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Il radiologo cremasco Maurizio Borghetti: “E’ un momento difficile, ma non molliamo”

Il dottor Maurizio Borghetti, medico radiologo, da Crema, torna a parlare di virus

Con la Lombardia in Zona Rossa e … nuovamente in Lockdown, da Crema, sempre in trincea nella lotta al  Coronavirus, il dottor Maurizio Borghetti, medico radiologo e informatore scientifico mai banale, beh è tornato a postare, sulla sua pagina Facebook, in materia di … stramaledetto virus…
In questo momento credo si possa essenzialmente esprimere ciò che si vede. Io vedo qui (a Crema, in provincia di Cremona, ndr) , con le Tac, una differenza abbastanza sostanziale rispetto alla fase 1. Il numero di nuove polmoniti al giorno è inferiore, la crescita del numero è più lenta, a seconda dei giorni sono di più o di meno (contrariamente ad  allora, quando crescevano e basta), in media la gravità Tac, intesa come n° di polmoniti estese (inizialmente o in fase evolutiva) è inferiore. Quando sono estese, il n° delle persone di età inferiore rispetto a quelle più soggette a rischio infausto è maggiore di marzo. Da questo deriva che esiste sì un progressivo impegno del nostro Ospedale (Crema) in questa ondata epidemica ma è anche vero, a mio parere, che la velocità di crescita dell’impegno e la sua complessiva gravità, siano al momento entrambi diversi rispetto allo tsunami di marzo. Più impegnativa è la situazione in altri ospedali. Anche per questi (stante diverse evidenze/testimonianze) si può però intravedere una differenza (in senso positivo). Al momento esiste un piccolo ma pur presente calo della crescita della malattia epidemica. Questo dato, se si dovesse confermare nei prossimi giorni, lo differenzierebbe dalla inarrestabile crescita fino al picco della I fase e potrebbe rendere più determinante il numero di pazienti che guariscono. Sì, perché è vero che la malattia Covid-19 ci sia e non sia certo tra le migliori che ci possano capitare ma va altrettanto detto che si può guarire e aggiungo in percentuale molto ampia. Tutto questo verosimilmente non perché il virus sia diverso (l’è mo’ patacca istess… Dialetto misto romagnolo-lumbard ndr 😉) ma più probabilmente per il fatto che precauzioni, attenzioni e provvedimenti adottati, sebbene non universalmente rispettati, hanno avuto il loro effetto rispetto alla fase precedente. Il problema vero si presenta quando il numero di ammalati sovrasta la possibilità di cura (sia per attrezzature che per personale sanitario). Al momento non siamo a tale livello (raggiunto invece molto velocemente a marzo) e questo processo relativamente più lento, come ho già detto, gioca a favore di una possibile uscita dal tunnel con meno danni e più veloce. Il 24 marzo in Italia si raggiunse il n° dei ricoverati Covid di oggi;  quelli in T.I. erano 3396, 1100 di più di oggi. Non solo. Al 24 marzo le T.I. occupate da Covid erano per il 35% lombarde che oggi invece rappresentano il 22%. La maggiore distribuzione nei diversi territori aumenta (in parte) le capacità ricettive del Sistema allontanando un poco la situazione drammatica di ridotta possibilità di cura (considerato anche che rispetto a marzo è stato incrementato il n° delle T.I. attivate e attivabili). Inoltre a marzo si saliva costantemente di 200 T.I. Covid al giorno mentre, escluso il picco di ieri, l’incremento adesso è inferiore e oggi si è tornati a 67 (a marzo non accadeva mai). Ultimo dato. Il 24 marzo i decessi giornalieri furono 743, più del doppio di oggi. 
È un momento difficile. Dividersi o abbattersi ora non serve a niente. Se continuiamo e cerchiamo di incrementare l’attenzione a non infettarci e non infettare (mascherina, distanziamento e lavaggio mani) ne usciamo prima. Quello che già abbiamo fatto è però servito e, secondo me, bisogna imparare anche a vederlo senza prospettare solo scenari apocalittici. 
Dai Burdèl che ghe la fèm (anche stavolta) …
Così postò sulla sua pagina Facebook il DocRock d’Italia Maurizio Borghetti
Stefano Mauri

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Stefano Mauri

Stefano Mauri nato a Crema nel gennaio 1975, mese freddo e nebbioso per eccellenza. E forse anche per questo, per provare a guardare oltre la nebbia e per andare oltre le apparenze, con i suoi scritti prova a provocare, provocare per ... illuminare. Giornalista Free Lance, Sommelier, Food and Wine Lover, lettore accanito, poeta e Pierre appassionato, Stefano Mauri vive, lavora, scrive, degusta, beve e mangia un po' dappertutto. E ovunque si prefigge lo scopo di accendere se non una luce, beh almeno un lumino, che niente è come sembra, niente. Oltre a collaborazioni col mondo (il virtuale resta una buona strada, ma non è La Strada) web, Stefano Mauri, juventino postromantico e calciofilo disincantato, collabora con televisioni, radio e giornali più o meno locali. Il suo motto? Guardiamo oltre, che dietro le apparenze si cela il vero mondo.

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