Delittisocietà

La vera storia di Rodney Alcala, alias Date Game Killer, il più sanguinario serial killer americano

Rodney Alcala era destinato all’iniezione letale per gli omicidi di sette donne, tra cui una bambina di 12 anni – Gli investigatori hanno sempre sospettato che il numero delle vittime fosse infinitamente più alto

 

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Il numero di Cronaca Vera in edicola con la storia di Rodney Alcala

 

SAN FRANCISCO – Era in attesa di essere giustiziato, da anni nel carcere di San Quintino, a San Francisco. È invece morto di cause naturali Rodney Alcala, 78 anni, nell’ospedale di San Joaquin Valley, dove era ricoverato da tempo. La pena capitale era giunta nel 2010 per cinque omicidi commessi in California tra il 1977 e il 1979, tra cui quello ai danni di una dodicenne. E nel 2012 gli avevano rifilato altri 25 anni per aver ammesso di essere il responsabile di due delitti avvenunti a New York. Ma è sospettato di aver ammazzato almeno 130 persone da una costa all’altra degli Stati Uniti. Di tante, tantissime ragazze cui dava appuntamento come fotografo. E che invece diventavano sue vittime. Tuttora la polizia sta cercando di identificare i soggetti che apparivano nelle immagini ritrovate a centinaia nella sua casa, alcuni in pose sessualmente esplicite. Per alcuni potrebbe essere il più sanguinario serial killer degli Stati Uniti. Gli inquirenti dissero che Alcala “giocava” con le sue vittime, strangolandole fino a far perdere loro conoscenza e attendendo che si risvegliassero per torturarle più volte. «Una macchina per uccidere» lo definì un poliziotto. Ma come cominciò tutto?

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Rodney Alcala partecipa alla versione americana de Il gioco delle coppie

IL GIOCO DELLE COPPIE

Robin Samsoe scomparve a dodici anni, mentre andava alla lezione di balletto in bicicletta. Era il 1979. Aide, infermiera, ne aveva diciotto quando fu violentata, strangolata e uccisa a colpi di pietra. Un’altra infermiera, strozzata con una calza a 27 anni, fu finita a martellate. L’assassino era sempre lui. E passerà alla storia della cronaca nera cone “Dating Game Killer”, perché in quello stesso anno, Alcala, un viso simpatico e sorridente, folta chioma lunga, vinceva The Dating Game, show televisivo americano identico al nostro Il gioco delle coppie, che in Italia conduceva Marco Predolin e che lanciò Federica Panicucci. Fu infatti subito dopo che accertarono alcuni dei suoi delitti. Tipo strano lo era fin da giovanissimo. Congedato per disturbi mentali dall’esercito, in cui si era arruolato volontariamente, vantava una laurea all’Università della California. Forse era per questo che si era convinto di avere un quoziente d’intelligenza «superlativo». Dirà di aver frequentato un corso di recitazione di Roman Polanski, anche se non ci sono prove. Di certo cinema e tv lo affascinavano. Non riuscendo a entrarvi definitivamente, si diede alla fotografia. Book, posati e quant’altro. E nella mente iniziò a fantasticare. Negli archivi della polizia ci finì nel 1968 per aver violentato una bambina. Ma non lo presero. Riuscì a cambiare nome e a diventare insegnante in un centro artistico per minori. Cos’abbia combinato in quel periodo non è noto. Un poliziotto lo scovò tre anni più tardi. Uscito di prigione nel 1974, lo arrestarono per omicidio nel 1980.

I mille volti di Rodney Alcala

SI DIFENDEVA DA SOLO

Fu allora, indagando sulla scomparsa della piccola Robin Samsoe, che trovarono nel suo garage di Seattle i book fotrografici: mille foto di minori e non. Tra questi, gli scatti delle sue vittime. Alcala si è sempre difeso da solo. Lo hanno condannato a morte tre volte. Ma non sono mai riusciti a giustiziarlo. Il problema è che ogni tanto si scoprivano altre vittime e si continuava a processarlo. Nel 2013 il giudice Bonnie G. Wittner, prima di emettere la sentenza di condanna a 25 anni per gli ultimi due omicidi, scoppia a singhiozzare: «Non ho mai trovato un caso come questo, la speranza è che non ne capitino più». Si trattava dei delitti di Cornelia Crilley, avvenuto nel 1971, e di Ellen Hover, ammazzata sei anni più tardi. Cornelia, assistente di volo, fu stuprata e strangolata nel suo appartamento dell’Upper East Side. Ellen, pianista e pittrice, sognava di diventare un medico. I suoi resti furono trovati solo un anno dopo la morte nella contea di Westchester.

Le foto ritrovate in casa di Alcala

Resta l’album delle fotografie di Alcala: chi sono tutte quelle donne? Quante di loro sono state assassinate? Il Dipartimento di Polizia di Huntigton Beach è convinto che il fotografo abbia ucciso ben più di sette donne, qualcuno arriva a spingersi a dire addirittura 150. È per questo che gli investigatori hanno messo in Rete un centinaio di immagini facendo un appello a chi si riconosce o a chi riconosce qualcuno scomparso. Hanno risposto da mezza America e pure dalla Norvegia. Ma troppi volti sono ancora senza nome. E ora che lui è morto, il mistero è destinato a non chiarirsi più.

 

 

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