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“Alle spalle del cielo” di Angelo Marenzana: poliziotti si cresce

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Coniugare narrativa storica e poliziesca mantenendo in equilibrio i due generi è un’operazione affascinante quanto difficile.

Angelo Marenzana va addirittura oltre, regalandoci un perfetto “giallo di provincia” (non provinciale!) utilizzando il grimaldello di un’indagine criminale per restituirci l’atmosfera della “sua” Alessandria, la meno piemontese delle città piemontesi.

Lo so bene perché ho fatto il militare da quelle parti, a Casale Monferrato, e posso smentire con cognizione di causa il celeberrimo aforisma di Totò ( “sono uomo di mondo: ho fatto due anni di militare a Cuneo!” ) : la palma del capoluogo più cosmopolita della regione spetta ad Alessandria.

Fuor di battuta, l’antica città costruita tra il Tanaro e la Bormida e consacrata al Papa forse più moderno e liberale della storia, da sempre sconta assai meno la tipica riservatezza e chiusura piemontesi per l’ influenza delle vicine Lombardia e, soprattutto Liguria: non va dimenticato che da Alessandria si fa in fretta ad arrivare, valicato l’Appennino, a Genova, il più movimentato porto del Mediterraneo.

“Alle spalle del cielo” è la storia di una duplice resa dei conti.

Innanzitutto, della comunità alessandrina con la guerra.

All’epoca del romanzo, la primavera del 1944, grazie alla posizione geografica Alessandria non ha ancora subito sulla propria pelle gli sconvolgimenti bellici.

Ha naturalmente sofferto le distorsioni del fascismo e la scomoda presenza dell’alleato nazista, nonché pagato un tributo di sangue con la morte dei propri giovani sui fronti del conflitto mondiale, ma è passata dalla monarchia fascista alla Repubblica di Salò trovando un modus vivendi persino accettabile – immortalato dai proverbi vernacolari di cui la scrittura è cosparsa, ispirati ad una saggia rassegnazione all’ ingiustizia della vita – col difficile frangente storico.

Alessandria può pure godere, dati i tempi, di un relativo benessere, visto che li ha sede un fiore all’occhiello dell’industria nazionale, il grande calzaturificio che rifornisce le truppe italiche in combattimento

Insomma, nella primavera di quell’anno comunque horribilis ad Alessandria tutto è come sospeso. Persino, in qualche misura, il tempo metereologico. Si aspetta che irrompa nel tran tran della vita quotidiana, con tutta la sua forza distruttiva (ma anche purificatrice!) la guerra finora relegata ai margini.

Si aspetta un bombardamento, “il ” bombardamento anzi, non solo annunciato ma ineluttabile: più di un personaggio, infatti, sembra agognarlo come il contadino osserva avvicinarsi la spirale di una tromba d’aria sapendo che non potrà sfuggirgli perché così è il destino.

La seconda resa dei conti riguarda il protagonista, Lorenzo Maida, una figura difficile da dimenticare per l’eccellente caratterizzazione.

Maida è un ex poliziotto che non ha mai fatto il poliziotto nel significato comune, e nobile, di tutore della legalità al servizio dei cittadini, ma è stato braccio armato del potere dedicandosi a ricercare ed eliminare fisicamente gli oppositori del regime.

A seguito di un’ancora confusa crisi di coscienza, ha abbandonato il servizio e, grazie alle benemerenze di sicario di stato, ha potuto ritirarsi ancor giovane a vita privata, aprendo una florida bottega di tessuti in centro.

Maida è bello, brillante e sciupafemmine. Sotto la sua apparenza rispettabile ribolle uno spirito violento e determinato, quello che gli ha permesso di eccellere nel lavoro precedente.

Quando il cognato, Commissario di Polizia, gli chiede una mano per veder più chiaro nell’ omicidio di un balordo in riva al Tanaro, Maida, pur recalcitrando, ha subito la sensazione che si tratti di una chiamata.

Il parcheggio in un’agiata vita borghese non ha dissipato il tormento dei ricordi e pian piano, interessandosi al caso, capisce di poter usare il suo vecchio “talento” per affondare, non il bisturi ma un coltellaccio, nel coacervo di interessi disonesti, finanziari e politici, che sta dietro quell’apparentemente ordinario caso di cronaca nera.

Marenzana ci conduce per mano sino alla conclusione con una prosa densa e accurata, che ricorre ad immagini liriche per restituire più vividamente luoghi e stati d’animo.

Rino Casazza

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Rino Casazza

Rino Casazza è nato a Sarzana, in provincia di La Spezia, nel 1958. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Pisa, si è trasferito in Lombardia. Attualmente risiede a Bergamo e lavora al Teatro alla Scala Di Milano. Ha pubblicato una cinquantina di racconti e undici romanzi che svariano in tutti i filoni della narrativa di genere, tra cui diversi apocrifi che vedono rivivere come protagonisti i più grandi detective della letteratura di genere. Gli ultimi romanzi pubblicati sono Il serial killer sbagliato, Algama, 2018; Al tempo del Mostro, 2018, rivisitazione in chiave fantascientifica della vicenda del Mostro di Firenze; il libro per ragazzi Lara e il diario nascosto, Fratelli Frilli, 2018, scritto insieme a Daniele Cambiaso e, sempre in collaborazione con lo stesso autore, L’Angelo di Caporetto, 2017, uscito prima per Algama e poi in allegato a Il Giornale nella collana “Romanzi storici”, Gli enigmi di Don Patrizio, Algama, 2016. Per la collana Gli apocrifi di Algama sono usciti: Sherlock Holmes, Padre Brown e l’ombra di Dracula ; Padre Brown, Philo Vance e l’Angelo della Morte, ; Sherlock Holmes, Padre Brown e il delitto dell’indemoniata ; Sherlock Holmes, Auguste Dupin e il match del secolo ; Sherlock Holmes, Charlie Chan e il salvataggio del Titanic salutati con grande favore dalla critica per l’originalità delle trame. L'ultima fatica è un trittico di romanzi apocrifi su Auguste Dupin, l'investigatore inventato da Edgar Allan Poe Sempre per Algama ha pubblicato l’antologia Il trucco dei due poliziotti, 2019.

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