Delitti

La vera storia di Amanda Sharp-Jefferson, che ha ucciso le sue due figlie: “Pensavo fossero giocattoli”

Amanda Sharp-Jefferson, delirando, ha detto alla polizia di essere vittima di un complotto e che il suo convivente la tradiva con uno spirito. Ha poi aggiunto che avrebbero guadagnato bene vendendo i loro organi

 

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Da Cronaca Vera in edicola

 

Las Vegas (Stati Uniti)

Le prime dichiarazioni rilasciate alla polizia dalla 26enne Amanda Sharp-Jefferson, accusata di aver ucciso le sue due figlie, hanno lasciato gli investigatori senza parole.

«Non ho mai avuto figli», ha detto la giovane, e a proposito del suo compagno, Jaykwon Singleton, ha aggiunto «Non lo conosco».

«Pensavo fossero giocatoli. Qualcuno li ha messi lì insieme ai passeggini per incastrarmi», ha risposto a chi le ha chiesto perché i corpicini senza vita delle bimbe erano uno sopra l’altro in un angolo del soggiorno

Questa storia è assurda dall’inizio alla fine, soprattutto perché la mamma assassina non risulta soffrisse di alcuna malattia mentale, anche se lo stesso tenente Ray Spencer, del dipartimento di polizia della metropolitana di Las Vegas, che ha condotto le indagini ritiene di non escludere che la donna sia completamente pazza.

Tutto è iniziato in una mattina di novembre, quando Jaykwon Singleton è tornato a casa dal lavoro. Quando era uscito di casa, alle 19,30 del giorno prima, tutto gli era sembrato normale, ma quando è rientrato si è trovato di fronte all’orrore: le sue figliolette, Lily e Rose, rispettivamente di un anno e di due mesi, erano impilate come se fossero bambole. Le ha toccate e ha notato che erano fredde, morte già da un pezzo. Ha provato a balbettare qualcosa alla compagna Amanda, la madre delle sue creatura, che però lo ha zittito. Quindi l’uomo non ha potuto fare altro che chiamare la polizia. Gli agenti sono piombati lì in un attimo, ma non hanno potuto fare altro che constatare il decesso e portare la donna in carcere, dove sono cominciate le stranezze della mamma, con le surreali affermazioni e le risposte senza senso agli inquirenti.

Dopo il caso nello Utah/ Il terribile viaggio tra le madri che uccidono i propri figli

 

Depressione post parto

Quando hanno chiesto a Jaykwon se ultimamente Amanda gli fosse apparsa strana, lui ha risposto affermativamente: «In effetti, sì, un po’ lo era. Parlava di “spiriti dell’altare” e mi accusava di tradirla con la moglie del suo spirito. Frasi deliranti a cui non ho dato peso».

Chissà, forse l’uomo ci ha anche riso sopra, non accorgendosi che non si trattava di battute o di stranezze, ma di uno squilibrio mentale nel quale la compagna stava precipitando. Uno squilibrio che rientra talvolta in quella minima casistica di depressione post partum, in cui finiscono la maggior parte delle madri assassine. Donne che poi rifiutano la stessa idea di aver commesso il peggiore dei crimini, quello di aver ucciso la propria prole. Lo ha raccontato a “Cronaca Vera” anche la giornalista del Tg1 Adriana Pannitteri, autrice del durissimo libro inchiesta “Madri Assassine”, scritto dopo aver svolto diversi colloqui con le mamme dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere, tutte colpevoli di aver assassinato i loro figli. Che Amanda rientri in questa casistica sembra evidente anche agli inquirenti.

Anche perché c’è qualcosa di ancora più inquietante che la 26enne ha ripetuto ai poliziotti mentre veniva ammanettata e portata via da casa, e che ha ripetuto una volta giunta al posto di polizia.

Amanda ha ossessivamente fatto riferimento a un film che aveva visto, in cui alcune persone diventavano ricche vendendo parti del corpo di persone defunte e, alludendo alle sue bambine, ha più volte ripetuto: «I loro organi valgono un sacco di soldi».

Un movente, se questo fosse un movente, impossibile anche solo da pensare. Che cosa ci sia nella testa di Amanda nessuno lo ha ancora capito, ma il suo interrogatorio ha certamente chiarito che dietro le sue farneticazioni c’è la follia pura. Nel descrivere com’era iniziata quella drammatica giornata, Amanda ha detto di essersi svegliata alle dieci del mattino, di essere uscita dalla camera e di aver visto quelle due bimbe morte, una sopra l’altra, le stesse innocenti creatore che sembrano così serene e felici nelle foto che le ritraggono insieme a mamma e papà. Solo adesso Amanda dice di non sapere chi siano, né chi le abbia messe lì.

 

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