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Fine guerra mai: Taiwan e la doppia morale americana

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Gli americani a protezione del non riconosciuto Stato di Taiwan, in nome dell’autodeterminazione dei popoli, sono gli stessi che vogliono soffocare l’autodeterminazione del Donbass. Un motivo ci sarà

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Pixabay

Secondo il Wall Street Journal l’enorme fornitura di armi di Washington in Ucraina sta ritardando quella che gli americani dovevano mandare a Taiwan, cui mancano oltre 14 miliardi del materiale bellico promesso. Già, perchè non c’è mica solo Kiev: gli eroi della democrazia di Joe Biden sono pronti a difendere i popoli ovunque, anche nei confronti della perfida Cina che vorrebbe rimettere le mani sull’isola.

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Per i pochi che non lo sapessero, Taiwan è uno Stato riconosciuto da appena una manciata di nazioni di tutto il mondo, piccole e perlopiù ininfluenti sul piano internazionale. È stata espulsa dall’Onu nel 1971 con la risoluzione 2758, che ha fatto entrare al suo posto proprio la Cina. Pechino ne rivendica il secolare possesso (e la cosa è reciproca). E tra chi ufficialmente non ne riconosce l’indipendenza ci sono proprio gli Stati Uniti.

Questi ultimi, tuttavia, non possono accettarne l’invasione ventilata da Xi Jinping, in nome, ufficialmente, dell’autodeterminazione dei popoli. Sembra un inno alla libertà.

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Ma che si tratti della consueta favola americana raccontata per coprire i propri interessi non è mai stato chiaro come oggi: il conflitto in Ucraina nasce proprio perché nel Donbass i separatisti volevano autodeterminarsi e abbandonare Kiev. Per anni i rapporti di Amnesty hanno infatti parlato di crimini di guerra ucraini e crimini di guerra russi in quel fazzoletto di terra conteso: con tanto di torture, sparizioni, detenzioni illegali commessi anche sotto il governo di Zelensky.

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Ma, in questo caso gli Stati Uniti non hanno mica riconosciuto l’autodeterminazione del Donbass, tutt’altro: hanno riconosciuto quella di Kiev dalla Russia. Il che è alquanto bizzarro, dato che Mosca non ha mai messo in discussione la sovranità ucraina, tanto che, una volta avvenuta l’annessione delle quattro regioni separatiste, ha chiesto di trattare.

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Sicchè Washington mostra un atteggiamento diametralmente opposto a seconda dei territori che si ribellano: da una parte sostiene il non riconosciuto Stato di Taiwan, che reclama l’indipendenza dalla Cina, e ne proclama l’autodeterminazione. E dall’altra appoggia l’Ucraina ed esclude totalmente l’autodeterminazione del non riconosciuto Donbass. Per capire meglio questo atteggiamento da Avengers schizofrenici, bisogna dunque uscire dalla finzione proposta dalla propaganda dei buoni contro i cattivi. E capire un caposaldo della politica americana: ovvero che al primo posto degli interessi degli Stati Uniti d’America ci sono esclusivamente gli Stati Uniti d’America.

In concreto, Taiwan è stata utilizzata come base dell’aviazione di Washington fin dalla crisi dello stretto del 1958 ed è sempre stata considerata un argine strategico nella Guerra Fredda contro il pericolo comunista cinese.

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Allo stesso modo l’Ucraina è considerata strategica nel circondare la Russia, considerata da sempre un pericolo. Quanto sia fondamentale questo aspetto lo rivelò nel marzo 1992 il New York Times, pubblicando un documento segreto del Pentagono secondo il quale gli Stati Uniti dovevano restare l’unica superpotenza mondiale dopo la Guerra Fredda, fermando, fra gli altri, la nascita di un esercito europeo.

Vi era scritto: “Dobbiamo impedire la creazione di una struttura di sicurezza strettamente europea che indebolirebbe la Nato”. Europa e Giappone “non devono aspirare a un ruolo più grande e nemmeno avere un atteggiamento più aggressivo per proteggere i loro interessi legittimi” e devono restare sotto il “dominio benevolo” di Washington. Obiettivo dell’iniziativa, ancora una volta la Russia “unica potenza del mondo in grado di distruggere gli Stati Uniti” ragion per cui gli Usa avrebbero dovuto lasciare in Europa un “sostanzioso” numero di militari.

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Il documento non fu mai smentito. I militari amricani sono rimasti. E l’esercito europeo non è mai stato fatto.

In compenso il presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen, propone oggi un tribunale ad hoc per la Russia diverso dalla Corte penale internazionale, ad uso e consumo evidentemente della Nato. E guai a opporsi a questa concezione unilaterale del diritto. All’Ungheria, ad esempio, è stato bloccato parte del Pnrr. I motivi li ha spiegati il commissario Ue al Bilancio Johannes Hahn: «Se c’è stata correlazione tra la decisione sul Pnrr ungherese e l’atteggiamento di Budapest nell’assistenza all’Ucraina nel 2023? Sì».

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