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Oskar Kozlowski, il delitto commesso in un rito satanico resta un giallo

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Oskar Kozlowski il 27 luglio 2021 aveva ucciso a coltellate il vicino di casa nel corso di un rito satanico per invocare un demone. Ma ancor prima del processo si è suicidato

Più volte il giovane 23enne di origine polacca aveva manifestato l’intenzione di uccidersi

La ricostruzione del caso nell’approfondimento di Cronaca Vera

 

Oskar Kozlowski, il 23enne che il 27 luglio scorso uccise nel corso di un rito satanico l’amico e vicino di casa Maxim Zanella, si è suicidato in carcere. Avrebbe dovuto affrontare un processo che sarebbe stato tutto incentrato sulla sua mente e sulle parole utilizzate per giustificare l’omicidio: «Non so perché l’ho fatto ma ho sempre desiderato uccidere qualcuno in questo modo».

Frasi agghiaccianti per le quali sarebbe stata certamente chiesta una perizia psichiatrica. Ma non ci sarà alcun tribunale a giudicare la mattanza che compì: il processo si estingue con la morte del reo. E con esso i moventi, i segreti e i misteri di una vicenda surreale. Pare che Oskar avesse manifestato più volte l’intenzione di togliersi la vita. E alla fine ce l’ha fatta, sembra utilizzando il gas di un fornelletto, come riportano fonti di stampa.

Oskar Kozlowski

LA STORIA DI OSKAR KOZLOWSKI

In quell’estate afosa Oskar Kozlowski, detto Ossi, origini polacche ma in Italia da una vita, impiegato in un colorificio, si presentò al pronto soccorso e ammise di aver ucciso Maxim Zanella.

La vittima, 30 anni, era il figlio adottivo del presidente provinciale del Club alpino italiano. Origine russe, era stato adottato dai genitori bolzanini nel 1998 insieme alla sorella Cristina. Faceva il bagnino a Brunico. La voce della matrice satanica del delitto si diffuse subito. Scrisse Repubblica che l’assassino avesse detto ai carabinieri: «L’ho fatto perché me l’ha ordinato Satana». Ma ci volle qualche mese perché l’incredibile ipotesi fosse confermata. Maxim fu trovato nella propria casa in un lago di sangue, colpito a morte da un fendente alla giugulare.

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Oskar Kozlowski

Arma del delitto finita in un torrente, si cercò a lungo un movente più credibile, scavando soprattutto nel passato dell’assassino. Sulla pagina Facebook di Ossi c’erano immagini che facevano riferimento a Lucifero, pentacoli, scheletri e caproni, foto tuttavia piuttosto datate. E sul gomito aveva tatuato il numero 666, il numero della Bestia, un tatuaggio che a guardare la cronologia delle immagini social, era più recente.

Ossi era stato più volte segnalato per vicende di droga e in varie occasioni si era mostrato aggressivo. Quanto a Maxim, in casa aveva un teschio finto e alcune ossa. Possibile che questo bastasse a ipotizzare un delitto a matrice satanica? I genitori, parlando al Corriere della Sera, lo esclusero. Precisò il padre Carlo: «Il teschio lo aveva acquistato per gioco e le ossa le aveva trovate in un bosco». Aveva sentito Maxim poco prima del delitto: «Erano le dieci di sera e come ogni sera ci aveva dato la buona notte. In passato aveva fatto qualche fesseria ma nulla di grave, un semplice oltraggio. Non credo avesse una doppia vita». Forse erano solo amici, accomunati da quell’origine dell’est che li faceva sentire più uniti. Chissà.

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Oskar Kozlowski

IN NOME DI SATANA

Di certo il racconto di Ossi davanti al pm Sara Rielli non cambiò mai. Disse di non sapere perché avesse ucciso Maxim con una coltellata improvvisa, ma che il tutto avvenne durante un rito satanico nel tentativo di invocare un demone: la candela e il teschio insanguinato erano nel punto indicato dal giovane omicida.

Il satanismo era un suo chiodo fisso: pare che i suoi tagli sulle braccia fossero dovuti all’abitudine di ferirsi e lasciar scorrere il sangue in un rituale atto ad evocare gli spiriti del Male. E alla fine sarebbe riuscito a coinvolgere in una seduta anche la vittima, che forse aveva partecipato per gioco, certamente ignorando ciò che gli sarebbe accaduto da lì a poco.

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Gli investigatori ricostruirono le ore precedenti il delitto: i due avevano bevuto qualche birra nella casa di Maxim, poi avrebbero deciso di invocare un demone. In una stanza illuminata da una sola candela un teschio avrebbe dovuto raccogliere il sangue di entrambi. Poi, all’improvviso, Ossi impugnò il coltello e ammazzò l’amico: «Non so perché l’ho fatto ma ho sempre desiderato uccidere qualcuno in questo modo».

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I Ris confermarono il racconto del reoconfesso e venne dato incarico ad un perito di analizzare il pc dei due giovani e il telefono della vittima. Quello di Ossi, invece, non fu mai ritrovato. Ma ora tutta l’inchiesta sarà archiviata. Niente più riti satanici, né minacce di suicidio. Ossi ha reso l’anima al diavolo.

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