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Toni Capuozzo, insultato sui social per i dubbi su Bucha: “Ma troppe cose non tornano”

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Toni Capuozzo, storico inviato di guerra di Mediaset, risponde al “bullismo dei combattenti da tastiera” e approfondisce i suoi dubbi sui cadaveri di Bucha

“Come mai nelle foto satellitari del New York Times, che vogliono essere del 19 marzo, non c’è la neve, che quel giorno a Bucha c’era?”

“Dovrei rinunciare a interrogarmi sulla conservazione stupefacente di quei cadaveri per più di venti giorni sull’asfalto?”

Ecco ciò che non torna nella versione ufficiale, così come ricostruisce il giornalista

Toni Capuozzo
Toni Capuozzo parla a Quarta Repubblica dei suoi dubbi su Bucha

Toni Capuozzo replica alle critiche seguite ai suoi dubbi espressi sui cadaveri di Bucha, abbandonati sulle strade e mostrati al mondo quando gli ucraini sono tornati in città.

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La ricostruzione del giallo, con i video, le immagini satellitari della strada Yablonskaya ve l’abbiamo raccontata qui, con la possibile soluzione nel racconto del vicepresidente del consiglio comunale Katerina Ukraintseva.

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Il video della polizia ucraina girato sulle strade del paesino di Bucha (10 chilometri quadrati e 30 mila abitanti): in 7 minuti si vede un solo cadavere, apparentemente un militare

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Gli insulti a Toni Capuozzo

Avevamo documentato le tante fake news su questa guerra e parlato dei dubbi di molti esperti, tra cui Toni Capuozzo. Il quale, tuttavia, per le sue posizioni è stato insultato sui social. Il giornalista ha deciso di rispondere con un lungo post sulla sua pagina Facebook, in cui porta nuovamente alla pubblica attenzione i suoi dubbi e si chiede cosa davvero possa essere successo.

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Le foto satellitari di Bucha mostrate dal New York Times

CREDERE, OBBEDIRE, COMBATTERE

È questo il titolo del post di Capuozzo: “Credere, obbedire, combattere”. Vediamolo nel dettaglio:

Se provo a distogliermi dalla certezza dell’orrore, la cosa che mi fa male non sono gli insulti, ma certe piccole notizie. A Nikolajevka, oblast russo al confine ucraino, qualcuno ha vergato una Z – simbolo dell’aggressione russa – sul ponte costruito dagli alpini, che ritornano nei luoghi della ritirata facendo del bene.

Chi avesse visto lapidi e celebrazioni sa che i russi, parlando dell’invasione subita nella seconda guerra mondiale, scrivono sempre “i tedeschi e i fascisti”, mai gli italiani, come a salvare un affetto che ci assolve. Evidentemente, si avvia a non essere più cosi: risentimenti, sanzioni, espulsioni, la china della guerra. Già, gli insulti di chi combatte da casa.

Il più gentile è Capezzone, e gliene sono grato. Ma c’è anche chi, come un certo Giuliano Cazzola (una vita nella Cgil, poi nel Partito socialista, poi nel Partito della Libertà), dice di provare disprezzo per me. E, per qualcuno che contesta con rispetto, tanti che mi accusano di percepire rubli, o peggio.

(Nota di Fronte del Blog: Giuliano Cazzola è l’esponente di Europa+ che invitava a sparare contro chi, senza violare alcuna legge, rifiutava il vaccino anti Covid. Diceva serenamente a Stasera Italia: «Uno che ha paura di farsi un vaccino perché deve bloccare le stazioni? Se lo faccia e stia buono. La ministra richiami in servizio il ‘feroce monarchico Bava che con il piombo gli affamati sfamò’». Il riferimento era infatti al generale Fiorenzo Bava Beccaris, noto per aver sedato una rivolta a Milano nel sangue nel 1898, facendo sparare sulla folla e causando 83 morti. Oggi Cazzola è tra i più strenui sostenitori dell’invio di armi all’Ucraina)

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I cadaveri sulle strade di Bucha

Dubitare sempre

“Porco”, “servo viscido del Cremlino”: la brigata del Bene è affamata di unanimismo, di conformismo, di silenzio. Bullismo di combattenti da tastiera, e un misto di ingenuità, ignoranza del passato, bisogno di credere qualcosa, qualsiasi cosa, e paura del dubbio. Non sarà questo a farmi perdere, da vecchio, il vecchio vizio di dire le cose che penso. L’ho fatto in ogni redazione in cui sono stato, in ogni conflitto che ho seguito: difficile reclutarmi.

Sono fermo a un giudizio: la Russia è l’aggressore, l’Ucraina è l’aggredito. Sul come ci siamo arrivati, ci sarà tempo di discutere. Sono fermo a un obbiettivo: la guerra va fermata, bisogna negoziare. Ero contrario all’invio di armi, ma resto perplesso vedendo i vecchi carri cechi che viaggiano verso l’Ucraina: sono tombe ambulanti.

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Sono fedele a un principio: dubitare sempre, anche quando ti accusano di intelligenza con il nemico, anche quando sei solo: l’ho fatto con i miskitos del Nicaragua, l’ho fatto con i marielitos di Cuba, l’ho fatto con le foibe o con i marò, con Abu Ghraib e Fabrizio Quattrocchi, con i bambini uccisi in Libano e con la Chiesa della Natività.

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I cadaveri per le strade di Bucha

Cosa non torna a Bucha

E dovrei adesso fare meno di chiedere come mai nelle foto satellitari del New York Times, che vogliono essere del 19 marzo, non c’è la neve, che quel giorno a Bucha c’era?

Dovrei rinunciare a interrogarmi sulla conservazione stupefacente di quei cadaveri per più di venti giorni sull’asfalto?

Dovrei non meravigliarmi che il 2 aprile l’operazione del battaglione speciale Safari viene presentata come un pulizia di sabotatori e collaborazionisti?

La scoperta dei morti di Bucha (non quelli delle fosse comuni, note da tempo, e delle vittime dei russi durante gli scontri e l’occupazione, no i morti che hanno sdegnato il mondo, presentati come il sanguinoso ocngedo dei russi in ritirata) incomincia il 3 aprile e diventa globale il 4.

Ieri tgcom24 ha echeggiato una specie di gioco al massacro denunciato dal sindaco di Bucha: hanno fatto un safari con i civili.

Paragone strano perché Safari è il battaglione speciale che come vedete il 2 aprile inizia un’operazione sì, di bonifica esplosivi e quant’altro ma anche di repulisti di sabotatori. Dove sono finiti i sabotatori?

Non ne hanno trovato nessuno?

O forse solo quel cadavere che ieri è apparso sullo schermo alle spalle di Giordano, ma lui non se ne è accorto, che ha ancora il bracciale bianco dei filorussi?

E’ una fonte ucraina, quel giornale, non la Tass. Se c’erano sabotatori che fine hanno fatto?

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Il New York Times e le foto satellitari di Bucha

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Ci spingono alla guerra

Ho solo un sospetto, e quello, invece, non è dimostrabile. Che ci stiano reclutando a una guerra lunga e costosa – in termine di vite, innanzitutto, e questo richieda -come dire ? – una spinta su spalle riluttanti. La Gran Bretagna ha rifiutato di discutere Bucha in Consiglio di Sicurezza, come aveva richiesto la Russia. Ho la sensazione che Bucha sia usurata da troppi dubbi, e la stampa inglese già ci abitua al nome di Borodyanka.

Ma proprio così vecchi dobbiamo mandarli i carrarmati?

Ma siamo così insensibili all’orrore?

La guerra è questo: orrore tirato per la giacca. Escalation strappata ai cuori. Ovviamente non posto l’immagine di un uomo riverso con un fazzoletto bianco al braccio, perché non so da dove venga, e come sia stato ucciso. Né le immagini di una uccisione in punta di coltello di un prigioniero russo o un civile, si capiscono solo le urla. Né i 267 marines ucraini che si sono arresi a Mariupol. Dove secondo alcuni vi sarebbero ufficiali Nato intrappolati con il battaglione Azov. E l’altra propaganda, in fondo.

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Difficile non essere d’accordo con il cronista.

Manuel Montero

L’ultimo libro di Manuel Montero è “Wuhan – virus, esperimenti e traffici oscuri nella città dei misteri”, uscito in allegato a Il Giornale e disponibile in ebook per Algama, QUI

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La guerra in Ucraina: testimonianze, video, podcast, approfondimenti – SPECIALE

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Manuel Montero

Manuel Montero scrive da vent’anni per diversi settimanali nazionali. Ha pubblicato nel 2019, per Algama, Fenomeni Paranormali Italiani, in cui ha raccontato storie di cronaca, fatti ed eventi apparentemente incredibili, raccolti in prima persona negli anni sulla Penisola. In allegato a Il Giornale (e in ebook per Algama) sono invece usciti i volumi Telefilm Maledetti, dove l’autore narra la triste fine di alcuni dei più amati protagonisti di telefilm degli anni Settanta e Ottanta. E Wuhan - Virus, esperimenti e traffici oscuri nella città dei misteri.

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