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Mario Donelli, allenatore e maestro di calcio, analizza via social la vittoria dell’Italia sull’Austria

Venerdì la sfida col Belgio quotatissimo promette scintille, ma gli azzurri ci sono e il Ct Mancini sa il fatto suo

Mister Mario Donelli da Soncino, calciofilo (quando giocava, da raffinato fantasista, numero 10 da leggenda sulle spalle era soprannominato “Maradonelli”) capace e appassionato, grande allenatore, ma soprattutto insegnante (sì è bravissimo, senza sofismi inutili, a insegnare football ai giovani) di calcio, via social, dopo la vittoria dell’Italia sull’Austria, diretto ed essenziale ha pubblicato la seguente disanima del big match che ha sorriso a Donnarumma e soci…

“La partita: Nettamente sorpresi dall’aggressività organizzata degli austriaci, mah … lo sono stati soprattutto i nostri giocatori di maggiore qualità, che non sono mai entrati in partita e hanno perso molti duelli durante quasi tutto l’incontro. E’ il bello del Calcio degli ultimi anni, dove una squadra, sulla carta nettamente inferiore, sul campo, grazie a una buona organizzazione, a un’ottima condizione psico/fisica, alla mente libera di chi non ha niente da perdere, (tutto questo nel dentro/fuori, in queste manifestazioni non di lunga durata), può benissimo estromettere squadre molto più forti. E sabato sera è successo proprio questo, e a noi, intendiamoci, è andata di lusso!

Spinazzola: non è obbligatorio che un terzino offensivo, molto bravo e in stato di grazia, debba sempre fare la differenza, in particolare se il diretto avversario ha studiato bene nel pre partita e riesce ad anticiparne la lettura dei limitati modi di dribblare e conquistare palla in ripartenze pericolose. Ergo ogni tanto meglio giocare più da gregario e lasciare una volta tanto siano altri a fare la differenza.

Verratti: la sua considerazione internazionale ha messo in difficoltà il suo centrocampo e l’intera squadra. Meglio scendere dal trono internazionale e giocare più per la squadra, senza forzare troppo con gli effetti speciali, se dovesse capirlo potrebbe fare la differenza da qui in avanti, nonostante due “rompiscatole” come Locatelli e Pessina.

Chiesa: La sua frenesia positiva e la sua vivacità è manna dal cielo per la squadra, giusto metterlo nel momento di calo fisico degli avversari, lui ne ha subito approfittato. Giocatore “egoista”, per fortuna in casa (il padre Enrico, grandissimo ex attaccante di spessore) ha … chi lo ha educato ad usare questo suo egoismo calcistico per la squadra.

Mancini: grande intuizione, portare Pessina rinunciando ad un attaccante esterno, il Mancio non solo l’ha portato, ma lo ha messo subito nella mischia organizzata azzurra, il ragazzo lo ha ricambiato alla grande. Spesso, un buon giocatore (non un fuoriclasse) se sta bene fisicamente e capisce che tutti hanno grande fiducia in lui, può fare la differenza, e può essere determinante per vincere un evento come può essere l’Europeo.

A proposito del Mancio: l’uomo-uomo, non sempre mi convince, rancoroso, impulsivo. L’uomo-allenatore invece capisce il calcio come pochi. Non solo ha in mano calciatori e staff (tecnico e dirigenziale), ma ha pure in mano circa 60 milioni di pseudo allenatori. Chapeau!”

Indipendentemente dalle conidzioni climatiche, venerdì sera alle ore 21, a Monaco di Baviera, la temperatura sarà elevatissima: Belgio – Italia si annuncia una partitissima.

Tra gli avversari, maestri in palleggio e verticalizzazioni, degli azzurri, il generoso centravanti Lukaku è sole che illumina: per arginare la sua potenza servirebbe il miglior Chiellini. Ma in difesa, i “Diavoli Belgi” (chi marcherà il faro azzurro Jorginho?) sono abbordabili, purtroppo però all’attacco italiano manca un goleador implacabile, un bomber di razza con i volenterosi Immobile e Belotti che pur impegnandosi assai, purtroppo non sono due top attaccanti. Chiesa però fortunatamente è in gran spolvero, così come Locatelli e Pessina. E se la decidesse uno di questi tre giovanotti, tra le altre cose bravissimi ragazzi, la partitona?

Stefano Mauri

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Stefano Mauri

Stefano Mauri nato a Crema nel gennaio 1975, mese freddo e nebbioso per eccellenza. E forse anche per questo, per provare a guardare oltre la nebbia e per andare oltre le apparenze, con i suoi scritti prova a provocare, provocare per ... illuminare. Giornalista Free Lance, Sommelier, Food and Wine Lover, lettore accanito, poeta e Pierre appassionato, Stefano Mauri vive, lavora, scrive, degusta, beve e mangia un po' dappertutto. E ovunque si prefigge lo scopo di accendere se non una luce, beh almeno un lumino, che niente è come sembra, niente. Oltre a collaborazioni col mondo (il virtuale resta una buona strada, ma non è La Strada) web, Stefano Mauri, juventino postromantico e calciofilo disincantato, collabora con televisioni, radio e giornali più o meno locali. Il suo motto? Guardiamo oltre, che dietro le apparenze si cela il vero mondo.

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