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Perchè non promuovere, dalle giovanili azzurre, Alberto Bollini per il ruolo di Ct, dopo Luciano Spalletti?

Un buon allenatore può diventare un bravo selezionatore? E' l'eterno quesito. E puntare sui tecnici federali potrebbe rappresentare una buona svolta

Un allenatore può diventare un ottimo selezionatore tecnico? Il quesito, spunto acuto, arriva da una chiacchierata telefonica, sul calcio attuale, col giornalista, grande conoscitore della materia calcistica,  Edoardo Montolli, il quale, pone un altro concetto degno di nota. Ed è il seguente: “Ok Claudio Ranieri non sarà il Ct, ma qualora arrivato lui, cosa avrebbe potuto fare? Non sarebbe meglio promuovere, alla guida dell’Italia maggiore, Alberto Bollini, tecnico delle giovanili azzurre, trainer che, qualcosa ha fatto? Poi resta sempre da capire come mai, gli azzurrini vincenti di Bollini, a livello di prime squadre non riescono ad affermarsi, ma questa è un’altra storia. Ricordate Arrigo Sacchi? Col Milan vinse tutto, in azzurro, nel 1994, al Mondiale negli Usa, fu però Roberto Baggio a salvare la sua spedizione azzurra”.

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Già, perché non promuovere Bollini, colui il quale, si è subito dedicato all’attività di allenatore dopo una breve parentesi da calciatore. I primi impegni come tecnico lo hanno visto guidare le squadre di diverse giovanili, tra cui la Poggese. Dopo una breve parentesi alla guida anche della prima squadra del Modena, poi è passato alla Lazio per guidare la Primavera biancoceleste, portata in poco tempo, a conquistare lo Scudetto Primavera nel 2001. Due anni dopo, Bollini ha tentato l’avventura da allenatore di prima squadra, mettendosi alla guida prima dell’Igea Virtus (2003/2004), poi della Valenzana (2004/2005), esperienze tutt’altro che indimenticabili. Nel 2007 il ritorno al settore giovanile, per sfiorare il secondo titolo con la Sampdoria, quindi, dopo il passaggio alla Fiorentina, il ritorno alla Lazio, riprendendo la Primavera per riconquistare, nel 2013, il suo secondo Scudetto Primavera da allenatore.

 

Resterà ai biancocelesti fino al 2014/2015, con in mezzo l’esperienza da vice allenatore di Edy Reja prima alla Lazio poi, dopo una breve parentesi al Lecce nell’allora Lega Pro, anche all’Atalanta (2015/2016). Nel 2019, al termine di alcune esperienze agrodolci come primo coach, lo sbarco all’Under 19, un anno dopo, diventa ct dell’Under 20, carica che ricoprirà fino al luglio 2022, sostituendo anche l’Under 21 in occasione del match contro l’Irlanda valevole per le qualificazioni agli Europei. Nel luglio 2022, ritornato all’’Under 19 partecipa e vince gli Europei da squadra tutt’altro che favorita, soprattutto perché, dopo il 5-1 subito contro il Portogallo, pochi avrebbero detto che l’Italia avrebbe vinto la manifestazione. Ah … Bollini è stato anche opinionista alla Rai ed ha svolto alcuni ruoli dirigenziali e ha un curriculum, di tutto il rispetto, per svolgere, alla grande, il ruolo di commissario tecnico, forte di anni, passati al servizio dello sport federale. O no? E lo stesso discorso vale per Paolo Nicolato, attuale selezionatore della Lettonia, dopo aver vinto e convinto in azzurro. Nota a margine: chi, degli azzurrini di Bollini, vincenti in Europa, contro il Portogallo, nel luglio 2023, poi ha spiccato il volo?

allegri juve

Nessuno. E come mai? Probabilmente perché le cosiddette grandi del calcio italiano: Milan, Inter e Juventus, per la troppa fretta di ottenere risultati, che tra l’altro non sempre arrivano, si affidano ai procuratori che prediligono il calcio estero, senza dimenticare quanto disse, nel 2018, l’allora allenatore bianconero Max Allegri: Con queste scuole calcio non vinceremo mai non vinceremo più. Nei settori giovanili si lavora per meccanizzare i giovani”. Già, le leve calcistiche italiche, ai genitori costano un botto e spesso, non servono a formare i calciatori del futuro. Ribadito questo, dato che il casting” per il successore dell’esonerato Luciano Spalletti è partito, ribadiamolo, puntare sul football federale, affidando la nazionale a Bollini, potrebbe rivelarsi una decisione squarciante”.

 

Stefano Mauri    

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Stefano Mauri

Stefano Mauri nato a Crema nel gennaio 1975, mese freddo e nebbioso per eccellenza. E forse anche per questo, per provare a guardare oltre la nebbia e per andare oltre le apparenze, con i suoi scritti prova a provocare, provocare per ... illuminare. Giornalista Free Lance, Sommelier, Food and Wine Lover, lettore accanito, poeta e Pierre appassionato, Stefano Mauri vive, lavora, scrive, degusta, beve e mangia un po' dappertutto. E ovunque si prefigge lo scopo di accendere se non una luce, beh almeno un lumino, che niente è come sembra, niente. Oltre a collaborazioni col mondo (il virtuale resta una buona strada, ma non è La Strada) web, Stefano Mauri, juventino postromantico e calciofilo disincantato, collabora con televisioni, radio e giornali più o meno locali. Il suo motto? Guardiamo oltre, che dietro le apparenze si cela il vero mondo.

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