Salutesocietà

Per tornare al più presto alla normalità medici e virologi devono collaborare sereni

Borghetti... dal post di un infermiere cremonese, torna a parlare del Coronavirus

Luca Alini, infermiere dell’ospedale di Cremona, ripreso dal Corriere della Sera, via social ha postato uno sfogo in merito a nuovi recenti ricoveri di pazienti Covid con gravi insufficienze respiratorie. E conclude il suo intervento dicendo, sempre in tema di Covid-19, che chi afferma che non si tornerà alla pesante situazione registrata tra febbraio e i primi di aprile, beh è un bugiardo clamoroso. Ebbene, sereno, pacato, ma diretto, indirettamente, allo sfogo, per carità giustificabile, del bravo infermiere cremonese, così, via Facebook ha replicato il medico radiologo Maurizio Borghetti.
Mah… Potrebbe essere normale visto tutto quello che è successo ma è a mio parere motivo di riflessione. Premesso che non mi interessano le teorie complottiste, mi chiedo come si faccia (e anche se sia giusto e quale sia l’intenzione) ad espandere in maniera esponenziale su tutta o quasi l’informazione ufficiale (anche nazionale) il post-sfogo di un bravo infermiere (evidentemente provato da quanto accaduto…e lo capisco) ancorché accompagnato da selfie in noti dpi che hanno caratterizzato il periodo buio da fine febbraio ad aprile. Il momento è evidentemente adatto…ma a che pro? Qual è il segnale – messaggio che manda il bravo infermiere? Alcuni ricoverati covid positivi, evidentemente la maggior parte non affetti da importanti alterazioni respiratorie visto che solo 2 si trovano in pneumologia. E di questi 2, solo uno con ventilazione non invasiva. Quindi nessuno in terapia intensiva. Così viene spiegato dal Direttore Sanitario. Allora si guarda al cosiddetto “rilassamento generale” e la colpa potrebbe essere del non corretto uso delle mascherine e delle norme precauzionali. Evidentemente non del tutto perché (sempre per quanto risulta dalla comunicazione ufficiale) i pazienti pare non siano partecipanti di incaute feste/movide/raduni in piazza, ma lavoratori casalasco-viadanesi impiegati in aziende della cosiddetta catena del freddo e venuti a contatto anche con altri lavoratori per lo più stranieri di cooperative afferenti alle aziende stesse. Non viene specificato quanti di questi abbiano fatto una tac torace. Presumo tutti…ma non vengono riportate indicazioni sugli esiti (questo è un classico).
Sono sempre più convinto che per riuscire a vincere questa guerra e a riprendere il più presto possibile la normale vita di relazione (con tutto ciò che ne consegue) siano indispensabili l’azione sanitaria e il progresso degli studi scientifici ma anche una stretta collaborazione (evitando liti, dichiarazioni a effetto e insulti) tra la parte medica e quella laboratoristica (virologi eccetera), un’azione politica efficace a favorire questa collaborazione (visto che di bene pubblico si tratta), una maggiore predisposizione ad ascoltare i pareri di tutte le componenti mediche (in attesa di conoscenze più certe che eliminerebbero il fiorire di teorie) e a valutare i dati della diagnostica tac e, infine, una comunicazione ufficiale più esaustiva e completa (poi su Facebook e Instagram si scriva quello che si vuole). Il mio parere (non il Verbo). Il SARS-CoV-2 è un virus. Di tempo e occasioni di attivarsi, infettare e replicarsi (anche se ‘debolmente positivo’ nei tamponi) in Italia da maggio ad oggi (che è l’11 luglio) ne ha avute parecchie. Non è successo? Bene. Stiamo in guardia e
Dai Burdèl che ghe la fèm 
Così postò sulla sua pagina Facebook nei giorni scorsi il DocRock d’Italia Maurizio Borghetti.
Stefano Mauri

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Stefano Mauri

Stefano Mauri nato a Crema nel gennaio 1975, mese freddo e nebbioso per eccellenza. E forse anche per questo, per provare a guardare oltre la nebbia e per andare oltre le apparenze, con i suoi scritti prova a provocare, provocare per ... illuminare. Giornalista Free Lance, Sommelier, Food and Wine Lover, lettore accanito, poeta e Pierre appassionato, Stefano Mauri vive, lavora, scrive, degusta, beve e mangia un po' dappertutto. E ovunque si prefigge lo scopo di accendere se non una luce, beh almeno un lumino, che niente è come sembra, niente. Oltre a collaborazioni col mondo (il virtuale resta una buona strada, ma non è La Strada) web, Stefano Mauri, juventino postromantico e calciofilo disincantato, collabora con televisioni, radio e giornali più o meno locali. Il suo motto? Guardiamo oltre, che dietro le apparenze si cela il vero mondo.

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