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Rosanna Belvisi fu uccisa dal marito. La figlia Valentina: “Quell’uomo non è più mio padre”

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Ha cambiato città e cognome Valentina, la cui mamma Rosanna Belvisi fu ammazzata dal padre: “Non voglio avere più niente a che fare con lui”. Ora porta il cognome della mamma. E rivela un dettaglio choc: “Fui costretta a lavare il sangue dalle pareti”. Il suo avvocato, Domenico Musicco: “Servono miglioramenti al Codice Rosso”

 

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Il servizio che Cronaca Vera ha dedicato a Rosanna Belvisi e alla figlia Valentina

 

MILANO – A gennaio saranno cinque anni da quando suo padre, Luigi Messina, uccise sua mamma con 29 coltellate. Oggi l’uomo sta scontando una pena a 18 anni di carcere. E lei, Valentina, ha cambiato città e cognome. Ora porta quello della madre, Rosanna Belvisi. E del padre, quando parla di lui al Corriere del Veneto, non pronuncia mai il nome: «Con lui, non voglio più avere niente a che fare». Una storia terribile la sua, che porta indelebile dentro la data del 14 gennaio 2017.

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Rosanna Belvisi

IL DELITTO

Luigi, guardia giurata, disoccupato, dice di aver trovato la moglie sgozzata in casa. Lo racconta al 118 e alla polizia. Rosanna Belvisi, già custode del condominio, da quando era stato chiuso il servizio di portineria aveva trovato lavoro all’Inps. Era appena tornata con il marito da una breve vacanza a Pantelleria, dove il fratello ha un’azienda vinicola. Valentina, al momento della tragedia si trovava in Svizzera con il fidanzato. Si sarebbe dovuta sposare il successivo 2 febbraio. E Rosanna si stava dando da fare per organizzare la cerimonia. In casa, emerge però presto anche dal racconto dei vicini, viveva continue tensioni con il marito, anche per via di un vecchio tradimento di lui. L’arma non si trova, ma vengono rinvenuti pezzi di garza insanguinati. È tutto vero quanto racconta Luigi? Non appena l’interrogatorio si fa serrato, l’uomo crolla e confessa: «L’ho uccisa io». Versione confermata anche davanti al gip, dove si dice dispiaciuto e pentito per l’accaduto. La difesa sceglie il rito abbreviato. Il gup Livio Cristofano lo condanna a 18 anni, escludendo l’aggravante della crudeltà. A gennaio 2018 ecco le motivazioni shock: «Nessuna efferatezza d’animo». La «consecuzione ossessiva dei colpi» fu l’effetto di «un raptus e di una deflagrazione emotiva incontrollabile, piuttosto che la realizzazione di un deliberato intento di arrecare sofferenze aggiuntive alla propria consorte». Si narra come l’uomo, dopo aver assassinato la moglie, fosse andato in pasticceria a comprare i babà e avesse giocato alle slot machine, vincendo 70 euro, per costruirsi un alibi. E si parla anche dei maltrattamenti inflitti alla consorte in passato, già accoltellata alla schiena nel 1995. Valentina non ci sta: «Con questa sentenza mia madre è morta due volte, non credo più nella giustizia».

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VALENTINA OGGI

Oggi Valentina vive a Thiene, Vicenza, dove ha conosciuto Diego, l’uomo di cui si è innamorata e il padre del loro bambino. Lavora in un supermercato. Quanto al papà assassino «non ho mai considerato quell’uomo come un padre: è sempre stato un ubriacone violento, egoista, cattivo. Controllava mia madre, le proibiva di fare tante cose, perfino di utilizzare il bancomat. Fin da bambina non capivo perché lei subisse tutto questo, per quale motivo non lo lasciasse: credo avesse paura di ritorsioni, oppure era in grado di soggiogarla al punto tale da instillarle la convinzione di amarlo. Nell’autunno del 2016 venne fuori che aveva una seconda famiglia e propose a mamma di vivere tutti sotto lo stesso tetto. Lei rifiutò ma ancora una volta volle perdonarlo. A fine dicembre partirono per una vacanza che doveva in qualche modo rinsaldare la loro relazione, ma quando tornarono la uccise. Per il giudice, fu un raptus. È assurdo: troppi segnali suggeriscono che avesse pianificato tutto, probabilmente con la speranza di potersi ricostruire una vita con l’altra donna. Alla fine se l’è cavata con una condanna tutto sommato lieve: con la buona condotta tra meno di dieci anni sarà nuovamente libero di fare del male». E aggiunge: «Purtroppo lo Stato sembra dimenticarsi dei figli sopravvissuti alla morte della madre e all’arresto, o a volte al suicidio, del padre-assassino. È una mancanza di aiuto che riguarda non solo gli aspetti economici o il supporto psicologico. Si creano anche situazioni assurde. Un mese dopo la morte di mamma, l’appartamento in cui vivevamo fu dissequestrato ma non avevo alcuna intenzione di continuare ad abitarci e così, prima di lasciarlo, entrai per fare le pulizie. Scoprii che nessuno aveva toccato la “scena del crimine”: mi ritrovai con lo straccio in mano a lavare il sangue di mia madre dal pavimento e dai muri. Fu come rivivere attimo per attimo la sua aggressione». Valentina è attiva nel gruppo “Noi orfani speciali”: «Cerchiamo di prendere contatto e aiutare le persone che hanno vissuto questa esperienza».

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L’avvocato Domenico Musicco

L’AVVOCATO

Il suo avvocato Domenico Musicco, presidente di Avisl Onlus, dice: «Mi sono occupato personalmente del cambio del cognome di Valentina, una procedura burocratica molto complicata. Credo che in vicende del genere dovrebbe esserci un percorso facilitato. Quanto al terribile delitto di Rosanna, è indispensabile apportare grossi miglioramenti al Codice Rosso, a partire dall’obbligatorietà del braccialetto elettronico, che avevo proposto nel 2017 insieme all’onorevole Valentina Vezzali. Se fosse stato approvato all’epoca, avrebbe evitato molti femminicidi. Basta vedere quanto accaduto in Spagna, dove  – su 300 casi di persone costrette al braccialetto – non si è verificato nemmeno un reato».

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