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Benno Neumair non è pazzo: uccise lucidamente i genitori

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Depositate le motivazioni per la condanna all’ergastolo di Benno Neumair, il giovane che massacrò i genitori, gettandone poi i corpi nell’Adige

Secondo i giudici il giovane insegnante era pienamente capace di intendere e di volere quando ammazzò papà e mamma. E il suo disturbo di personalità non incise sulla sua mente

L’intera vicenda nell’approfondimento di Cronaca Vera

benno neumair

Benno Neumair non è pazzo. Ha un disturbo di personalità che tuttavia non gli ha mai tolto la capacità di intendere e di volere il giorno in cui ammazzò papà e mamma, liberandosi poi dei loro corpi nell’Adige.

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Lo sostengono i giudici della Corte d’Assise di Bolzano che lo hanno condannato all’ergastolo lo scorso novembre. Le motivazioni, appena depositate, sottolineano come per entrambi i delitti il giovane insegnante fosse pienamente consapevole di ciò che stava facendo.

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LA STORIA DI BENNO NEUMAIR

I suoi genitori, Peter Neumair, 63 anni, e Laura Perselli, 68, entrambi docenti in pensione, sparirono nel nulla il 4 gennaio 2021. Le ipotesi sulla scomparsa volontaria della coppia caddero in fretta. E le indagini portarono a scoprire che erano stati in realtà assassinati dal figlio, che poi li aveva caricati in auto per gettarli nell’Adige, andando a dormire da un’amica per trovarsi un alibi.

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Lui ammise tutto. Parlò di un litigio con papà terminato in un delitto e dell’omicidio della madre commesso allo scopo di eliminare un testimone scomodo. Venne fuori che il giovane era stato ricoverato in Germania tempo prima per problemi psicologici. E, nel corso del processo, emerse altro.

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La zia Elisabetta Perselli si ricordò di quando la sorella e il marito erano scomparsi, il nipote non era ancora stato arrestato e lei non sospettava minimamente di Benno: «In quel periodo un giorno lo incontrai e notai che aveva degli occhi da squalo: immobili e inespressivi, non trasmettevano alcuna emozione. Fui colpita da questa cosa».

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E ancora, c’era un messaggio vocale del luglio 2020 della mamma ad un’amica di Rieti, Patricia Alagna: «La diagnosi dei medici tedeschi è che soffre di schizofrenia paranoide con disturbo della personalità e aggressività. Avevo chiesto di mandarlo con un’ambulanza a Bolzano ma è impossibile, per loro deve andare per conto proprio. Cose folli, sarebbe da denunciarli. Io ho paura a vivere con un ragazzo così».

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Addirittura, la sua maestra dell’asilo, Doriana Baracca, rammentò che da piccolo «Benno era un bambino con dei problemi ed io lo dissi a sua mamma Laura. Lei però rispose che lo aveva portato da una sorta di stregone, durante le loro vacanze a Bali, per togliere a Benno gli “spiritelli maligni”, così disse, visto che una notte lo avevano sorpreso con un coltello in mano di fronte alla sorellina Madè. Io rimasi scioccata da quella risposta. Mi disse anche che il suo ex marito, morto suicida anni prima, era proprio uno psicologo: io compresi allora che lei non avrebbe mai portato suo figlio Benno da uno psicologo».

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E ancora: «Benno era estremamente introverso ed isolato, non si entusiasmava mai di nulla, nemmeno dei giochi, ma era anche intelligente ed ubbidiente: un “soldatino” che a noi insegnanti non dava mai problemi ma che, al tempo stesso, dimostrava di avere bisogno di un aiuto psicologico che sua madre non gli diede. Mi dispiace dirlo ora che la madre è morta ma credo che ci siano delle responsabilità che rimangono».

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Ma gli diedero comunque l’ergastolo e una provvisionale alle parti civili: cioè 200.000 euro alla sorella Madè e 80.000 euro alla sorella di Laura Perselli, Carla. Madè commentò: «Questa non è una vittoria. Non è un traguardo. Penso che la giuria abbia deciso quello che in questo momento è sembrato giusto. Penso che sia giusto. Non so se lo perdonerò, è una domanda così difficile che non ci sto pensando. Non sto pensando a lui in questo momento ma alla mamma e al papà».

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SANO DI MENTE

In una nota, il tribunale di Bolzano fa sapere che la Corte ha analizzato tutte le testimonianze e gli esiti delle indagini: «Questo esame ha portato ad affermare oltre ogni ragionevole dubbio la commissione dei reati contestati da parte dell’imputato. Rispetto al secondo omicidio la Corte ha poi ritenuto sussistente l’aggravante della premeditazione in ragione delle modalità di commissione che si sono sostanziate in un vero e proprio agguato».

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La Corte ha ritenuto insussistenti le attenuanti generiche perchè la confessione fu tardiva e neutra per le indagini e «soprattutto, intervenuta in un momento in cui il materiale probatorio raccolto era assolutamente sufficiente ad affermare la colpevolezza dell’imputato».

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