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Hotel de Colombia di Angelo Marenzana: il canto del cigno di un albergo a due stelle

 

Attenzione a varcare la soglia di un alberghetto due stelle, il rischio è farsi travolgere da un dirompente flusso di chiacchiere e finire assorbiti dallo specchio delle vite altrui. Ed è così che nella hall di un albergo dal passato prestigioso ma ormai pronto al disarmo per trasformarsi in qualcosa che nulla ha più a che vedere con la propria identità originaria, ci accoglie Angelo Marenzana, pronto a raccontarci una storia dalle tinte noir, un po’ torbide ma anche cariche di quell’ironia capace di equilibrarne la lettura. Il titolo del suo romanzo è proprio Hotel de Colombia, pubblicato recentemente dall’editore Solfanelli.  In questa nuova prova letteraria l’autore cambia registro narrativo visto che ormai il suo nome è legato a romanzi gialli ambientati in Alessandria, sua città d’origine, nella prima metà del secolo scorso tra camicie nere, città bombardate dagli alleati e omicidi che il regime non vuole riconoscere come tali (come scordarsi delle indagini del commissario Augusto Maria Bendicò o dell’ex sbirro Lorenzo Maida). La vicenda di Hotel de Colombia è collocata agli albori del duemila in una serata romana, in un percorso urbano all’apparenza spettrale e cupa come il verso di un animale notturno. Tra i protagonisti non ci sono investigatori, scene del crimine o uffici della questura saturi di chiacchiere e puzza di sigarette.

La trama ripercorre l’ultima notte di vita dell’Hotel de Colombia, (una tana, come un ricovero da animale ferito, giusto per riposarsi e raccogliere idee confuse), ed è forse la sua atmosfera un po’ decadente a renderla luogo ideale per incrociare storie e vite differenti tra loro, con i loro protagonisti pronti però a colmare le lacune di una momentanea solitudine con la voglia di chiacchiere e di conoscere.

Si tratta di una notte speciale anche per Ottavio” dice Angelo Marenzana “un broker di successo, fuggito dalla propria festa di compleanno con il dubbio di essere tradito dalla moglie insieme al proprio socio in affari e reduce da una disavventura dalle tinte fosche con un gruppo di trans. Così com’è singolare per Marco, un giovane haker che, preso dall’eccitazione di ricevere notizie dalla sua nuova amica Gloria, finisce tra le braccia di Margherita, prostituta dai modi eleganti e habituée dei letti dell’albergo con la quale condividere alcune fantasie erotiche. Infine c’è Ismail, giovane egiziano studioso di storia dell’arte con un foglio di via in tasca a seguito di un omicidio da cui è stato completamente scagionato e senza più il coraggio di tornare al suo paese.”

Saranno proprio loro gli unici e ultimi clienti in quell’insolito sabato sera, tutti con un proprio segreto a pesare sullo stomaco ma con la voglia di buttarlo fuori, di raccontarlo nel corso di una notte destinata a restare insonne quasi fosse una suggestiva quanto improvvisata terapia di gruppo. In più ad accomunare i destini dei vari personaggi è la mancanza di un valido motivo per rientrare ognuno a casa propria e trovare una via d’uscita per schiarirsi le idee. Una struggente colonna sonora blues di sottofondo sembra evidenziare la consapevolezza di trovarsi di fronte a una svolta decisiva nella propria esistenza, senza aver chiaro quale sia l’alternativa. Ma capace di aprire un nuovo orizzonte correndo sulle note di Highway Blues grazie al sax di Ernie Watts. Alla regia Albert, il ventennale e logorroico portiere di notte, un po’ ubriaco, sempre incollato ai suoi ricordi di sassofonista jazz e all’amore mai dichiarato negli anni precedenti per Estella Luz la colombiana proprietaria dell’hotel, la donna con gli “occhi che sembravano riempirsi della luce del sole e della trasparenza delle acque caraibiche.”

Leggendo il libro cresce però il dubbio che il vero protagonista di Hotel de Colombia non sia nessun altro se non il caso, la sorte intesa come principio collettivo che fa incrociare vite e personalità tanto diverse rappresentandole sul palcoscenico di una hall dal sapore decadente. Un’architettura che alla vigilia della propria fine si dimostra capace di accogliere comprensione e solidarietà. E all’appello finale non manca nemmeno una fredda pioggia primaverile, corollario perfetto a “una bella notte per scomparire”.

Rino Casazza

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Rino Casazza

Rino Casazza è nato a Sarzana, in provincia di La Spezia, nel 1958. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Pisa, si è trasferito in Lombardia. Attualmente risiede a Bergamo e lavora al Teatro alla Scala Di Milano. Ha pubblicato una cinquantina di racconti e undici romanzi che svariano in tutti i filoni della narrativa di genere, tra cui diversi apocrifi che vedono rivivere come protagonisti i più grandi detective della letteratura di genere. Gli ultimi romanzi pubblicati sono Il serial killer sbagliato, Algama, 2018; Al tempo del Mostro, 2018, rivisitazione in chiave fantascientifica della vicenda del Mostro di Firenze; il libro per ragazzi Lara e il diario nascosto, Fratelli Frilli, 2018, scritto insieme a Daniele Cambiaso e, sempre in collaborazione con lo stesso autore, L’Angelo di Caporetto, 2017, uscito prima per Algama e poi in allegato a Il Giornale nella collana “Romanzi storici”, Gli enigmi di Don Patrizio, Algama, 2016. Per la collana Gli apocrifi di Algama sono usciti: Sherlock Holmes, Padre Brown e l’ombra di Dracula ; Padre Brown, Philo Vance e l’Angelo della Morte, ; Sherlock Holmes, Padre Brown e il delitto dell’indemoniata ; Sherlock Holmes, Auguste Dupin e il match del secolo ; Sherlock Holmes, Charlie Chan e il salvataggio del Titanic salutati con grande favore dalla critica per l’originalità delle trame. L'ultima fatica è un trittico di romanzi apocrifi su Auguste Dupin, l'investigatore inventato da Edgar Allan Poe Sempre per Algama ha pubblicato l’antologia Il trucco dei due poliziotti, 2019.

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