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Hubner, (avete letto il suo libro?), sulla Gazza d’Italia elogia i preparatori atletici

Dario Hubner, ex Re dei bomber operai elogia la preparazione atletica moderna

 

 

Premessa doverosa: se non avete ancora letto il libro, scritto da Tiziano Marino con Dario Hubner, “Mi chiamavano Tatanka” (edizioni Baldini e Castoldi), beh leggetelo adesso, che la storia del Bomber operaio di provincia Hubner, ecco va letto tutta d’un fiato. Detto questo, nei giorni scorsi, intervistato dal quotidiano La Gazzetta dello Sport, precisamente mercoledì 15 luglio, beh l’ex centravanti goleador, cremasco d’adozione, così si è espresso, ricordano i suoi tempi calcistici, sottolineando, l’importanza, nel calcio attuale dei preparatori atletici e celebrando il Crotone allenato da Stroppa: <Il team calabrese segna tanto di testa. Stroppa ha un sistema portato a questo (3-5-2, ndr), con ottimi esterni come Gerbo e Molina che sfornano cross al bacio. Quando ho vinto la classifica cannonieri (per la cronaca: unico giocatore insieme a Igor Protti a riuscirci in serie A, B e C con Piacenza, Cesena e Fano, ndr) dovevo ringraziare gente come Di Francesco e Gautieri che mi giocavano sulle fasce. Merito sicuramente dell’attaccante, ma anche degli esterni che saltano l’uomo e pennellano a rientrare mettendo fuori tempo il difensore. Venendo a Simy, attaccante del Crotone, credo sia di massima importanza il ruolo del preparatore atletico. A differenza di quando giocavo io, i giocatori fanno molto più lavoro specifico sul fisico, sia per adattarlo al ruolo, sia per allungare la carriera. Perché attaccanti altri un metro e novanta che sono anche scattanti e veloci fanno ancora la differenza. Certo anche i difensori centrali si sono evoluti in quanto a scatto, rapidità, ma quando l’avversario ti punta e devi correre all’indietro e girarti … Prendiamo Haaland del Dortmund, uno che è quasi due metri, ma si muove come se fosse alto uno e cinquanta. Assolutamente devastante.> Così parlò, nel bel mezzo del mese di luglio, Dario Hubner, oggi opinionista televisivo e allenatore di una rappresentativa, in quel di Mantova, di speciali e meravigliosi ragazzi diversamente abili. Ah … che tempi quando il Tatanka gonfiava la rete. E quanti gol faceva.

Stefano Mauri

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Stefano Mauri

Stefano Mauri nato a Crema nel gennaio 1975, mese freddo e nebbioso per eccellenza. E forse anche per questo, per provare a guardare oltre la nebbia e per andare oltre le apparenze, con i suoi scritti prova a provocare, provocare per ... illuminare. Giornalista Free Lance, Sommelier, Food and Wine Lover, lettore accanito, poeta e Pierre appassionato, Stefano Mauri vive, lavora, scrive, degusta, beve e mangia un po' dappertutto. E ovunque si prefigge lo scopo di accendere se non una luce, beh almeno un lumino, che niente è come sembra, niente. Oltre a collaborazioni col mondo (il virtuale resta una buona strada, ma non è La Strada) web, Stefano Mauri, juventino postromantico e calciofilo disincantato, collabora con televisioni, radio e giornali più o meno locali. Il suo motto? Guardiamo oltre, che dietro le apparenze si cela il vero mondo.

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