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Così da Israele potrebbero rivendere all’Italia la plasmaterapia inventata gratis da Giuseppe De Donno

Nel numero in edicola la scorsa settimana vi abbiamo raccontato questa incredibile storia. Ora la approfondiamo e ve la documentiamo passaggio per passaggio – I clamorosi risultati ottenuti in Israele sul plasma iperimmune (dopo che in Italia era già stato dichiarato inefficace)

 

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Si è tolto la vita alla fine di luglio. Era stato il geniale ideatore del protocollo dell’ospedale Poma di Mantova per curare il Covid con il plasma iperimmune. Ma dopo i primi clamori, era stato escluso dalla guida della sperimentazione nazionale Tsunami. Poi messo alla berlina, attaccato, ostacolato talvolta addirittura irriso.

Speciale sul caso Giuseppe De Donno e plasma iperimmune – GUARDA

Oggi un libro ristabilisce la verità su Giuseppe De Donno, lo pneumologo che aveva infine lasciato l’ospedale per diventare medico di base. Si chiama “Giuseppe De Donno – Il medico che guariva dal Covid con il plasma iperimmune” e lo ha scritto il giornalista e conduttore di Rpl Antonino D’Anna, raccontando le storie di decine di pazienti guariti da De Donno per bocca degli stessi protagonisti. Da Luigi Neri, dato per spacciato a Bergamo e salvato a Mantova dopo un’esplicita richiesta d’aiuto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, fino a Pamela Vincenzi, che De Donno curò con il plasma quando era incinta di sei mesi, salvando lei e il bambino: primo caso al mondo. Sono tanti i casi citati nel volume, di ex pazienti che ricordano come siano guariti grazie al plasma dei convalescenti. Il periodo, primavera del 2020, in cui si diceva che a Mantova non morisse più nessuno (GUARDA). Si salvò anche un paziente nonostante l’agammaglobulinemia: non produceva anticorpi eppure riuscì a farcela. E allora, che fine ha fatto quella terapia?

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LA SPERIMENTAZIONE

Fu proprio dopo questi casi eclatanti che il medico iniziò ad incontrare ostacoli. Come taluni virologi, che in tv sostennero che si trattasse di una cura pericolosa costosa, mentre è vero l’esatto contrario: non soltanto è in auge da un secolo, ma è pure sostanzialmente gratuita per via del plasma donato dai guariti. Il perché di tali attacchi non si sa. Ma dopo il caso di Pamela De Donno si trovò addirittura i Nas in reparto. Poi successe il fatto più sorprendente: l’Istituto Superiore di Sanità decise di avviare una sperimentazione nazionale, il protocollo Tsunami. Ma non lo affidò a lui, che inizialmente venne addirittura escluso, ma a Pisa (GUARDA). Un fatto privo di logica agli occhi dell’opinione pubblica se si pensa che a Mantova avevano usato il plasma con successo su 48 pazienti, mentre a Pisa lo avevano utilizzato su 2. De Donno, convocato al Senato, si sfogò: «Sono rimasto sconcertato. La sperimentazione di prima fase che è partita adesso a Pisa è una sperimentazione vecchia. Bisognava partire con una seconda fase». – GUARDA

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L’AZIENDA

Poco prima del suo intervento, tuttavia, aveva parlato Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria. E questi aveva ceduto la parola ad una persona di cui non era stata annunciata l’audizione. Si trattava di Paolo Marcucci, amministratore delegato di Kedrion Biopharma, colosso dei plasmaderivati con un fatturato da 687 milioni di euro, fratello dell’allora capogruppo in Senato del Pd, Andrea. Marcucci parlò proprio del plasma dei convalescenti, spiegando che la sua azienda avrebbe messo a disposizione il proprio stabilimento di Napoli per raccogliere il plasma dei donatori italiani e trasformarlo, in «conto lavorazione» in plasma iperimmune industriale utilizzabile nei quattro anni successivi: «Così si eviterà di eseguire l’inattivazione virale nei singoli centri che è un’inattivazione comunque artigianale, costosa e adatta solo alla sperimentazione». – GUARDA IL VIDEO DEGLI INTERVENTI AL SENATO

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Clicca sulla foto e vai al video del Senato con gli interventi di Scaccabarozzi, Marcucci (non annunciato) e De Donno

 

Kedrion, precisò Marcucci, aveva raggiunto un accordo con l’israeliana Kamada per la produzione di gammaglobuline imperimmuni. Quest’ultima, azienda quotata al Nasdaq, è specializzata nella purificazione del plasma con una tecnologia proprietaria. E sul plasma iperimmune investì molti sforzi. Dunque, anche i big della farmaceutica credevano moltissimo nella terapia.
La vicenda venne ripresa da Il Giornale, che successivamente intervistò lo pneumologo di Mantova, il quale non fu tenero nella replica. Ecco cosa disse:

Secondo l’ad Kedrion Paolo Marcucci, intervenuto a sorpresa al Senato, il plasma iperimmune lavorato oggi in maniera «artigianale» dai singoli centri è «costoso» e «adatto solo alla fase sperimentale». Cosa risponde?
«È in conflitto di interessi».
Marcucci sostiene anche che il plasma iperimmune industriale possa essere congelato anche per 4 anni. Il vostro?
«Se neutralizzato può durare fino a sei mesi. Se non neutralizzato, molto di più. Il vantaggio però del plasma convalescente è che costa molto meno, segue la antigenemia del virus, pertanto gli anticorpi sono più specifici. Il plasma inoltre contiene sostanze antinfiammatorie che sicuramente in futuro dimostreranno avere un peso notevole nel miglioramento clinico».
Il plasma industriale è meno pericoloso del vostro?
«Altra corbelleria. Si vuole spianare la strada ai prodotti di sintesi, verso i quali peraltro io non sono contrario. Ma ciò non vuole dire demonizzare il plasma convalescente. Gli industriali cercano profitto. Noi no. Il problema è quando il profitto collude con la scienza o con la politica. Vuol dire che il sistema ha delle pecche. Mostruose».
Quando alcuni scienziati in tv parlavano di pericolosità del plasma Avis non ha detto nulla e lei si è detto «sorpreso..»
«A dir la verità da uomo meridionale mi sono imbestialito ma al presidente nazionale Gian Pietro Briola, persona di grande serietà, ho spiegato che di fronte ai donatori dobbiamo essere uniti».
Marcucci ha sostenuto al Senato di aver fornito gratuitamente i kit di inattivazione virale alla sperimentazione del San Matteo (e quindi anche alla vostra). Se questi kit fossero a pagamento, la lavorazione del plasma che raccogliete sarebbe molto più costosa?
«No. Ma Marcucci manco ha nominato Mantova in Senato. Era distratto».
(VAI ALL’INTERVISTA COMPLETA)

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I RISULTATI

E arriviamo all’aprile di quest’ anno. Le conclusioni sul protocollo Tsunami sul plasma iperimmune guidato da Pisa sono deludenti: l’efficacia del plasma sul Sars-Cov-2 non è dimostrata. Le banche del plasma dei convalescenti che spuntavano come funghi dopo i primi risultati di De Donno, spengono i loro entusiasmi: «I risultati dello studio Tsunami sono in linea con quelli della letteratura internazionale, prevalentemente negativa, fatta eccezione per casistiche di pazienti trattati molto precocemente con plasma ad alto titolo» recita la nota Aifa-Iss.

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L’équipe di Giuseppe De Donno al Poma di Mantova

LA SORPRESA

Tutto chiaro? Non esattamente. Nello stesso mese, Kedrion fornisce infatti notizie sull’andamento della plasmaterapia, linkando sul proprio sito un’intervista del 20 aprile 2021 al ceo dell’israeliana Kamada Amir London a LeFonti.tv. E cosa racconta quest’ultimo? «Con Kedrion abbiamo lavorato velocemente con il ministero della salute israeliano, negli ospedali e con le banche del sangue e prendendo il plasma dai guariti abbiamo sviluppato il prodotto a giugno (2020 ndr). Siamo stati la prima azienda nel mondo a completare la produzione di questo lotto di anticorpi a livello terapeutico». A ottobre Kamada ha raggiunto un accordo con il ministero israeliano e a «inizio 2021 è diventato il trattamento più diffuso in Israele. Il ministero della salute isreaeliano sta usando le nostre sperimentazioni cliniche per il trattamento dei pazienti in Israele e questo trattamento sta diventando sempre più diffuso per il malati di Covid».
Ecco il video integrale dell’intervista a London:

 

Kedrion, aggiunge London, sta raccogliendo il plasma dei convalescenti negli Stati Uniti e l’idea è quella di portare il trattamento in altri Paesi del mondo. Quali? Sul sito di Kamada, alla voce trattamenti Covid, c’è scritto: «L’obiettivo iniziale della collaborazione sarà fornire il prodotto come trattamento a pazienti in Israele, Stati Uniti e Italia».

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Clicca sulla foto e vai al sito di Kamada

Quindi, la terapia a base di plasma altrove funziona. Ma non basta. Il 19 luglio 2021, il quotidiano Il Giorno pubblica un servizio su Kamada e Kedrion. Vi si legge:

Ad aprile 2020, inisieme alla Columbia University e a Kamada Ltd e, azienda biofarmaceutica israeliana specializzata a sua volta in prodotti plasma-derivati, venne lanciato un progetto per lo sviluppo, la produzione e la distribuzione di un’immunoglobina policlonale, estratta dal plasma di pazienti guariti dal Coronavirus, da utilizzare come potenziale cura sui pazienti invece affetti dal virus.

E ancora:

“Siamo fermamente convinti che il plasma abbia strumenti validi per partecipare alla battaglia contro il Coronavirus, e che possa quindi contribuire a sconfiggerlo – commenta il presidente della Kedrion, Paolo Marcucci – il prodotto al quale si sta lavorando viene sviluppato a base di immunoglobuline estratte dal plasma di persone guarite dal Covid o anche vaccinate, che hanno quindi sviluppato gli anticorpi. Le proteine verrebbero poi utilizzate nel trattamento dei pazienti malati”. 

Secondo la partnership, Kedrion Biopharma è responsabile della raccolta e della fornitura della materia prima, ovvero del plasma di pazienti convalescenti, del supporto alla sperimentazione clinica e, in caso di esito positivo del progetto, dell’eventuale distribuzione in Stati Uniti, in Europa, Australia e Corea del Sud.

E sui risultati ottenuti in Israele con il plasma:

A proposito della sperimentazione clinica, a gennario scorso l’azienda israeliana rese pubblici i primi risultati derivanti dalla fase 12 dello studio clinico. La sperimentazione è stata effettuata su un piccolo gruppo di persone composto da 12 pazienti arruolati, di età compresa tra i 34 e i 69 anni. La prima fase ha dato queste prime evidenze: 11 su 12 pazienti sono guariti dopo averlo ricevuto, di questi 7 sono stati dimessi dall’ospedale entro il quinto giorno dal trattamento e gli altri 4 entro il nono giorno. “Continuano gli studi clinici in Israele. Attualmente è in corso lo studio della fase 3 che coinvolge un numero più ampio di pazienti – prosegue il presidente Marcucci -. La ricerca di un farmaco contro il Covid a base di anticorpi, guarda a quelle categorie di persone che hanno un quadro clinico particolare. Sto parlando ad esempio di tutti quelli che sono immunodepressi, primari o secondari, cioè chi ci è nato o chi ha sviluppato l’immunodepressione in un secondo momento”.

Certo, sarebbe davvero surreale se il nostro Paese comprasse da Israele una terapia messa a punto gratis da un medico italiano. Un medico ostacolato, lasciato solo e morto suicida. E al quale oggi il libro di Antonino D’Anna prova a rendere giustizia. – VAI AL LIBRO

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