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Il dottor Agostino Dossena: a Crema e Lodi gli ospedali non lavorano a pieno regime

L'anestesita e rianimatore cremasco parla degli altri effetti del maledetto virus su di noi

 

 

Medico anestesista e rianimatore, nonché ex primario di Anestesia e Rianimazione presso l’ospedale di Crema, il dottor Agostino Dossena, dalla sua pagina Facebook, in questi tempi di pandemia sanitaria è sempre prodigo di consigli e pronto a segnalare tutte le anomalie di un servizio, quello sanitario lombardo pubblico, beh tutto da ritarare. Ecco due suoi post, ripresi pure da altri media, molto significativi…

Non so se essere arrabbiato o demoralizzato: da febbraio gli ospedali della mia zona, vale a dire i nosocomi di Crema e Lodi, viaggiano a ritmo ridotto, molta gente non vi trova risposta e cerca disperatamente risposte nel privato convenzionato, che grazie a Dio esiste e in questo momento si trova sovraccaricato di richieste; per completezza, al privato convenzionato si può accedere con la normale impegnativa del proprio medico.

Sia a Crema che a Lodi, contro le 6-7 sale operatorie normalmente in funzione nel periodo pre COVID, ne stanno funzionando 2 al giorno.

Ma sta capitando la stessa cosa dappertutto? Ebbene no. 

L’ospedale di Piacenza si trova ovviamente con gli stessi problemi di COVID e cosa ha fatto? Ha praticamente azzerato l’attività operatoria ma contemporaneamente ha dichiarato COVID free l’Ospedale di Castel Sangiovanni accentrandovi tutta (o quasi, poi vedremo perchè) l’attività operatoria: 7 sale operatorie che viaggiano a pieno regime con doppi turni tutti i giorni. Risultato: nessuna riduzione della attività

Il contenitore non era sufficiente per tutta l’attività, rimaneva l’ortopedia e la traumatologia. Che fare? Semplice, convenzione con una casa di cura privata e gli ortopedici vanno tutti i giorni ad operare lì.

Domanda: tra Crema e Lodi non era possibile trovare un accordo tale per cui si potesse accentrare un certo tipo di attività in uno degli ospedali? So che una importante struttura privata sarebbe disponibile ad offrire le sue sale operatorie, perchè no?

Non si fa parte di una stessa sanità regionale? E’ possibile continuare così per altri lunghi mesi?

Io spero che i sindaci facciano sentire la loro voce e diano ascolto alle richieste di aiuto dei molti pazienti che in questi mesi hanno dovuto rinunciare alla cura e alla diagnosi. Oggi lavoro con molti pazienti oncologici e sto vedendo molte situazioni in cui i tempi di controllo e cura si sono dilatati con possibili gravi ripercussioni sulla salute e sulla aspettativa di vita.

E le cose non vanno benissimo, purtroppo, anche per quanto riguarda, la prevenzione oncologica. Ecco il socialpensiero del bravo medico cremasco…

La pandemia da Covid-19 ha messo purtroppo il freno alla prevenzione oncologica in Italia: nel 2020 si sono infatti effettuati 2 milioni di screening in meno contro i tumori e questo potrebbe causare un aumento della mortalità, cosa che potremmo verificare nei prossimi anni, così la fotografia della Associazione Italiana di Oncologia Medica.

“A causa della pandemia – rileva il presidente Giordano Beretta – sono oltre 2 mln in meno gli screening nei primi 9 mesi del 2020 e ciò ha portato ad una netta riduzione delle nuove diagnosi di tumore della mammella (2.793 in meno) e del colon-retto (1.168 in meno)”

Diagnosticare precocemente un tumore ha un fortissimo impatto positivo sulla possibilità di successo delle cure.

Nell’arco di 10 anni, si è registrato un aumento del 37% di sopravvivenza, grazie alle cure sempre più efficaci e tempestive.

L’arrivo della pandemia nel 2020 ha rallentato però esami e terapie e questo avrà conseguenze pesanti nel medio termine

Da qui la richiesta degli oncologi: “Da un lato va mantenuta la completa separazione dei percorsi fra pazienti Covid e non Covid, perché le cure anti-cancro devono continuare in sicurezza anche durante la pandemia. Dall’altro lato, sono necessari il riavvio immediato degli screening in tutte le Regioni e una loro radicale ristrutturazione, anche con l’acquisto di nuove apparecchiature e l’assunzione di personale”

..E dove possibile, dico io, creare ospedali covid e ospedali non covid dove si può svolgere la normale attività.

 

Così postò sulla sua pagina Facebook nei giorni scorsi il dottor Agostino Dossena.

 

Stefano Mauri

 

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Stefano Mauri

Stefano Mauri nato a Crema nel gennaio 1975, mese freddo e nebbioso per eccellenza. E forse anche per questo, per provare a guardare oltre la nebbia e per andare oltre le apparenze, con i suoi scritti prova a provocare, provocare per ... illuminare. Giornalista Free Lance, Sommelier, Food and Wine Lover, lettore accanito, poeta e Pierre appassionato, Stefano Mauri vive, lavora, scrive, degusta, beve e mangia un po' dappertutto. E ovunque si prefigge lo scopo di accendere se non una luce, beh almeno un lumino, che niente è come sembra, niente. Oltre a collaborazioni col mondo (il virtuale resta una buona strada, ma non è La Strada) web, Stefano Mauri, juventino postromantico e calciofilo disincantato, collabora con televisioni, radio e giornali più o meno locali. Il suo motto? Guardiamo oltre, che dietro le apparenze si cela il vero mondo.

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