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Patrick Mallardo uccise il rivale in amore: “In carcere ho perso la memoria”

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Patrick Mallardo, accecato dalla gelosia, uccise il nuovo fidanzato della sua ex con 33 coltellate. Dopo aver ammesso inizialmente le proprie responsabilità, al processo ha lasciato tutti di stucco: sostiene infatti di aver perso la memoria dietro le sbarre. Ma la richiesta di una perizia psichiatrica è stata respinta

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PARMA – Patrick Mallardoi si trova a processo per un orrendo omicidio, pur essendo poco più che maggiorenne. Nella primavera del 2021, infatti, appena 18enne, uccise in modo atroce Daniele Tanzi, il nuovo fidanzato della sua ex, rifilandogli 33 coltellate mentre stava dormendo. E ferì anche lei, Maria Teresa Dromì.

Messo alle strette, ammise tutto e finì in prigione. Ma ora che il processo a suo carico è iniziato alla Corte d’Assise di Parma, davanti alle domande del pubblico ministero ha infilato una serie di «non ricordo», di fatto ritrattando parte delle sue ammissioni. E, come racconta la stampa locale, arrivando a dire di aver perso la memoria dell’accaduto in cella.

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IL DELITTO

Fu proprio lui a chiamare il 118 per chiedere aiuto per Daniele e Maria Teresa, che diceva di aver soccorso. Ma quando l’ambulanza giunse sul posto e i sanitari videro i giovani insanguinati e lui, il diciottenne Patrick Mallardo, con i vestiti lindi, apparve chiaro che le cose non tornassero. Scena del crimine l’ex Mulino, palazzo abbandonato meta in passato di tossicodipendenti e senzatetto.

Ma, evidentemente, anche di giovani ragazzi innamorati in fuga dal coprifuoco. E Daniele e Maria Teresa innamorati lo erano davvero. Patrick, l’ex, non riusciva a mandarla giù. Lo sentirono per dieci ore. Patrick disse di averli scoperto per caso, dopo aver raggiunto l’edificio per incontrare gli amici, come era solito fare. Aggiunse di aver visto una persona incappucciata allontanarsi in bicicletta. Ma il racconto faceva acqua.

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Alla fine crollò. E confessò: era stato lui ad aggredirli, con un coltello da cucina che si era portato da casa. Così la verità sul movente passionale e un delitto assurdo emerse in ogni sfaccettatura. L’arma venne ritrovata nel canale adiacente al palazzo abbandonato, unitamente ad una felpa insanguinata: perché il giovanissimo reoconfesso si era portato il cambio da casa per ingannare tutti quanti, liberandosi degli abiti sporchi nelle acque nella speranza che li trascinasse via.

Recitando così la parte del testimone che aveva pure aiutato a chiamare i soccorsi. Ecco perché gli fu contestato l’omicidio volontario premeditato. Maturato per «l’ossessività della gelosia, l’instabilità di certi sentimenti». Il procuratore Alfonso D’Avino parlò di «un’aggressione feroce» caratterizzata «dall’assenza di qualsiasi remora da parte di chi si è reso responsabile di questo fatto gravissimo».

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E ancora: «Emerge un senso di tristezza per due vite spezzate e per le famiglie coinvolte. Tristezza per tre giovani le cui età, sommate insieme, non permettono di arrivare nemmeno ai 60 anni. Tristezza per l’assenza di saldi punti di riferimento per i ragazzi». Davanti al gip Sara Micucci, Patrick si avvalse della facoltà di non rispondere.

Maria Teresa disse invece in lacrime alla Gazzetta di Parma: «Lo sapevo che sarebbe finita così. Patrick ultimamente mi aveva detto che accettava il fatto di essere solo amici, ma lo avevo lasciato perché mi aveva picchiata. Lo sapeva mia madre e lo sapevano anche i suoi genitori. Ero andata a convivere con loro e se n’erano accorti».

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La giovane ai microfoni del quotidiano ha ricordato la notte dell’omicidio. Come prima Patrick si fosse messo a urlare quando erano tutti insieme in compagnia, poi come se ne fosse andato. Ma una volta che lei e Daniele si erano addormentati si è vista svegliata da un uomo. Un uomo addosso, incappucciato, che la colpiva.

Un racconto agghiacciante: «Pensavo fosse un incubo». Era Patrick, che dopo le sue urla, si era infine fermato e si era tolto il cappuccio. Quando lei, terrorizzata, ha provato a svegliare Daniele per chiedere aiuto, senza immaginare che fosse morto, l’ex le avrebbe detto con un sorriso: «È inutile che provi a parlargli, perché tanto te l’ho ucciso».

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IL PROCESSO A PATRICK MALLARDO

Ma ora che è iniziato il processo a Parma, ecco il colpo di scena. Patrick sostiene che fu l’ex a dirgli di andare lì al Mulino, di rammentare che Daniele fosse sveglio (in realtà non presentava segni di difesa, come se fosse stato ucciso nel sonno), di non ricordare cosa ci fosse dentro il proprio zaino.

E quando il Fabrizio Pensa gli fa presente la sua confessione, risponde: «Non ricordo». In cella, giura, ha perso memoria dell’accaduto. La difesa ha chiesto una perizia psichiatrica, ma la Corte ha rigettato l’istanza.

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