
La bufera sul giallo di Garlasco sta impazzando, e impazzendo, su tutti i fronti.
Salotti televisivi, testate giornalistiche e canali YouTube prendono fuoco.
Cosa sta accadendo alla giustizia italiana?
Ogni giorno siamo spettatori di un nuovo colpo di scena.
Da un lato rimaniamo basiti e dall’altro la mente comincia a essere affaticata di fronte dall’ennesima notizia spettacolare: nuove tracce in attesa di essere acquisite come prove, parole non dette e oggi riferite, super testimoni che trovano il coraggio di parlare, possibili piste alternative legate a segreti impronunciabili, reperti che spariscono e inchieste che si intrecciano tra loro.
Uno scenario a dir poco incredibile e al cui centro ci sono due fissi protagonisti: Chiara Poggi che ha perso la sua giovane vita in modo cruento, brutale, ingiusto e Alberto Stasi che, pur accettando la sua pena, ha sempre chiesto di approfondire i fatti.
La Procura di Pavia, sotto la nuova dirigenza, sta facendo un ottimo lavoro di riordino e pulizia, proprio laddove in passato sembra non fosse stato fatto e ciò contribuisce ad alimentare il ragionevole dubbio sulla condanna di Stasi (art.533 cpp: “Il giudice pronuncia sentenza di condanna se l’imputato risulta colpevole del reato contestatogli al di là di ogni ragionevole dubbio”).
Ricordiamo, ad esempio, la disattenzione sulla scena del crimine o come non fossero stati repertati elementi che oggi vengono discussi; l’incuria nel maneggiare il computer del condannato provocando gravi conseguenze, impedendogli di avere un alibi; la cancellazione dell’impronta lasciata sul pigiama della vittima avvenuta in fase di spostamento del corpo e molto altro.
Il Ministro Nordio ha commentato, senza giustamente entrare nel merito, l’incoerenza della vicenda che ha portato alla condanna di Alberto Stasi: “quello che posso dire è che trovo irragionevole che dopo una sentenza o due sentenze di assoluzione sia intervenuta una condanna senza nemmeno rifare il processo. Tutto questo è irrazionale. E’ irrazionale perché se per legge si può condannare al di là di ogni ragionevole dubbio, quando uno o più giudici hanno già dubitato al punto di assolvere, non si vede come si possa condannare. Questo è irragionevole e andrebbe cambiato con una riforma che noi abbiamo provato a fare e abbiamo fatto a metà.” (fonte Zona Bianca, 25/5/2025).
Ciò che sconvolge riguarda non solo la possibile estraneità dai fatti di Stasi, cosa che molti hanno sempre sostenuto, ma soprattutto come in Italia, nonostante ci si impegni per essere garantisti e fiduciosi nella Giustizia, stia diventando sempre più difficile credere nella buona fede degli inquirenti, dei consulenti professionisti e della magistratura.
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Il libro L’erba dei vicini. Evoluzione di un’indagine di Martina Piazza – guarda
Il canale Youtube Martina Piazza Crime Blog – guarda
