romanzo biografico “Francis”, sulle gesta del boss della malavita Francis Turatello (Milieu editore), giunto alla quarta ristampa. Ha pubblicato il romanzo “Nonostante Tutto” che ha scalato per mesi le classifiche Amazon. Per Algama ha pubblicato il noir "2084- Qualcosa in cui credere"

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