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Mario Donelli: “Il calcio è fantasia. L’Atalanta di Gasperini è unica. Bene l’Inter, il Napoli emoziona”

L'allenatore e soprattutto il Maestro di football soncinese tra attualità e l'amico Gene Gnocchi

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“Camp Academy” è un progetto (stage estivo in programma all’Andreana di Orzinuovi, Bassa Bresciana) di tecnica calcistica per i ragazzi e ragazze (dove i giovani calciatori sono al centro del progetto), volto a migliorare tutte le dinamiche tecniche calcistiche, ideato, sviluppato (secondo sei regole non vincolanti) e verificato sul campo da Mario Donelli, allenatore Uefa B, ed  ex calciatore. Ah … quando giocava, ruolo fantasista, Donelli da Soncino (meraviglioso, artistico PopBorgo medioevale in provincia di Cremona), proprio per le sue giocate, da artista coi tacchetti, era soprannominato “MaraDonelli”. Da allenatore ha guidato società di Eccellenza: Sarnico, Pro Desenzano, Ac Crema 1908 e molte altre; negli ultimi anni si è però dedicato a tempo pieno, all’insegnamento calcistico dei giovani calciatori, nei settori giovanili professionistici e collaborando con molte compagini dilettantistiche e professionistiche (AlbinoLeffe, Milan e Pergolettese) in Italia e all’estero (Australia e Giappone).

Che fai attualmente?

Sono responsabile tecnico e formatore degli allenatori nell’ambito del settore giovanile del Crema Calcio.

Non ti manca allenare una prima squadra?

Mah forse mi mancano certe dinamiche dell’allenare, ma amo lavorare coi e per i giovani. L’Ac Crema 1908 è un club serio, fatto di belle persone, deciso a investire nei giovani, quindi mi trovo benissimo a collaborare con questo storico sodalizio calcistico.

Il football italiano è davvero tanto distante da quello europeo?

Inghilterra e Spagna corrono, noi siamo dietro. Nel Regno Unito girano tanti quattrini e parecchi investitori stranieri. Poi ce la giochiamo con gli altri.

Fiducioso nella qualificazione della nazionale azzurra ai Mondiali 2022?

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Intanto Chapeau al commissario tecnico Roberto Mancini per il lavoro, intrapreso tre anni fa che ha portato, meritatamente, l’Italia a laurearsi campione d’Europa per nazioni lo scorso luglio. Gli azzurri devono guardare avanti, dimenticare la Svezia e la mancata partecipazione all’ultima competizione mondiale. E per gli spareggi sarà fondamentale recuperare Verratti e Spinazzola. Il centrocampista del Psg è indispensabile  per l’ottimo funzionamento del centrocampo azzurro, fa girare il reparto e giocare bene i compagni.

L’Atalanta è la squadra italiana dalla mentalità più europea?

Ha un gioco suo l’equipe atalantina, merito di mister Gasperini, allenatore capace che ho seguito sin dai suoi tempi al Genoa. Il 3-4-3 variabile, aggressivo e offensivo del “Gasp” è inimitabile, in particolare nella fase di non possesso della palla.

Chi ti piace poi tra i tuoi colleghi italiani?

Simone Inzaghi lavora bene sul campo e l’Inter ha meccanismi tutti suoi. Dire che sfrutta il lavoro del predecessore Conte non è vero ed è ingeneroso, ogni tecnico ha un modo diverso di approcciare al lavoro e allenare. Mi intriga inoltre il Sassuolo: Dionisi sta dando un seguito importante a ciò che ha lasciato De Zerbi. Ma chi mi ha entusiasmato di più è comunque il Napoli di Spalletti, team penalizzato assai dalle assenze, ma ben allenato e appunto entusiasmante.

E la Juventus?

Ha rango, nome e nomi in campo, ma non mi piacciono i bianconeri. Lotteranno per un piazzamento in zona Champions League. E basta.

Cosa rappresenta per te il calcio?

E’ tutto, sono nato col pallone in culla praticamente, ma soprattutto è fantasia.

Che compagini calcistiche guarderesti in televisione sempre?

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Guardo tutto. Detto ciò, City, Chelsea, Psg e il poc’anzi menzionato Napule mi piacciono.

A che età capisci se un bambino è predisposto per diventare un calciatore?

Tra i 6 e gli 8 anni possibile intuire l’eventuale predisposizione guardando principalmente i movimenti e … come si allaccia le scarpe. A 12 anni capisci se può davvero avere un domani  nel calcio.

Il tuo amico Gene Gnocchi potrebbe allenare?

Capisce e conosce la materia, è intelligente, sa parlare e comunicare, quindi lo vedo come opinionista, cosa che ha già fatto e merita di rifare.

Così parlò “Maradonelli”, colui il quale, preparato, appassionato e informato insegna football senza dimenticare estro, fantasia ed emozioni.

 

Stefano Mauri

 

 

 

 

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Stefano Mauri

Stefano Mauri nato a Crema nel gennaio 1975, mese freddo e nebbioso per eccellenza. E forse anche per questo, per provare a guardare oltre la nebbia e per andare oltre le apparenze, con i suoi scritti prova a provocare, provocare per ... illuminare. Giornalista Free Lance, Sommelier, Food and Wine Lover, lettore accanito, poeta e Pierre appassionato, Stefano Mauri vive, lavora, scrive, degusta, beve e mangia un po' dappertutto. E ovunque si prefigge lo scopo di accendere se non una luce, beh almeno un lumino, che niente è come sembra, niente. Oltre a collaborazioni col mondo (il virtuale resta una buona strada, ma non è La Strada) web, Stefano Mauri, juventino postromantico e calciofilo disincantato, collabora con televisioni, radio e giornali più o meno locali. Il suo motto? Guardiamo oltre, che dietro le apparenze si cela il vero mondo.

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