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Non c’è da vergognarsi nel vincere all’Italiana contro la Spagna maestra nel palleggio

L'Italia del Ct Roberto Mancini, grande gruppo, in finale all'Europeo per Nazioni. Che personalità il Chiellini

 

 

Tra Italia e Spagna si sa è finita ai rigori, con la vittoria degli azzurri dopo un big match difficile, tosto, sofferto, giocato all’italiana contro una squadra, appunto la rappresentativa spagnola, più giocosa, abile nel palleggio e nel mantenere la palla. Ma alla fine vince chi la butta dentro, no?

Ah non c’è da vergognarsi giocando e vincendo di contropiede, modulo per intenderci col quale l’Inter ha costruito il Triplete prima e il suo ultimo scudetto dopo.

Dopo la semifinale tra italiani e spagnoli, il Corriere dello Sport, ripreso da Dagospia, prontamente ha sottolineato il simpatico siparietto, andato in scena proprio prima della lotteria dei rigori, in una fresca serata di uno strano primo scorcio di luglio londinese. Ecco dal CorSport il resoconto gustoso:

I capitani si avvicinano alla terna arbitrale per il classico sorteggio, ma qualcosa non va come previsto. C’è una incomprensione tra Giorgio Chiellini Jordi Alba. I due si trovano in disaccordo sul sorteggio spiegato poco prima dal direttore di gara e indicano quasi contemporaneamente le due porte opposte. Il difensore azzurro non ci sta e tra le risatine degli arbitri gli urla più volte all’avversario: “Mentiroso, mentiroso” ovvero “Bugiardo, bugiardo”, salvo poi abbracciarlo.

Ebbene la simpatica spavalderia di Chiellini, tra l’altro esibita in un momento topico, naturale poiché vera, sincera, priva di forzature, indubbiamente è servita da un lato a smorzare la tensione e a proteggere il gruppo, d’altro canto ha subito messo in mostra la sicurezza dei Mancini Boys. E solitamente, ai calci di rigore, vincono i più sicuri e leggeri, sì la stessa, sicura leggerezza, con la quale, Jorginho (è da Pallone d’Oro) ha tirato il rigore decisivo che ha regalato la finalissima all’Italia.

Non è un reato quindi passare il turno e vincere giocando di rimessa e questa nazionale italiana, fortunata perché audace, merita indubbiamente un Chapeau di riconoscenza per averci fatto riassaporare il gusto di tornare a sognare.

 

Stefano Mauri

 

 

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Stefano Mauri

Stefano Mauri nato a Crema nel gennaio 1975, mese freddo e nebbioso per eccellenza. E forse anche per questo, per provare a guardare oltre la nebbia e per andare oltre le apparenze, con i suoi scritti prova a provocare, provocare per ... illuminare. Giornalista Free Lance, Sommelier, Food and Wine Lover, lettore accanito, poeta e Pierre appassionato, Stefano Mauri vive, lavora, scrive, degusta, beve e mangia un po' dappertutto. E ovunque si prefigge lo scopo di accendere se non una luce, beh almeno un lumino, che niente è come sembra, niente. Oltre a collaborazioni col mondo (il virtuale resta una buona strada, ma non è La Strada) web, Stefano Mauri, juventino postromantico e calciofilo disincantato, collabora con televisioni, radio e giornali più o meno locali. Il suo motto? Guardiamo oltre, che dietro le apparenze si cela il vero mondo.

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