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Arthur scelto solo per motivi di bilancio? Per ricostruire la Juve occorre una svolta totale

Mister Allegri deve rifondare la squadra in campo, ai dirigenti il compito di farlo lavorare bene

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Federico Pastorello, premiato come miglior agente nel corso della premiazione del Golden Boy 2021, ha parlato così dal palco nei giorni scorsi: “Quando sono partito da solo speravo di diventare uno dei migliori, ma desidero ringraziare i miei dipendenti e collaboratori, dietro c’è il lavoro di tutti. Di recente ho avuto il piacere di poter avere nella mia squadra Federico Bernardeschi e Arthur. Federico è contento e concentrato, mentre Arthur era stato scelto da un altro allenatore e con Allegri trova poco spazio, vuole giocare la Coppa del Mondo e potrebbe cambiare”.

Per carità, Pastorello è un professionista meraviglioso, capace, pulito e sul pezzo e fa bene a parlare in questo modo, lo farei pure io.

Però per approfondire meglio la questione bisogna approfondire il tutto e spiegare come, legittimamente e lecitamente, Arthur è stato preso dal Barcellona, nella primavera 2020, in cambio (operazione nel mirino degli inquirenti) di Pjanic esclusivamente per ragioni di bilancio.

Né Sarri, allora (ammise di non conoscerlo in un’intervista nel giugno 2020) trainer della Juve, tantomeno Pirlo e poi Allegri hanno scelto il centrocampista brasiliano (difficile venderlo al netto dei rumors Lazio e Bayern Monaco)), ragazzo in gamba senza colpa e privo di peccato, il frutto di un football sempre meno sport e più finanza. E tutto questo non va bene, poiché i calciatori andrebbero seguiti, studiati, scelti e presi in virtù di un progetto. Disegno che alla Juve manca dal dopo Marotta, attuale general manager dell’Inter, un tempo Deus Ex Machina della Vecchia Signora.

Sì la fine del Grande Ciclo (tanti scudetti, bei progetti) Bianconero inizia con l’addio del Marotta: inutile negare l’evidenza. Fabio Paratici, talent scout talentuoso, capacissimo non è un calciofilo globale, forse lo è un pochino di più il suo successore Cherubini, al quale però manca un Capo degli Osservatori di razza e, francamente, oggi, suo malgrado, si trova al centro di una tempesta pericolosa e dall’esito ancora incerto, avvolto nella nebbia.

L’amministratore delegato Arrivabene? In buoni rapporti col presidente Andrea Agnelli (il suo errore bestiale? Lasciar partire Marotta, ribadiamolo), in ottimo con gli Elkann, ma arriva dalla Formula Uno e il footballshowfinanza 4.0 è un’altra storia.

Nedved? E’ stato un campionissimo, un Meraviglioso tuttocampista da corsa, ha scritto la storia bianconera, ma fare il dirigente è un altro discorso.

Stefano Mauri

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Stefano Mauri

Stefano Mauri nato a Crema nel gennaio 1975, mese freddo e nebbioso per eccellenza. E forse anche per questo, per provare a guardare oltre la nebbia e per andare oltre le apparenze, con i suoi scritti prova a provocare, provocare per ... illuminare. Giornalista Free Lance, Sommelier, Food and Wine Lover, lettore accanito, poeta e Pierre appassionato, Stefano Mauri vive, lavora, scrive, degusta, beve e mangia un po' dappertutto. E ovunque si prefigge lo scopo di accendere se non una luce, beh almeno un lumino, che niente è come sembra, niente. Oltre a collaborazioni col mondo (il virtuale resta una buona strada, ma non è La Strada) web, Stefano Mauri, juventino postromantico e calciofilo disincantato, collabora con televisioni, radio e giornali più o meno locali. Il suo motto? Guardiamo oltre, che dietro le apparenze si cela il vero mondo.

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