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Che sacrifici i bambini nel lockdown. Rendiamogli giustizia noi adulti adesso

Covid e scuola.. che fare a settembre? La parola a Galmozzi, medico e assessore

 

Il dottor Attilio Galmozzi, oltre a essere un medico in prima linea al pronto soccorso dell’ospedale di Crema, quindi un professionista impegnato da mesi a combattere il Coronavirus, ecco è pure assessore alla Formazione e Innovazione sempre a Crema. E recentemente è tornato a parlare, ehm… a postare via social, proprio in tema di virus e scuola. Ecco cosa ha scritto…

Covid e scuola.. che fare a settembre? 
Settembre è dietro l’angolo. Insegnati e dirigenti scolastici sono alle prese con mille dubbi sulla ripresa delle lezioni : le indicazioni nazionali sono ancora incerte, i timori tanti, le incognite ancora di più.. 
Distanziamento? Patto di corresponsabilità? Didattica a distanza? Didattica all’aperto? Rientri il sabato? Tempo pieno addio? 
Eh sì, quesiti legittimi per carità.. ma proviamo a ragionare con calma.. sulle evidenze 
Il Covid si è attenuato : esistono ancora focolai numericamente significativi ma clinicamente poco impegnativi. Questo non significa che abbiamo vinto la guerra. Purtroppo comportamenti ancora irresponsabili e poca attenzione alle regole, troppa leggerezza sono causa di contagi non numericamente drammatici ma presenti. Soprattutto in Lombardia dove la “maglia nera” è ancora quasi un dresscode 
I bambini hanno bisogno di rientrare in sicurezza a scuola. E qui si apre il dibattito. Sicurezza dal punto di vista clinico? Certamente . Sicurezza dal punto di vista educativo? Molto di più.. necessità di riallacciare rapporti bruscamente interrotti? Beh.. ancora di più.. sui piatti della bilancia vanno messi rischi e benefici. I rischi non sono solo quelli infettivi.. sono quelli educativi, affettivi, di contesto, di gruppo, insomma sociali. E porca miseria non possiamo distogliere l’attenzione da questo aspetto: la condivisione di un luogo educativo è una necessità urgente per i bambini e per i ragazzi. Suvvia. Il post covid non è imparare a memoria Giulio Cesare o i Fenici: il post covid è riappropriarsi di luoghi, affetti e contesto di gruppo. Fanculo il Nilo e i suoi affluenti. Avranno la nausea tra pochi anni. Imparare a memoria date serve a cosa, quando la necessità è riprendersi in mano la vita e il contesto di gruppo? 
Serve sicurezza e servono spazi. E qui servono scelte. Sanità e scuola sono state le vittime dei governi degli ultimi 20 anni. Tagli verticali , orizzontali obliqui e tangenziali. Classi mega affollate, istituti che esplodono di alunni, spazi che ruotano sui laboratori  come le ochette da perdere al luna park. Servono investimenti, tanti, ingenti e mirati. Serve un piano nazionale di rilancio dell’ edilizia scolastica, servono insegnati adeguati numericamente e professionalmente, serve crescere una generazione che non ha paura del Covid, ma si preoccupi di sconfiggere l’isolamento e colmare un gap importante con il resto del mondo . Sfatiamo un tabù: scuole innovative con spazi aperti anche fuori dalle città, sono il futuro. Piantiamola di pensare alla scuola come azienda che più studenti ha più soldi arrivano. La complessità di un istituto si misuri sull’offerta e sulla capacità di innovarsi e di garantire la formazione di cittadini e cittadine, non piccoli o grandi robot. Bene la formazione locale, che calibri anche e non solo le esigenze del mercato locale. Queste bimbe e bimbi sono il futuro di una società, complessa e variegata, non solo pedine necessarie per il PIL. 
Quindi, intanto impariamo a rispettare le regole. A settembre osserviamo gli eventi, mascherine e disinfezione delle mani, capacità di leggere gli eventi per attuare eventualmente un piano B in tempi rapidi, servizi di igiene pubblica capaci di intervenire laddove potessero verificarsi potenziali contagi. Apriamo gli occhi, senza sottovalutare nulla, ma nemmeno anteponendo scenari apocalittici. Ma il buon senso e l’equilibrio quello sì. Durante il lockdown abbiamo chiesto ai bambini un grande, enorme sforzo. Ecco, adesso noi adulti rendiamo giustizia a questo loro sacrificio…
Così postò sulla sua pagina Facebook, nei giorni scorsi, il dottor Attilio Galmozzi.
Stefano Mauri

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Stefano Mauri

Stefano Mauri nato a Crema nel gennaio 1975, mese freddo e nebbioso per eccellenza. E forse anche per questo, per provare a guardare oltre la nebbia e per andare oltre le apparenze, con i suoi scritti prova a provocare, provocare per ... illuminare. Giornalista Free Lance, Sommelier, Food and Wine Lover, lettore accanito, poeta e Pierre appassionato, Stefano Mauri vive, lavora, scrive, degusta, beve e mangia un po' dappertutto. E ovunque si prefigge lo scopo di accendere se non una luce, beh almeno un lumino, che niente è come sembra, niente. Oltre a collaborazioni col mondo (il virtuale resta una buona strada, ma non è La Strada) web, Stefano Mauri, juventino postromantico e calciofilo disincantato, collabora con televisioni, radio e giornali più o meno locali. Il suo motto? Guardiamo oltre, che dietro le apparenze si cela il vero mondo.

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