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Il radiologo Maurizio Borghetti: “Ma è così difficile applicare sul coronavirus il Metodo Crema?”

Qualcosa nel modus operandi e nella letalità del Coronavirus pare sia mutato

Finalmente il Borghetti pensiero, in materia di Coronavirus inizia a raccogliere consensi e illustri pareri favorevoli, concordi, ecco cosa è successo recentissimamente. Il professor Alberto Zangrillo, primario del San Raffaele, medico personale del presidente Silvio Berlusconi e direttore della terapia intensiva, nei giorni scorsi, suscitando polemiche e reazioni positive e contrarie, ha dichiarato quanto segue:

Il Covid clinicamente non esiste più, sono tre mesi che sciorinano una serie di numeri che hanno evidenza zero.Qualcuno terrorizza il paese

Intervenendo poi sulle frequenze di Radio 24, interpellato da Alessandro Milan, Zangrillo non ha fatto alcuna marcia indietro, dichiarando…

Non sono assolutamente pentito, sono rinfrancato dalla forza della verità perché quello che ho detto non è che il virus è scomparso, come maliziosamente qualche testata ha messo nei titoli. Io sono certo che il virus sia ancora tra di noi, però ci sono tanti virus tra di noi. Io ho detto testualmente ‘il virus è clinicamente inesistente, scomparso’. Se uno omette il clinicamente per farmi del male, fa del male a sé stesso.

Io non invito i ragazzi a festeggiare nelle piazze senza mascherine abbracciandosi o baciandosi. Io invito alla prudenza e a osservare le norme di buonsenso che ci porteranno nel giro di un mese a dimenticarci del dramma che abbiamo vissuto. Quando dico queste cose le dico con un retropensiero molto doloroso a tutte le persone che non ce l’hanno fatta ai loro congiunti.

Da Crema, Maurizio Borghetti, radiologo esperto, ecco è dallo scorsa metà di aprile che si dice convinto, Tac alla mano, del fatto che il Covid-19 abbia perso in parte la sua forza devastatrice e modificato il suo modus operandi. e via social, a Zangrillo ha replicato così…

Premetto che sono d’accordo sulla necessità di prudenza in questa fase di indispensabili e giustificate riaperture alla vita normale e che le dichiarazioni del professor Zangrillo sono fin troppo ottimistiche sebbene confortate da dati ospedalieri molto incoraggianti (come ho descritto qui da metà aprile in poi). Non sono ‘sconcertato’ ma un po’ stupito dalle reazioni. Vedo che si continua imperterriti nella stessa direzione, fondata sull’equivoco del termine ‘caso’ a sua volta legato alla positività al tampone.
Se è vero che il virus non è scomparso, è altrettanto vero che sia diverso essere positivi ma con sviluppo di polmonite.
Infatti, il rischio per il quale si è ricorsi al lockdown è quello di malattia potenzialmente pericolosa; pur considerando la variabilità individuale, sintomi e malattia sono proporzionali alla carica virale; è nella malattia che il virus riesce maggiormente a replicarsi; è largamente condiviso che gli asintomatici hanno una carica virale meno aggressiva anche nella possibilità di contagio. 
Dire ‘caso’ crea equivoci. Visti i dati e la buona attendibilità offerti dalla tac e i vantaggi enormi dell’informatica, non mi vengano a dire che non sia possibile raccogliere le informazioni e correlarle agli altri dati. Si potrebbe rilevare e dire, come qui si è sempre fatto e indipendentemente dagli altri “numeri”, che al numero di contagi sono corrisposti un numero e una gravità sempre più bassi di malattia fino all’attuale sporadicità e scomparsa di casi gravi.
Il “metodo Crema” è così difficile da applicare? In tutto il casino di dati e dichiarazioni (legate anche ad una attuale e giustificata incompleta conoscenza di un virus e di una epidemia nuovi) non porterebbe un po’ di ordine, una possibilità di valutazioni più corrette, una guardia un po’ più alta su eventuali temuti nuovi focolai e, non da ultimo, una informazione alla popolazione meno schizofrenica, più comprensibile e più vicina alla realtà?
Lo stesso vale per i dati di altri Paesi. In più  oggi si comunica con terrore la presenza di 8-9 mila nuovi positivi in Russia e India… Magari c’è chi non ha voglia di andare a vedere con Google che la prima ha 147 milioni di abitanti e la seconda 1 miliardo e 400 milioni…
Dai Burdèl che ghe la fèm
Così postò sulla sua pagina Facebook Maurizio Borghetti, medico radiologo presso l’ospedale Maggiore di Crema,  comunicatore informato e DocRock d’Italia
Stefano Mauri

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Stefano Mauri

Stefano Mauri nato a Crema nel gennaio 1975, mese freddo e nebbioso per eccellenza. E forse anche per questo, per provare a guardare oltre la nebbia e per andare oltre le apparenze, con i suoi scritti prova a provocare, provocare per ... illuminare. Giornalista Free Lance, Sommelier, Food and Wine Lover, lettore accanito, poeta e Pierre appassionato, Stefano Mauri vive, lavora, scrive, degusta, beve e mangia un po' dappertutto. E ovunque si prefigge lo scopo di accendere se non una luce, beh almeno un lumino, che niente è come sembra, niente. Oltre a collaborazioni col mondo (il virtuale resta una buona strada, ma non è La Strada) web, Stefano Mauri, juventino postromantico e calciofilo disincantato, collabora con televisioni, radio e giornali più o meno locali. Il suo motto? Guardiamo oltre, che dietro le apparenze si cela il vero mondo.

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