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Capodanno, ricchi tamponi e omicron

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Avevano assicurato che tutto sarebbe andato bene. In effetti, nessuno può lamentarsi. Nel senso che se lo fa viene subito accusato di essere un complottista e un novax. Va talmente bene che siamo ridotti a dover rateizzare le bollette di luce e gas per i mostruosi aumenti in arrivo. E il prossimo anno, con questi espertoni al potere affiancati dagli influencer di nuova generazione (i virologi della tv) andrà anche meglio. Già dal primo giorno: a Capodanno l’isola di Capri, ad esempio, è sostanzialmente chiusa, con gli hotel che hanno abbassato la saracinesca. Il governatore della Campania Vincenzo De Luca, le cui provocazioni non fanno più ridere nemmeno quando le pronuncia Crozza, vieta le feste in piazza. E già che c’è pure feste di laurea, scolastiche e di compleanno nei locali al chiuso.

Mascherine all’aperto in varie regioni, ma anche in molte grandi città per iniziativa dei sindaci, con accessi controllati e divieti di vendere bevande in vetro per evitare assembramenti fuori dai locali. E respiriamo questo clima da Corea del Nord con la quasi totalità della popolazione vaccinata. Ma andrà tutto benissimo, anche meglio.

Secondo Coldiretti, per dirne una, solo 3,5 milioni di persone hanno deciso di trascorrere il Natale e l’ultimo dell’anno fuori casa. I ristoranti in bilico sulla zona gialla, con il rischio di riduzione di capienza del 50%, non sanno esattamente come muoversi. Stando ai dati di Demoskopika, qualcosa come 8 milioni di italiani hanno cancellato le prenotazioni per le vacanze.

Su Facebook Daniele Capezzone mostra la foto di un vagone del treno vuoto: «Di solito ogni anno, in queste giornate, c’è una valanga di viaggiatori ovunque. Ecco invece il mio treno di oggi (andata e ritorno: stessa scena spettrale) Roma-Firenze-Bologna-Padova-Mestre, e adesso Mestre-Padova-Bologna-Firenze-Roma. Aspetto il prossimo che ci parlerà di ripresa e boom economico».

Nelle città d’arte i turisti stranieri non esistono più, i musei si stanno impolverando. Testimonianze dirette ne abbiamo dai cinema, con cinque giovanissimi entrati in un noto multisala: la biglietteria era perfino chiusa e i biglietti li hanno fatti al bar, dopo scrupoloso controllo della certificazione verde. Dentro, il deserto dei Tartari: per invitarli a tornare hanno regalato loro un album delle figurine (e decine di pacchetti di figurine), un pupazzetto, un abbonamento con cinque ingressi gratuiti, altrettanti biglietti a metà prezzo. Cose mai viste. Come farà a reggere quest’industria altri tre mesi così? Non si sa.

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Ma gli scienziati che ci governano hanno avanzato perfino l’ipotesi di tamponare i vaccinati  – per un super super green pass – che vanno a cinema, teatro, stadio, discoteche, stadi. Ma chi è il fenomeno che si fa un tampone (a pagamento) per andare al cinema? E poi, perché tamponarsi dopo aver sentito le parole del ministro Renato Brunetta? Le ricordate? A settembre, nell’annunciare il green pass per lavorare, gongolava soddisfatto: «Qual è la logica geniale del green pass? Non ti vaccini? E allora ti fai i tamponi! I tamponi sono un costo psichico: fatevi infilare dentro al naso, fino al cervello i cotton fioc lunghi! Ecco, è un costo psichico e un costo monetario: 50 euro, due volte, 60 euro, più il costo organizzativo».

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Ecco, se li faccia lui allora i tamponi per andare al cinema o allo stadio, lasciando che i cotton fioc lunghi gli arrivino fino al cervello. Lo paghi lui il costo psichico, monetario e organizzativo. Noi non lo faremo di certo.

Solo che poi, è evidente, i cinema chiudono. Come chiuderanno gli stadi, le discoteche, i teatri. È evidente a noi e non può non esserlo a chi tira le fila dell’emergenza. Non sappiamo se questa linea del tampone ai vaccinati passerà adesso o più avanti. Ma noi ve lo avevamo annunciato mesi fa. Ancora ad agosto, mentre tutti esaltavano il vaccino come unica salvezza, scrivevamo che, una volta chiamata all’hub l’intera popolazione (o quasi), avrebbero chiesto il tampone anche agli inoculati. Perché non è più chiaro dove stiamo andando.

L’emergenza è iniziata quando a Bergamo moriva un contagiato su quattro, ora ci stanno portando a vaccinare bimbi piccolissimi la cui probabilità di morire di Covid è inferiore a quella di prendere un asteroide in testa. L’Ema ha addirittura approvato un nuovo vaccino, Novavax (come vi avevamo anticipato la scorsa estate…) che giurano essere efficacissimo. Ma sulle vecchie varianti. Peccato che oggi ce ne sia una nuova, Omicron, perché il virus è stato più veloce. E, presi forse dal panico, Lorsignori vogliono così accelerare per ritrovare nuovi composti, spingere sulla terza dose e non escludere la quarta, dato che Omicron è contagiosissima. Solo che al 19 dicembre in Gran Bretagna, dove è già molto diffusa, questa variante aveva colpito 37101 persone. I morti erano 12. L’agenzia AGI ha titolato: «La Gran Bretagna conta già 12 morti per Omicron». Ma come «già 12 morti»? Dodici morti su 37101 contagi costituiscono lo 0,032% degli ammalati, una percentuale ridicola se si considera che l’influenza stagionale ne uccide poco meno dello 0,1% ogni anno. Auguri a tutti.

 

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