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La leggenda del mostro muratore

 

Propongo di affrontare il caso Bossetti/Gambirasio, di cui molto si discute in questi giorni a seguito della sentenza in appello, da un’ angolatura particolare.

Vorrei esercitarmi a raccontare la vicenda come se fossi ( com’io sono e fui…) uno scrittore di “noir” che ha trovato un soggetto interessante da sviluppare.

Premetto subito che nella mia storia non ho intenzione di accennare alla famosa “prova oggettiva” del DNA.

In merito agli accertamenti scientifici, mi allineo alla posizione espressa dal grande Padre Brown alle prese, ne “L’errore della macchina”, con la “macchina della verità”.

Riporto una citazione illuminante da quel racconto :
“- …non è meglio di un mucchio di chiacchiere da parte di testimoni, la prova di uno strumento affidabile?
-Dimenticate- osservò il compagno -che lo strumento affidabile deve essere sempre fatto funzionare da uno strumento inaffidabile.
– Cosa volete dire? – chiese l’investigatore.
-Voglio dire l’Uomo – disse padre Brown – ossia la macchina più inaffidabile che conosca.”

Farò dunque riferimento solo alle risultanze investigative non scientifiche del caso.

La mia storia ha come personaggio principale, nei panni del “cattivo”, un muratore, il classico “magutt” volenteroso e instancabile, come ce ne sono molti nella bergamasca.

Se volete un esempio, pensate a Elio Paramatti, la gustosa macchietta messa in scena da Enrico Bertolino.

Il nostro operatore edile orobico, chiamiamolo Minimo Altani, è dedito al lavoro con orari severissimi. Guadagna bene, ma l’agiatezza se la guadagna con un indefesso impegno quotidiano.

Non ha avuto tempo per studiare, e non è particolarmente acculturato.

Di aspetto gradevole, si è sposato giovane, con una avvenente conterranea, dalla quale ha avuto tre figli, in età adolescenziale. Con loro è un padre attento e amorevole.

La sua vita è tutta cantiere e famiglia. La domenica va a Messa in parrocchia, come ogni bravo bergamasco timorato di Dio.

Di carattere chiuso e poco socievole, non ha praticamente conoscenze, a parte i colleghi e i parenti: genitori e due fratelli.

È senza vizi od hobby (non avrebbe tempo per dedicarvisi), a parte il vezzo un po’ kictsh di esibire una vistosa abbronzatura, coltivando il colorito naturale di chi lavora all’aria aperta con frequenti sedute elioterapiche.

Il nostro muratore non è così perfetto, altrimenti sarebbe stato proposto per la beatificazione in vita.

Innanzitutto, quando si trova in difficoltà, ricorre, in modo maldestro e improbabile, alla bugia. È un mentitore così goffo e facilmente smascherabile da essersi meritato il soprannome di “Pinocchietto”.

Poi, da quando ha installato in casa un computer, si lascia tentare dalla ricerca di foto e filmati pornografici. È un vizio diffusissimo nel mondo maschile (chi è senza peccato scagli la prima pietra) ma un padre di famiglia cristiano non dovrebbe farlo.

Minimo non disdegnerebbe, forse, qualche avventura extraconiugale, ma la dura disciplina del lavoro edile gli tarpa le ali. Di suoi tradimenti, pur se qualcuno probabilmente l’ha commesso, non si ha notizia.

Ogni sera Minimo torna alla graziosa villetta di famiglia, in una zona anonima della provincia bergamasca.

Vi torna percorrendo le stesse strade, su un furgoncino un po’ scalcinato, sempre carico di materiali e attrezzi di lavoro.

Nel tragitto, a Minimo capita di passare vicino ad una piscina pubblica, frequentata, in qualsiasi stagione, da molti ragazzi coetanei dei suoi figli.

Una sera di novembre, fredda e col cielo coperto, dopo la solita tappa a un distributore nelle vicinanze, mentre il furgoncino sfreccia davanti ad una uscita secondaria della piscina, adibita a parco carraio e chiusa da un cancello a comando automatico, Minimo ha una folgorazione.

Proprio in quel momento sta uscendo una ragazzina con spessi occhiali da vista, che indossa leggins di lana e un giubbotto impermeabile.

Le donne molto giovani non gli piacciono particolarmente. Al massimo qualche volta, per curiosità, ha ricercato loro immagini nei siti porno. Non in quelli in odore di pedofilia, ovviamente, perché controllati e oscurati dalla Polizia Postale.

Ma quella sera, per la prima volta nella sua vita, è colto da una pulsione erotica inspiegabile quanto improvvisa.

Minimo inchioda in mezzo alla strada deserta, e osserva affascinato la ragazzina avviarsi sul marciapiede mentre il cancello si richiude alle sue spalle.

La ragazzina, di nome Mara Piedimario, dodicenne, alla brusca frenata del furgoncino sobbalza.

È una campionessa di nuoto in erba, brava e studiosa, e sta tornando a casa dopo aver fatto una breve, non programmata visita alla piscina. Abita lì vicino, ed ha promesso ai genitori di tornare in poco tempo.

Naturalmente, papà e mamma l’hanno redarguita di non dare confidenza agli sconosciuti.

La ragazzina è nell’età in cui si sperimentano le prime, ingenue attrazioni per amichetti della stessa età, ma un po’ per la severa educazione impartita dai genitori, che la seguono con amorevole e un po’ asfissiante attenzione, un po’ per il complesso di quegli abbruttenti occhialoni, che è costretta a portare per un temporaneo difetto alla vista, è abituata a intrattenere relazioni solo rigorosamente lecite con l’altro sesso.

Minimo accosta il furgoncino al ciglio della strada, e abbassa il finestrino.
– Ciao – dice a Mara – Lo vuoi un passaggio?

Minimo, alla fine della giornata di lavoro, non è nella forma migliore, a parte l’abbronzatura, che però nella penombra non si nota.

Mara vede un signore d’aspetto umile, dall’aria sbattuta, che la guarda con un sorriso un po’ equivoco da una vettura polverosa e trasandata che non invoglia certo a salire.

Tra l’altro di un passaggio non ha bisogno, perché casa sua è dietro l’angolo.

A scanso d’equivoci, perché lo sanno tutti com’è brutto il mondo, la cosa più giusta da fare sarebbe tirar fuori il cellulare e avvertire i genitori.

Non lo fa.

Ai suoi occhi, inspiegabilmente, l’uomo sprigiona un fascino irresistibile.

Magneticamente attratta dal muratore stanco e sciatto, Mara sale sul furgoncino.

Appena si accomoda al suo fianco, la ragazzina si accorge che Minimo non vuole accompagnarla a casa.

A questo punto ho un dubbio su come proseguire. Lascio aperte due varianti:

1) Il muratore mite, specchiato padre di famiglia, accecato dalla bramosia erotica, si trasforma di colpo in brutale aggressore.

Impugna una cazzuola affilata e minaccia la piccola Mara, ordinandole di consegnargli il cellulare. Lei obbedisce, e lui estrae dall’apparecchio sim e batteria. Ha letto da qualche parte che quello è l’unico modo per renderlo muto e irrintracciabile.

Poi riparte e, tenendo con una mano il volante e con l’altra puntando la cazzuola contro la ragazzina, guida per svariati chilometri, sino ad arrivare a un campo incolto, pieno di sterpaglie.

Qui costringe Mara a scendere, e ad inoltrarsi nel campo, con una mano continuando a minacciarla con la cazzuola e con l’altra impugnando una torcia elettrica per far luce nel buio pesto.

2) Il muratore mite, specchiato padre di famiglia, accecato dalla bramosia erotica, si trasforma di colpo in un brutale aggressore, e colpisce Mara alla testa, tramortendola.

Le sfila il cellulare di tasca, prelevando sim e batteria. Poi riparte e guida per svariati chilometri, sino ad arrivare a un campo incolto, pieno di sterpaglie.

Qui attende che la ragazzina si riprenda, poi la costringe a inoltrarsi nel campo, con una mano minacciandola con una cazzuola affilata e con l’altra impugnando una torcia elettrica per far luce nel buio pesto.

Arrivati in un punto adeguatamente discosto dalla strada, Minimo incomincia a fare avances sessuali a Mara, che le respinge.

Minimo si adira, e colpisce la ragazzina, che stramazza al suolo.

Mentre Mara è semincosciente, l’anomalo impulso sessuale svanisce, e Minimo scopre un lato della sua personalità totalmente sconosciuto: si trasforma in sadico.

Invece di approfittare di lei carnalmente, incomincia a ferirla a più riprese, dolorosamente ma non a morte, con la punta della cazzuola.

Infine la lascia lì ad agonizzare, e ritorna al furgoncino, avendo cura prima di infilare in una tasca del giubbotto di lei sim e batteria.

Risalito sull’automezzo si reca ad una fontana pubblica isolata (ce ne sarà pur una nei paraggi, no?) vicino alla strada. Raggiuntala si ripulisce delle tracce di sangue e di quelle rimastegli addosso per l’attraversamento del campo.

Poi si cambia di abiti (sì, ne tiene sempre di nuovi nel furgoncino, non si sa mai…) ed è pronto per tornare alla sua invidiabile famiglia come se niente fosse, giustificando il ritardo con odinari motivi di lavoro.

Dopo, riprende la noiosa vita di tutti i giorni.

La sua attività di spietato carnefice di teeneagers incomincia e finisce lì.

Che ne dite?

Credete che troverò un editore disponibile a pubblicare la storia??

Rino Casazza

TUTTI I THRILLER DI RINO CASAZZA:

Chi è Rino Casazza

Rino Casazza è nato a Sarzana, in provincia di La Spezia, nel 1958. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Pisa, si é trasferito in Lombardia. Attualmente risiede a Bergamo e lavora a Milano. E’ da sempre un appassionato (come lettore, prima che come autore) della letteratura "di genere" in tutte le sue sfaccettature: giallo-noir, horror, fantascienza ecc. ecc. Altra sua grande passione sono il cinema, come testimonial la tesi di laurea sulla censura cinematografica, e il teatro, frequentato non solo come spettatore ma anche, in gioventù, come praticante dilettante. Il suo primo testo "letterario" è infatti la trasposizione teatrale della novella di Buzzati "Iago", di cui nel 1985 ha osato una regia. Ha pubblicato diversi thriller, tra cui "La logica del Burattinaio", scritto con Daniele Cambiaso ed edito da Algama, ispirato al serial killer bambino William Vizzardelli. Specializzato sui romanzi apocrifi sugli investigatori più noti di sempre, il suo ultimo giallo è "Sherlock Holmes, Padre Brown e l'ombra di Dracula"

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