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Federico Pastorello, con un comunicato, spiega l’addio dell’attaccante Lukaku all’Inter

La volontà del bomber belga comunque determinante nella scelta di lasciare MIlano. E un anno fa...

 

Questo il comunicato del manager e procuratore calcistico Federico Pastorello e della P&P Sport Management dedicato al ritorno di Lukaku a Londra: “Sono state settimane molto intense e impegnative. Avrei voluto intervenire prima, ma ho preferito aspettare che il trasferimento di Romelu al Chelsea FC fosse ufficializzato. Ora, a mente fredda, posso condividere il mio pensiero sulla vicenda, a fronte delle tante notizie, delle troppe insinuazioni e dei commenti a dir poco inopportuni degli ultimi giorni. Prima di tutto, ci tengo a precisare che ho sempre accettato – e continuerò a farlo in futuro – il confronto e le critiche costruttive: fanno parte del gioco per chi svolge un ruolo con una notevole rilevanza mediatica.

Ciò che non possiamo assolutamente tollerare sono le falsità, le insinuazioni, le offese e le minacce che abbiamo ricevuto (anche nei confronti della mia famiglia e delle mie figlie, per esempio) che hanno ampiamente superato il limite della civiltà, della decenza e della sopportazione. Fatta questa doverosa premessa, non ho alcuna remora nel puntualizzare che da quasi 25 anni svolgo la mia professione per 3 motivi principali, in rigoroso ordine di priorità:
1) la passione e l’amore per quello che considero il mestiere più bello al mondo, l’agente sportivo
2) l’ambizione di competere tra i migliori professionisti del mio settore a livello mondiale
3) la possibilità di coniugare la passione, l’amore e l’ambizione con il business, che considero un autentico privilegio

La narrativa – secondo la quale il trasferimento di Lukaku sarebbe stato “architettato” e “forzato” solo per assecondare interessi economici – sta portando tutti assolutamente fuori strada. In uno scenario in cui Lukaku non ha mai manifestato pubblicamente alcun disagio o malcontento riguardo la sua esperienza all’Inter, la sua situazione contrattuale o le note vicende societarie, l’interesse del Chelsea ha davvero toccato l’animo di Romelu fin dal primo istante, perché quel club rappresenta per lui qualcosa di unico e speciale.

Ho visto nei giorni scorsi un video del 2009 in cui 16enne ha visitato con la sua scuola lo stadio di Stamford Bridge e giurava che un giorno avrebbe giocato sul quel campo. Consiglio a tutti di guardarlo con attenzione: è impressionante la lucidità con cui un ragazzino di 16 anni già disegnava il suo futuro. Voleva vestire quella maglia, ci è riuscito appena 18enne e purtroppo se ne è andato prima di poter lasciare il segno e vincere qualcosa di importante.

Questa sfida è rimasta come un tarlo nel suo cuore e nella sua mente per tutti questi anni. E quando, in modo quasi inaspettato, si è materializzata l’opportunità di riprovarci – a 28 anni dopo due stagioni da assoluto protagonista con l’Inter – quasi non ci credeva. Era la possibilità di chiudere il cerchio e, da professionista esemplare quale è, ha deciso che era il momento di accettare nuovamente quella sfida. Che ci crediate o no, l’affetto di tutti i tifosi e il legame speciale con la città di Milano lo hanno fatto riflettere a lungo: ma poi, una volta presa la sua decisione, l’ha portata avanti con convinzione e fermezza. La mia famiglia vive e respira calcio da tre generazioni. E, personalmente, vivo il mio lavoro come una questione di famiglia. P&P è una grande famiglia e i nostri ragazzi sono la nostra famiglia calcistica. Il mio ruolo, da “capofamiglia”, è assicurarmi che i ragazzi siano personalmente felici, professionalmente sereni e nelle migliori condizioni per poter realizzare i propri sogni. È nostra responsabilità dare loro le migliori opportunità per scegliere come costruire il proprio futuro. L’aspetto economico è un dettaglio, ma non è il fattore principale che determina le nostre scelte e quelle dei nostri assistiti.

Per quanto riguarda l’Inter, posso garantire che l’A.D. Giuseppe Marotta, il D.S. Piero Ausilio – oltre che il tecnico Simone Inzaghi che si è adoperato in prima persona – hanno fatto tutto quanto fosse in loro potere per evitare questo trasferimento. Ma ci sono circostanze che vanno oltre la loro sfera decisionale e dipendono dalle indicazioni della proprietà.

Concludo il mio pensiero con una riflessione su quel giorno di 2 anni fa, quando Romelu Lukaku firmò per l’Inter, allora molti di quelli che oggi mi insultano e mi minacciano, mi ringraziavano di cuore per averlo portato a Milano. Se vi avessero detto: “Romelu dopo aver segnato più di 60 goal in due stagioni, riportato l’Inter ai vertici assieme ai compagni, disputato una finale di Europa League e vinto un titolo di Campioni d’Italia che manca dal 2010, essere nominato MVP dell’Europa League e della Serie A, lascerà i nerazzurri portando nelle casse del club una cifra record per il mercato Italiano”, voi cos’avreste fatto? Non ci avreste messo subito la firma?”

Dato a Pastorello ciò che è di Pastorello ecco è doveroso sottolineare rumors insistenti che riportano che, nell’addio a quella Milano nerazzurra che a detta sua tanto amava, beh sia stata determinante proprio la volontà di Lukaku, il quale già un anno fa fu tentato dalla possibilità di accasarsi al CIty. Ma la trattativa poi non decollò mai in quell’occasione.

 

Stefano Mauri

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Stefano Mauri

Stefano Mauri nato a Crema nel gennaio 1975, mese freddo e nebbioso per eccellenza. E forse anche per questo, per provare a guardare oltre la nebbia e per andare oltre le apparenze, con i suoi scritti prova a provocare, provocare per ... illuminare. Giornalista Free Lance, Sommelier, Food and Wine Lover, lettore accanito, poeta e Pierre appassionato, Stefano Mauri vive, lavora, scrive, degusta, beve e mangia un po' dappertutto. E ovunque si prefigge lo scopo di accendere se non una luce, beh almeno un lumino, che niente è come sembra, niente. Oltre a collaborazioni col mondo (il virtuale resta una buona strada, ma non è La Strada) web, Stefano Mauri, juventino postromantico e calciofilo disincantato, collabora con televisioni, radio e giornali più o meno locali. Il suo motto? Guardiamo oltre, che dietro le apparenze si cela il vero mondo.

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