Delittisocietà

Daniel Malgouyres e l’intrigo per salvare il tesoro nascosto sotto al giardino più bello di Francia

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Condannato a 18 anni di reclusione Daniel Malgouyres: avrebbe ingaggiato dei malviventi per spaventare la moglie che si voleva separare, ma poi ne ha ucciso uno. Era nel panico perché temeva di perdere il giardino più bello di francia (e il tesoro che era nascosto sotto le piante). Stando alle accuse il suo terrore con il divorzio era quello di perdere il suo “giardino di Saint Adrien”, visitato da migliaia di turisti ogni anno e coltivato con passione per decenni. Sotto le piante nascondeva però anche un numero spropositato di banconote, nascoste al fisco e alla moglie

 

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SERVIAN (Francia) – Per decenni aveva coltivato con passione i suoi “Giardini di Saint-Adrien”, un paradiso terrestre visitato ogni anno da migliaia di turisti e votato nel 2013 come il giardino più amato dalla Francia: laghetti, piante esotiche, fontane, un’oasi con cigni, rane e pesci ammirata e invidiata. Per timore di perdere tutto questo, secondo i giudici, Daniel Malgouyres, 72 anni, di fronte alla prospettiva di un divorzio, aveva ingaggiato due malviventi per spaventare la moglie. Ma poi, nel panico, ne aveva ucciso uno. Una trama da film giallo, rivelata dagli inquirenti e ritenuta attendibile dai giudici, che lo hanno condannato a 18 anni di reclusione.

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IL DELITTO

Tutto comincia la sera del 5 ottobre 2017, quando, nella sua proprietà di quattro ettari vicino a Montpellier, i poliziotti chiamati a prestare soccorso si trovano l’uomo sporco di sangue, a torso nudo. E sua moglie Françoise in stato di choc, pestata da uno dei due banditi entrati per una rapina. Al piano di sopra c’è il secondo, David Viers, 43 anni, ucciso da una fucilata sparata da distanza ravvicinata proprio da Daniel, che invoca la legittima difesa. Il primo, invece, è riuscito a scappare: pare che volessero i 100mila euro in contanti nascosti nella cassaforte di cui solo Françoise conosceva la combinazione. Il caso fa subito scalpore, in quanto le vittime sono i titolari del giardino più bello di Francia. E presto si arriva ad una svolta: gli investigatori ritrovano infatti il passamontagna del rapinatore fuggito e dal dna risalgono a chi lo indossava: Richard Bruno, arrestato 12 giorni più tardi a Perpignan. Ma è qui che le cose cambiano all’improvviso: Bruno sostiene infatti di essere stato ingaggiato proprio dal padrone di casa per mettere paura alla signora e farla scappare. In cambio si sarebbe impossessato del denaro in cassaforte. Possibile? E poi, perché?

L’inchiesta rivela che Daniel aveva una relazione con la guida dei giardini, la venezuelana Yolanda, e temeva che la moglie, scoperto il tradimento, chiedesse il divorzio portandogli via almeno metà del giardino curato per decenni con amore. Ma non solo. Sotto le palme e le siepi mediterranee Daniel aveva celato alla compagna, e al fisco, un tesoro fatto di centinaia di migliaia di euro in contanti. Ecco il movente per organizzare una messinscena del genere: far fuggire la donna e  recuperare il tesoro segreto sotto al giardino. Un piano nel quale però il proprietario non aveva fatto i conti con il sangue freddo: temendo che la situazione degenerasse, aveva ammazzato un rapinatore. Questo pensano gli inquirenti. L’indagine si allarga e coinvolge un vicino dell’oasi, Richard Llop, 56 anni, allevatore di cavalli: sarebbe stato lui a reclutare i banditi avvicinando Jean-Pierre Bruno, 81 anni, padre di Richard. Arrestato, Daniel si protesta innocente e prima del processo viene rilasciato.

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LA CONDANNA

In aula Daniel viene accusato dalla vedova della vittima. E anche da Llop, che ammette: «Se ho commesso questi fatti, è per ordine di Daniel Malgouyres, che voleva far fuggire Françoise». E aggiunge che si vergognerà sempre di quanto accaduto, perché mai si sarebbe immaginato un epilogo del genere: «Io no non avrei mandato questi uomini se l’avessi saputo. Non erano armati». La moglie di Daniel, ma anche il figlio Olivier, crede alla versione dei detective. E alla sentenza di condanna, la donna afferma senza dubbi: «Quattro anni fa c’è stata una rapina in casa, di cui sono stata vittima. Stavo aspettando una verità di giustizia, che ho appena avuto. Ora devo metabolizzare quanto successo». Daniel nega ogni responsabilità e afferma che ci sia un complotto ai suoi danni. Il suo legale, Jean-Marc Darrigade, ha sempre parlato delle accuse come di una “favola” priva di prove. Ma ora dice: «La prima reazione sarebbe quella di fare appello, ma ci prenderemo del tempo per riflettere». Daniel dovrà scontare 18 anni di prigione. Llop otto. Richard Bruno, il rapinatore superstite, sette. Mentre suo padre Jean-Pierre, accusato del reclutamento, sarà processato più avanti: la sua posizione è stata stralciata per problemi di salute.

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