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Una mattina mi son svegliato e ho trovato l’evasor

Chissà cos’avranno pensato i giovani all’estero guardando le prime pagine online dei nostri quotidiani, che titolavano sulla proposta di legge per fare di “Bella Ciao” l’inno ufficiale per le celebrazioni del 25 aprile. Una legge porta con sè l’idea di divieti e sanzioni. E quei giovani avranno forse pensato che sia eccessivo mettere sanzioni per chi non canta un testo che fa: “Mi hai dato così tanto /Aspetto il tuo ritorno /O bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao /Canto anche se canto /Ma sto ancora aspettando che tu torni, oh amore mio /Continuo senza di te/ Mi darai la colpa /O bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao /Sì, l’ho fatto per te (sì, l’ho fatto per te)”. Ora, so benissimo che ritornello a parte, non avrete riconosciuto nemmeno una strofa. Il punto è che “Bella Ciao” all’estero è sì notissima, ma hanno spesso cambiato le parole a modo loro. Questa è la versione di Naestro, oltre 162 milioni di visualizzazioni su Youtube, seconda solo alla versione elettronica e zoppa di El Profesor.

Sicchè, nella migliore delle ipotesi i giovani stranieri avranno pensato che in Italia i problemi connessi alla pandemia siano finiti e ci sia tempo da perdere sulla canzone de “La casa di carta”.

 

E in effetti all’apparenza è così: come gli altri governi i nostri hanno concesso bonus, ristori e prestiti garantiti. Vai a spiegar loro che poi i ristori erano elemosine e bonus e prestiti sono arrivati a chiederli indietro. È difficile. Soprattutto se vedono che in Italia ci sono pure le lotterie sugli acquisti: il famigerato cashback. Naturalmente, anche qui, non potevano mancare sorprese, ma che ne possono sapere all’estero. Una volta fatto il regolamento, infatti, si sono accorti che la gente faceva microtransazioni per raggiungere la quota alta della classifica. I furbetti, li chiamano. Così come avevano chiamato furbetti coloro che si erano rivenduti il monopattino comprato con il bonus. Ma i regolamenti li hanno fatti loro e adesso li cambiano in corsa accusando gli italiani di furberia. Come riportano le cronache, ai partecipanti sta infatti arrivando da PagoPa il seguente sms: “Le transazioni ricorrenti di importo irrisorio effettuate in numero elevato presso lo stesso esercente non saranno valide per la classifica del supercashback”. Prima insomma ti invitano a comprare con transazioni tracciate, poi ti dicono che devi pure comprare come dicono loro. Se lo fanno un motivo ci sarà, ma è necessaria una parentesi prima di ipotizzarlo.

TOH, AVEVANO RAGIONE I COMPLOTTISTI

Da decenni in Italia si ripete il refrain gridato al mondo sul picco della nostra evasione fiscale, ogni anno 110 miliardi. Chi evada, però, nessuno lo ha mai capito. Nel 2017 Paolo Gentiloni parlava di un recupero «senza precedenti» di evasione, ovvero 19 miliardi, che tuttavia corrispondeva a poco più di un decimo di quella stimata per un solo anno. Di questi, poi, 13,7 miliardi riguardavano versamenti spontanei dei contribuenti che avevano dimenticato qualcosa nelle dichiarazioni. Errori dunque, non evasione. Altri 4,1 arrivavano dalla voluntary disclosure e 2,1 dal canone Rai in bolletta, che la gente ormai paga anche quando non ha la tv per non fare una trafila interminabile di carte bollate. Cinquecento milioni giungevano infine da avvisi bonari: altri errori, non evasione. Dove stavano gli evasori? Nel 2016, con ogni mezzo tecnologico a disposizione, 94mila tra verifiche e controlli, 525mila attività di controllo del territorio per oltre 235100 annualità d’imposta ispezionate, furono scoperti 8343 evasori totali, con un sequestro di patrimoni però di appena 781 milioni. Chi sono allora questi evasori da oltre 110 miliardi l’anno? Nessuno lo sa. Perchè, come annota Felice Manti in “Prodotto interno sporco” pure la mafia paga le tasse, protagonista, contrariamente a quanto ci si immagina, di “un’invasione fiscale”, utile a riciclare il denaro sporco: per farlo apre attività ed emette più fatture e scontrini di quanto l’attività renda.

Prodotto Interno Sporco

Abbiamo il controllo del contante con segnalazioni appena si superano soglie di prelievi ridicole, le banche dati sono tutte connesse e l’Agenzia delle Entrate ha sott’occhio ogni nostro conto corrente. E provate a presentare un Isee dimenticando di denunciare il libretto di risparmio del bambino o un Bot di nessun valore donatoci dal nonno: riceverete subito un avviso di irregolarità o perfino un accertamento fiscale. Il refrain dell’evasione somiglia insomma più ad una leggenda metropolitana che ad una tangibile realtà, risultando però scusa utile a spremerci. Ed ecco così l’ultima geniale soluzione, che fa impallidire i folli “studi di settore”: un algoritmo predittivo in grado di capire se evadiamo. Una sorta di aruspice 2.0 previsto con una spesa di 25 milioni nel Recovery Plan.

Talebani d’occidente

Ora è chiaro che per sua natura qualsiasi algoritmo non è dotato di intelligenza, ma analizza semplicemente in maniera piatta migliaia di dati: se ad esempio sui social l’algoritmo individua un seno che allatta lo considera pornografia e scatta la censura. Non abbiamo dubbi che non sarà in grado di scovare anche un solo, etereo, evasore fiscale. Ma noi, avvezzi alle cronache, siamo portati a pensar male e a credere che sotto sotto serva unicamente a nuove vessazioni. E ci viene quindi il dubbio che domani l’algoritmo riterrà sospetto che abbiate smesso di fare tutte quelle transazioni che fate oggi col cashback, formula che pare già destinata al macero. Andate a spiegargli che tracciavate ogni spesa solo per la lotteria nella cronica illusione tutta italiana di sbarcare il lunario. Anche all’estero non vi crederà nessuno: per loro i nostri problemi sono la legge sulla Bella Ciao degli innamorati. E, va da sè, l’evasione fiscale. Saranno, come dire, cashback vostri.

(Dal Momento di Cronaca Vera in edicola dal 15 giugno 2021)

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