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E dopo il Covid, siamo rimasti in bolletta (quella della corrente)

Vi avevano dato gli incentivi per comprare una piccola auto elettrica che costa come un suv. Ci avete creduto. Avete investito i vostri risparmi, magari dotandovi della famosa colonnina di ricarica prevista dal superbonus e che vi porta molta più corrente in casa. Vi siete sentiti ecologisti e anche un po’ contenti del fatto che, a fronte di tale spesa, d’ora in avanti non avrete più il problema del pieno della macchina e del costo della benzina. Benissimo. Il tempo di mettere l’auto in garage ed è arrivata la sorpresa: dal prossimo mese la bolletta della corrente aumenterà del 40%.

Perchè il 40% hanno il coraggio di chiamarlo aumento e non stravolgimento di qualsiasi regola civile. Un boom senza precedenti. L’annuncio arriva a mo’ di fulmine a ciel sereno dal ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani: «Lo scorso trimestre la bolletta elettrica è aumentata del 20%, il prossimo trimestre aumenta del 40%. Queste cose vanno dette, abbiamo il dovere di affrontarle». I toni sono quelli di chi denuncia e protesta. Ma qualcuno dovrebbe dirgli che è proprio a se stesso, il ministro, quello a cui deve rivolgersi per trovare una soluzione. Invece Cingolani aggiunge: «Succede perché il prezzo del gas a livello internazionale aumenta, succede perché aumenta anche il prezzo della CO2 prodotta». Colpa loro insomma: colpa di chi vende le materie prime, di chi le trasporta, di chi le gestisce. Così ci fa capire il ministro.

Invece no. Non è solo colpa loro, ovviamente, se dal mese prossimo accendere la luce sarà come cavarsi il sangue. Secondo Federconsumatori «è urgente un intervento del governo su tasse, oneri di sistema, sviluppo delle rinnovabili». Già. Perché buona parte delle voci che troviamo in bolletta, come sempre, è costituita da tasse. Non da materie prime, non da rincari dovuti al covid, da problemi geopolitici, o da qualsiasi altra improvvisa emergenza all’orizzonte. No. Tasse, accise, imposte, chiamatele come vi pare, anche se ufficialmente li definiscono appunto oneri di sistema, che suona meglio di balzello: di fatto sono cifre che nulla hanno a che fare con l’energia, il trasporto e la gestione. E che potrebbero essere drasticamente tagliate dal governo, dato che pesano il 25% in media sulla bolletta e raggiungono il 40% per quella del gas. Il che ci porta alla seconda notizia del momento: anche il gas aumenterà. E del  30%. Anche qui si parla di rincari inauditi. E probabilmente alcuni di voi ricordano la stangata già presa con l’acqua, dato che ci sono zone dove i costi sono lievitati del 27%, senza peraltro che si potesse cercare scappatoie in un gestore diverso e più economico: com’è noto, con l’acqua non si può.

Mano al portafogli, stando alle stime di Enea, ogni famiglia dovrà sborsare in media quasi 700 euro l’anno in più. Una cifra mostruosa. Soprattutto in uno dei Paesi più tartassati del mondo nel quale, governo dopo governo, le imposte continuano ad aumentare. In cui gli aiuti per le attività per il lockdown si sono ridotti a elemosine (talvolta chieste pure indietro) e nel quale il lavoro è ormai diventato un lusso. Ma dove l’informazione sembra aver perso del tutto il proprio ruolo, troppo presa a magnificare il potente di turno. Vien da sorridere, ad esempio, se si guardano i titoli trionfalistici di taluni giornali sui 338mila occupati in più in Italia nel secondo trimestre dell’anno e addirittura di 523mila lavoratori in più rispetto allo stesso periodo del 2020. Peccato che da marzo a giugno 2020 in Italia fosse quasi tutto fermo causa lockodown e dunque il confronto con l’anno passato appaia ridicolo. E ancora, peccato che di questi 338mila nuovi posti di lavoro, 226mila siano a tempo determinato. E si deve andare in fondo agli articoli per scoprire infine che, rispetto a prima che scoppiasse la pandemia, ci sono 678mila disoccupati in più. L’equivalente di una metropoli.

Non bastasse, a costoro prepariamoci ad aggiungere una marea, nel senso letterale del termine, di nuovi “esodati” dall’introduzione del supergreen pass per tutte le aziende private e le attività: le persone in età lavorativa che non si sono ancora vaccinate sono quasi dieci milioni, buona parte di esse è decisa a non farlo. E, con i tamponi a pagamento, si troveranno a dover scegliere se vaccinarsi o non mangiare. Naturalmente in piena libertà, così come recita il mantra di Stato e della sua carta verde: sei libero di vaccinarti o di morire di fame. Licenziamenti si stanno già verificando adesso, figuriamoci domani con il passaggio al supergreen pass. Con tali numeri in ballo, rischiamo di trovarci in un sol botto qualche milione di disoccupati in più. Ma tutto questo non sembra preoccupare nessuno.

Abituati a guardare la realtà dal basso, mentre a Palazzo ci si accapiglia su battaglie inutili e delle quali nulla importa alla popolazione alle prese con i conti di fine mese, ci siamo soffermati su una notizia sconcertante, una storia che dà l’impressione di una gigantesca bomba sociale pronta ormai a deflagrare: a Napoli un venticinquenne è stato accoltellato alla schiena e al torace da un collega. Quando abbiamo letto che la lite tra i due era nata per uno “sconfinamento”, abbiamo pensato ad un regolamento di conti tra spacciatori, delinquenti di basso cabotaggio. Ad una storia di droga o di debiti di gioco. Invece vittima e carnefice erano entrambi sfacchinatori indefessi, erano rider: quei ragazzi che pedalano tutto il giorno per fare consegne qualsiasi siano la temperatura e le intemperie e che guadagnano una miseria. E no, non c’entravano né droga, né affari loschi. Era una questione di lavoro, anche se a guardar meglio somiglia più ad una questione di mera sopravvivenza: si erano contesi la consegna del panino di un fast food.

(Anticipazione del Momento di Cronaca Vera in edicola da martedì 21 settembre)

 

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