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Mostro di Firenze, le rivelazioni di Angelo Izzo. Ma quanto è credibile?

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Mostro di Firenze, la Commissione Antimafia riapre il caso della morte del gastroenterologo Francesco Narducci, il medico scomparso nel Trasimeno e finito nell’inchiesta archiviata sui mandanti. 

Tutto nasce dalle dichiarazioni di Angelo Izzo, che ha parlato anche della scomparsa di Rossella Corazzin e dei delitti che insanguinarono la Toscana. Ma c’è da credergli? Ecco cosa sappiamo.

angelo izzo mostro di firenze

PERUGIA- Secondo la Commissione Antimafia presieduta da Nicola Morra ci sarebbe stato il medico perugino Francesco Narducci “nel cuore di varie e complesse storie criminali, rimaste tutte o in parte insolute”.

Tra queste: la scomparsa in Cadore di Rossella Corazzin, i delitti del mostro di Firenze, e la sua stessa misteriosa morte per annegamento nel lago Trasimeno del 1985.

Tutto nasce dalle dichiarazioni di Angelo Izzo, l’uomo che nel 1975, insieme ad Andrea Ghira e Gianni Guido, si rese protagonista del massacro del Circeo, uccidendo, Rosaria Lopez, 19 anni, e lasciando agonizzante Donatella Colasanti, di 17. Trent’anni più tardi, in una villetta di Ferrazzano, Campobasso, Izzo tornò a uccidere, stavolta madre e figlia: Maria Carmela Linciano e Valentina Maiorano, quest’ultima di 13 anni. Da allora, per fortuna, è dietro le sbarre. Ed è proprio al carcere di Velletri che i membri della commissione lo hanno incontrato lo scorso 6 ottobre.

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PIETRO PACCIANI MOSTRO DI FIRENZE

LE PAROLE DI ANGELO IZZO

Non è affatto la prima volta che il pluriassassino sostiene di sapere dettagli sui grandi misteri. All’indomani del duplice delitto di Ferrazzano, l’avvocato e deputato Enzo Fragalà (assassinato anni dopo) presentò un’interpellanza urgente al ministro dell’Interno Pisanu e a quello della Giustizia Castelli, stupito del fatto che Izzo fosse stato accreditato come collaboratore di giustizia poichè

«Giovanni Falcone e Paolo Borsellino avevano immediatamente sventato i tentativi di Angelo Izzo di accreditarsi come collaboratore di giustizia bollandolo invece come fonte inquinata di calunnia, in due clamorose vicende giudiziarie, quella del falso pentito Giovanni Pellegriti e quella sulla pista nera per l’omicidio Mattarella».

mostro di firenze
Lettera del mostro al magistrato Silvia Della Monica

E anche quanto narrato alla commissione parlamentare corrisponderebbe a ciò che disse ai procuratori di Roma e Belluno in inchieste terminate con l’archiviazione. Ma di cosa si tratta, nel dettaglio? Izzo parla del coinvolgimento del medico nel rapimento di Rossella Corazzin, scomparsa da Tai di Cadore un mese prima dei delitti del Circeo.

Sarebbe stata rapita e portata nella villa dei Narducci sul Trasimeno per poi essere uccisa. Dice di aver conosciuto Narducci nella chiesa templare di San Bevignate, a Perugia, e di averlo poi incontrato a riunioni in provincia di Arezzo.

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IL MOSTRO DI FIRENZE

Il gastroenterologo avrebbe fatto parte della “Rosa Rossa” e della setta “satanico-nazista” dei “Nove Angoli” dedita ai sacrifici umani. In questo contesto si sarebbe consumato il duplice delitto di Pasquale Gentilcore e Stefania Pettini del 1974 attribuito al mostro di Firenze. Narducci avrebbe descritto a Izzo gli aspetti più esoterici dei due omicidi che che secondo la commissione rappresentano “l’inizio” del Mostro.

I commissari hanno voluto ascoltare anche Giampiero Vigilanti, il legionario ultimo indagato e archiviato. La relazione della commissione, trasmessa anche alla Procura, torna a ipotizzare la messinscena sulla morte dello stesso Narducci: il cadavere ripescato nel lago, si sostiene, non era il suo, che avrebbe tentato la fuga per sottrarsi alle indagini sul mostro, ma forse quello di un messicano morto tre anni prima: “Il piano di fuga tuttavia fallisce” scrive la commissione, ma “non è agevole capire di preciso quando né perché”.

L’ipotesi che ne segue è: “Il medico viene raggiunto da più emissari del suo gruppo e da questi ucciso. La famiglia viene costretta a subire il delitto sotto ricatto”.

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I DUBBI

Non si può tuttavia non ricordare che le inchieste sui mandanti del mostro sono tutte finite con un nulla di fatto. C’è stato anche un processo che ha portato all’assoluzione del farmacista Francesco Calamandrei, perché “il fatto non sussiste”. Non solo.

L’inchiesta sui mandanti nasceva dall’indagine sui compagni di merende e prima ancora su Pietro Pacciani, il contadino di Mercatale che oggi sappiamo incastrato da un proiettile artefatto rinvenuto nel suo orto.

Pier Luca Narducci, fratello di Francesco, all’indomani delle dichiarazioni di Izzo nel 2018, ribadì tramite il suo legale Francesco Falcinelli che “decisioni definitive di diverse autorità giudiziarie (Firenze e Perugia) hanno escluso qualsiasi coinvolgimento di Francesco Narducci nei tristi fatti del mostro di Firenze”.

Tredici anni prima, arrestato dopo il duplice omicidio di Ferrazzano, Izzo aveva detto al gip di se stesso: «Sono attratto dall’idea di dominare un’altra vita… Io sono terrorizzato dalla mia morte e ho la sensazione come se la morte altrui, data per mano mia, mi allontanasse dalla morte… È come se un altro me stesso mi guarda uccidere. Se non mi fermavate chissà quanta gente avrei ammazzato».

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E ancora: «Io ho perso la fede tanti anni fa perché davanti a certi mali del mondo ho detto: “Dio perché non fai qualcosa?” Poi un giorno Gesù mi ha detto: “Non è vero che non faccio nulla, io ho creato te”». La Commissione Antimafia lo ha ritenuto attendibile.

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