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“Le anemoni. I fiori dell’abbandono” di Adelaide Camillo: una fiaba triste per adulti, ma aperta alla speranza

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In occasione della festa della donna un consiglio di lettura piacevole quanto serio.

 

Fa male al cuore pensare che le anime delle donne maltrattate e uccise dai loro compagni non trovino pace, ma non desterebbe stupore se fosse proprio così. 

E’ il messaggio che ci rivolge il racconto di Adelaide Camillo Le anemoni. I fiori dell’abbandono, una metafora fantastica inquietante e al tempo stesso poetica.

La Camillo immagina che alle vittime del “femminicidio” , terribile piaga di cui soffre il nostro paese, con un numero di omicidi che giustifica il termine strage, come nella poesia di Montale sia “ tolto ogni riposo nelle zolle” e “una forza spietata più del vivere” le porti sulle rive di un lago  bellissimo e malinconico, dove vivono una sorta di crudele limbo purgatoriale, in attesa di liberarsi dalle scorie tremende, fisiche ma soprattutto morali, di una colpa non loro.

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Perché quando un uomo uccide la donna amata questa oltre a patire una violenza fisica estrema ne subisce un’altra spirituale ancora più cruda: viene calpestata la sua umanità e il suo rettamente inteso senso  dell’amore tanto da perdere l’ innocenza.

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In quel luogo di transito dopo il trapasso, le donne arrivano stremate dai terribili ricordi della loro vita e marchiate nel profondo da un dolore del cuore che stenta ad andarsene.

Le vittime del femminicidio sono paragonate, con incisivo simbolismo, agli anemoni, la “pianta del vento”, fiori leggiadri e colorati che tuttavia basta un soffio di vento più forte per sradicare e spazzare via.

Alcune delle ospiti dolenti di quell’”Ade” luminoso e a un tempo cupo, in cui basta toccare la superficie dell’acqua per rivivere la propria tragedia, sono vere martiri della prevaricazione maschile, ricordate con dolcezza e pena, ma il personaggio principale è una donna senza nome.

Costei, per ora un semplice concetto, attende di prendere forma e corpo.

E’”l’ultima vittima del femminicidio”, quella che col suo sacrificio porrà fine alla strage.

Quando sarà identificabile, i rapporti tra i sessi saranno finalmente tornati ad essere come devono.

La prova gotico-fiabesca di Adelaide Camillo convince per la passione civile che vi traspare e il gusto pittorico delle immagini.

E’ del tutto coerente che si concluda con un omaggio ad una icona dell’indipendenza femminile come Frida Khalo che, come solo le donne sanno e devono fare, era capace di amare con intensità il proprio uomo ma anche, e soprattutto, sé stessa.

Rino Casazza

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Rino Casazza

Rino Casazza è nato a Sarzana, in provincia di La Spezia, nel 1958. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Pisa, si è trasferito in Lombardia. Attualmente risiede a Bergamo e lavora al Teatro alla Scala Di Milano. Ha pubblicato un numero imprecisabile di racconti e 15 romanzi che svariano in tutti i filoni della narrativa di genere, tra cui diversi apocrifi in cui rivivono come protagonisti, in coppia, alcuni dei grandi detective della letteratura poliziesca. Il più recente è "Sherlock Holmes tra ladri e reverendi", uscito in edicola nella collana “I gialli di Crimen” e in ebook per Algama. In collaborazione con Daniele Cambiaso, ha pubblicato Nora una donna, Eclissi edizioni, 2015, La logica del burattinaio, Edizioni della Goccia, 2016, L’angelo di Caporetto, 2017, uscito in allegato al Giornale nella collana "Romanzi storici", e il libro per ragazzi Lara e il diario nascosto, Fratelli Frilli, 2018. Nel settembre 2021, è uscito "Apparizioni pericolose", edizioni Golem. In collaborazione con Fiorella Borin ha pubblicato tre racconti tra il noir e il giallo: Onore al Dio Sobek, Algama 2020, Il cuore della dark lady, 2020, e lo Smembratore dell'Adda, 2021, entrambi per Delos Digital Ne Il serial killer sbagliato, Algama, 2020 ha riproposto, con una soluzione alternativa a quella storica, il caso del "Mostro di Sarzana, mentre nel fantathriller Al tempo del Mostro, Algama 2020, ha raccontato quello del "Mostro di Firenze". A novembre 2020, è uscito, per Algama, il thriller Quelle notti sadiche.

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