Salutesocietà

Fondazione Benefattori Cremaschi: “Ecco come stanno le cose da noi”

Prima dell'intervista ad Antonio Macrì a Crema, per la Fbc nessun problema

Dopo l’intervista su Fronte del Blog di Stefano Mauri al figlio di due pazienti della Fondazione Benefattori Cremaschi arriva il comunicato stampa dell’ente: “La città sta rispondendo in maniera straordinaria e generosa alla nostra richiesta di aiuto”

 

Nei giorni scorsi a Crema, città lombarda in provincia di Cremona martoriata dal coronavirus, la dottoressa Baruelli, presidente della Fondazione Benefattori Cremaschi, ente che patrocina la struttura cremasca del Kennedy, con la seguente nota ad hoc (anche per placare le polemiche circolanti in città) aveva precisato di essere sul pezzo e nella massima regolarità, nonostante il Covid 19.

Poi è arrivata la nostra intervista, richiesta dal signor Antonio Macrì, figlio di pazienti ricoverati proprio al Kennedy e pubblicata sabato scorso 28 marzo…

La Fondazione Benefattori Cremaschi nella persona della presidente Bianca Baruelli, preso atto di una serie di affermazioni e dichiarazioni che si sono susseguite negli scorsi giorni relativamente alla emergenza Covid19, con questa nota intende aggiornare media locali e opinione pubblica sulla attuale situazione dell’Ente.

La cura della fragilità è da sempre nel cuore di Fbc, la pratica da sempre nei confronti dei propri ospiti ma in questo frangente la vuole allargare ai cremaschi tutti, già messi a dura prova dalla attuale emergenza. Pensiamo in particolare alle famiglie coinvolte che hanno i propri cari ricoverati nelle due strutture di via Kennedy e di via Zurla, oltre ai nostri Operatori che a tutti i livelli si stanno adoperando con dedizione, competenza e professionalità, esprimendo allo stesso tempo una delicatezza e umanità rara.

Nei scorsi giorni sono passati sui media locali e non solo, messaggi e appelli che, immaginiamo, abbiano creato tensione se non aggravato il senso di incertezza che tutti noi già quotidianamente viviamo, e per questo motivo ci sembra doveroso fare chiarezza. Ma andiamo per punti:

La richiesta di Ats di mettere a disposizione posti letto, è arrivata e ci siamo attivati per predisporre fino a 20 posti per i pazienti Covid19 in dimissione dagli ospedali, ma non ancora negativizzati, ovvero bisognosi ancora di cure estensive. La cura di questi malati non finisce con la fase acuta, il virus infatti lascia numerosi strascichi, con un periodo di ripresa e riabilitazione lungo che non può essere sostenuto dai nostri ospedali in piena emergenza.

Tuttavia al momento è solo una richiesta sul tavolo di cui si è preso atto, e questo è un fatto. Prima di dare seguito alla richiesta lo staff medico, insieme alla direzione generale e sanitaria valuteranno attentamente, come stanno già facendo, tutti gli aspetti della questione, ben consapevoli della delicatezza della decisione.

L’Rsa di via Zurla non è stata mai oggetto di valutazione rispetto alla richiesta di Ats, consapevoli della criticità degli equilibri in una struttura del genere che ha finalità altre, di natura socio-assistenziale e non socio-sanitaria, come per esempio la struttura di via Kennedy.

Abbiamo inoltre letto, e questo ci addolora non poco, di ipotizzate mancate attenzioni rispetto alla salute e sicurezza dei nostri preziosi operatori, con riferimento alla penuria di presidi sanitari ed equipaggiamento per lavorare protetti e in serenità. Fin da principio la struttura si è adoperata per recuperare i dispositivi sanitari adatti e che purtroppo data la frequenza di cambio, non sono mai abbastanza. Di qui l’opera di sensibilizzazione con la raccolta fondi e la quotidiana “caccia alle mascherine”, che sino a oggi non sono mai mancate.

Tamponi sì, tamponi no: anche su questo argomento abbiamo letto di tutto. Le disposizioni di Ats impongono di fare i tamponi ai soli sintomatici, pertanto nelle giornate del 13 e 14 marzo (prima non è stato possibile poiché i tamponi non erano disponibili) abbiamo provveduto con nostro personale a effettuarli sia sugli operatori che sui pazienti sintomatici. E stiamo monitorando le varie situazioni in accordo con la sorveglianza sanitaria di Ats, questo perché sentiamo grande la responsabilità verso la comunità tutta e in particolare verso i nostri dipendenti e ospiti.

Segnalazioni dei famigliari che fanno fatica a mettersi in contatto con i propri cari all’interno delle nostre strutture: è una delle cose più dolorose di questa situazione, la separazione dai propri cari. Anche in questo caso ci sono questioni organizzative che stiamo affrontando e ci stiamo attrezzando, rafforzando il centralino che fa un lavoro straordinario per smistare le chiamate, dotandoci di dispositivi ulteriori per la comunicazione (smartphone e tablet, ecc). Presto anche di questo daremo notizia, riservando fasce d’orario precise anche per i consulti con i medici di riferimento. Cogliamo qui l’occasione per ringraziare pubblicamente la Croce rossa di Crema, che ci ha messo a disposizione due magnifici tablet per i collegamenti fra ospiti e familiari!

La situazione è straordinaria e sta richiedendo a tutte le strutture riabilitative e Rsa del territorio uno sforzo e una dedizione straordinaria a cui volentieri e con determinazione stiamo rispondendo tutti nessuno escluso, ma nel fare questo abbiamo bisogno del supporto e del buonsenso di tutti, proprio perché in ballo ci sono le fasce più fragili della popolazione (i nostri Anziani), fin da principio bersaglio prediletto di questo virus insidioso.

Vi chiediamo pertanto collaborazione e rispetto del lavoro di tutti. La città sta rispondendo in maniera straordinaria e generosa alla nostra richiesta di aiuto e presto avremo modo di ringraziare tutti i donatori, piccoli e grandi, che con contributi in denaro o in strumentazioni, si stanno adoperando!

Ne usciremo ne siamo certi, ma per riuscirci dobbiamo farlo tutti insieme!

 

Stefano Mauri

 

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Stefano Mauri

Stefano Mauri nato a Crema nel gennaio 1975, mese freddo e nebbioso per eccellenza. E forse anche per questo, per provare a guardare oltre la nebbia e per andare oltre le apparenze, con i suoi scritti prova a provocare, provocare per ... illuminare. Giornalista Free Lance, Sommelier, Food and Wine Lover, lettore accanito, poeta e Pierre appassionato, Stefano Mauri vive, lavora, scrive, degusta, beve e mangia un po' dappertutto. E ovunque si prefigge lo scopo di accendere se non una luce, beh almeno un lumino, che niente è come sembra, niente. Oltre a collaborazioni col mondo (il virtuale resta una buona strada, ma non è La Strada) web, Stefano Mauri, juventino postromantico e calciofilo disincantato, collabora con televisioni, radio e giornali più o meno locali. Il suo motto? Guardiamo oltre, che dietro le apparenze si cela il vero mondo.

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