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Francesco Martelli intervistato da Roberta Tosetti: Italia… credici e riparti dalla Bellezza

Ripartire dalla moda, dalla cultura, dall'arte e dall'enogastronomia per non perdere altro tempo

 

 

Ecco a seguire, l’intervista, raccolta dalla giornalista (per il sito ecodelpopolo.it), nonché Donna del Fare e consigliere comunale con Delega alla Cultura a Soncino, Roberta Tosetti a Francesco Martelli (nella foto è ritratto col compianto Philippe Daverio) da Crema, direttore della Cittadella degli Archivi a Milano. Ha fatto bene l’intraprendente Roberta a dare la parola all’eccellente Martelli, bella persona illuminata, fuori dal coro (sarebbe un bel sindaco per la capitale del Granducato del Tortello, o per qualsiasi città italiana, se soltanto qualcuno volesse interpellarlo), squarciante tra i primi a intendere la vera Bellezza Italica (arte, cibo, cultura, moda, vino, movida che non è e mai sarà il male assoluto) come risorsa su cui puntare.

Francesco Martelli è un’eccellenza del territorio cremasco. Ora vive a Milano, ha un ruolo importante come direttore della Cittadella degli Archivi di Milano. Competente. Mitteleuropeo. Capace e brillante, incarna i sogni e le aspirazioni di ogni giovane che desideri trasformare la sua vita in una splendida ascesa. Ora è anche docente di archivistica e archivistica digitale presso l’università degli Studi di Milano. Eppure, nonostante questa sua splendida carriera, è rimasto umile. Confesso di aver avuto quasi timore ad incontrarlo, tramite l’amico sindaco Antonio Grassi. Lui, invece, il direttore è stato subito molto gentile, disponibile e attento a ogni richiesta. Ricostruiamo con lui la sua carriera: 

Dopo la laurea in economia finanziaria e il tirocinio da commercialista sono approdato al Comune di Milano prima come assistente dell’assessore al bilancio e poi nello staff del Sindaco Moratti. Arriva la Giunta Pisapia e passo due anni alla strategica Direzione Società Partecipate del Comune, ma i miei pregressi troppo stretti con la Giunta Moratti si fanno sentire e accetto la sfida/esilio della Cittadella degli Archivi: un cambiamento professionale radicale (non certo una promozione), una struttura nuova di zecca ma con molte incognite: un “cul de sac” o una grande opportunità, 50% di probabilità di riuscita, 50% di rimanere completamente fuori dai giochi. 

Giovane e posto rilevante: come si commenta questa frase? 

In realtà io ormai mi sento un po’ un vecchio di un posto giovane…! Cittadella l’ho vista crescere, ed ho anche avuto la fortuna di poterle dare un taglio molto personale… Questi otto anni sono stati così intensi che mi pare di esserci da sempre. E del resto, Cittadella ha comunque solo 10 anni di vita, quindi ne ha un quarto dei miei! Non credo ci sia un’età per gestire un luogo complesso o importante, ma solo la capacità di saperlo fare o no. L’Italia è un paese purtroppo in cui contano più gli anni dei talenti…e direi che si vede fin troppo (male). L’esperienza è molto importante certo, ma nel mondo di oggi contano molto di più la velocità, l’apertura mentale e la capacità di adattamento, che sono molto più dei giovani. 

Che consigli darebbe ai giovani che iniziano la loro carriera? 

A parte i parenti stretti, nessuno ti regala niente, e che sei bravo nessuno è tenuto a saperlo. Quello che vorresti per te nella situazione di oggi è molto più difficile di ieri, domani sarà molto più difficile di oggi. I sogni sono una gran bella cosa, ma è l’immaginazione la vera chiave di un successo: vedere una cosa come potrebbe essere e farla diventare tale. E mai dimenticare che a volte le occasioni migliori sono proprio negli imprevisti o là dove non saresti voluto capitare. Diceva lo Steiner de La Dolce Vita che ciò che conta è l’armonia dell’opera d’arte riuscita: ecco, le cose riuscite da qui in avanti saranno molto più importanti delle carriere riuscite (di queste credo che ne vedremo pochine…). Tradotto: qualunque cosa fai falla bene, con tutto il talento e le capacità che hai, il resto è un mix di destino e intelligenza. Escludiamo gli spregiudicati e i leccapiedi, quelli vanno sempre avanti, ma sono qualità che bisogna avere dalla nascita, non si imparano…

Francesco Martelli e Philippe Daverio

Uno sguardo anche al passato politico, periodo nel quale è stato capogruppo di Forza Italia a Crema

Dieci lunghi anni più amari che dolci, più brutti che belli, ma che mi hanno insegnato tanto degli uomini e di come funziona (e non funziona) il nostro Paese. La consiglio a tutti ma senza troppe aspettative: va presa più come una esperienza formativa e un contributo che come un percorso idealistico o una carriera. Poi se è destino magari diventa un mestiere o addirittura una vincita al lotto, ma oggi più che mai dipende da fattori imprevedibili e oggettivamente poco confortanti. Arbasino diceva che “le carriere degli italiani si dividono in tre: brillante promessa, solito stronzo e venerabile maestro. Io non sono massone e sono piuttosto simpatico, quindi non mi restava che la brillante promessa. E tale in politica sono rimasto!  

Per chiudere: quali sono e saranno i progetti futuri Post Covid? 

Cittadella viaggia spedita verso il raddoppio: il Milan Metropolitan Archives, un sogno rincorso con pervicacia per 4 anni e ormai al via, l’archivio meccanizzato più grande d’Europa. C’è lavoro per altri dieci anni. Ma c’è un mondo in totale cambiamento di rotta, e un modello di società che si sta sostituendo ad un altro a colpi di pandemia (anche digitale) … Troppo difficile dire come sarà per escludere un cambiamento di rotta anche per me. Non siamo più il “Bel Paese” di 100 o 50 anni fa, ci siamo fatti tanto male, tanto è vero che guardiamo al Nord Europa che è rimasto più “intatto”, ma l’Italia può offrire ai tanti nuovissimi ricchi di tutto il mondo come si mangia, come ci si veste, come ci si diverte e cosa è veramente “il bello”. È la nostra unica carta da giocare in un mondo che sarà più difficile, più chiuso, più elitario e con meno benessere diffuso. Non è detto che sia una carta più facile da giocare in una grande città…magari riesce meglio nelle tante bellissime province italiane, anche per me. 

 

Così parlò, il Francesco Martelli, alla Roberta Tosetti: quando la cultura densa si mette in moto, per la fluidità effimera sono dolori …

 

Due parole su questo sito blank

Stefano Mauri

Stefano Mauri nato a Crema nel gennaio 1975, mese freddo e nebbioso per eccellenza. E forse anche per questo, per provare a guardare oltre la nebbia e per andare oltre le apparenze, con i suoi scritti prova a provocare, provocare per ... illuminare. Giornalista Free Lance, Sommelier, Food and Wine Lover, lettore accanito, poeta e Pierre appassionato, Stefano Mauri vive, lavora, scrive, degusta, beve e mangia un po' dappertutto. E ovunque si prefigge lo scopo di accendere se non una luce, beh almeno un lumino, che niente è come sembra, niente. Oltre a collaborazioni col mondo (il virtuale resta una buona strada, ma non è La Strada) web, Stefano Mauri, juventino postromantico e calciofilo disincantato, collabora con televisioni, radio e giornali più o meno locali. Il suo motto? Guardiamo oltre, che dietro le apparenze si cela il vero mondo.

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