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Stefano Usini: la gente ora è tornata ad ascoltarci quando cantiamo, non so se durerà

Il cantante lombardo - laziale, racconta la ripartenza della musica dal vivo nei locali

Stefano Usini è un cantante PopRomantico e… sì, a modo suo, vagamente malinconico. Che c’azzecca la malinconia? Non si riconosce troppo nel presente, spera, ma fino a un certo punto, senza prendersi troppo sul serio, nel futuro, ma fondamentalmente rimpiange il passato: ecco il senso della vena malinconica di Stefano, colui il quale, con Michaela Negri forma un duo musicale (cover, inediti e ballate) sempre in tour, per feste, piazze, locali ed eventi. Questo però valeva prima del lockdown e della maledetta pandemia da Covid-19. A che punto è la nottata? Lo abbiamo chiesto direttamente al cantautore di Monte Cremasco…

Come è stato tornare a cantare?

L’importante era ripartire e adesso siamo ripartiti. Anzi… questa ripartenza in un certo senso mi ha gasato poiché prima tutte le serate erano scontate, preconfezionate, costruite uguali, quasi fossero dei festeggiamenti, con cenone, per Capodanno, senza mai variare copione. Ora invece c’è l’adrenalina della ripartenza, diversifichiamo, sbaragliamo il copione. E speriamo duri a lungo quest’energia fuori dagli schemi.

La gente non può ballare allorquando tu e Michaela cantate…

Assolutamente no, le direttive atte a contenere il maledetto virus in tal senso sono chiare e categoriche. Ma sai che ti dico a tal proposito?

Dimmi…

Per adesso è meglio così perché la gente, seduta al tavolo per cenare o bere qualcosa, beh si è rimessa ad ascoltarci. E noi dal nostro repertorio stiamo ripescando pure canzoni introspettive e da meditazione…Durerà a lungo questa situazione? Boh!

E’ stata dura la tua clausura tra marzo e aprile?

Mi sono rimesso a studiare, in quel di Sabaudia, la mia seconda casa, il mio buon ritiro rigenerativo. E … sì ho capito quanto siamo inadeguati, impreparati a tutto e pronti soltanto a lamentarci, a rifugiarci nell’I Phone nella specialità che meglio ci riesce: vale a dire scoprire gli orari di apertura dei negozi fashion di turno. Ho letto, cantato, scritto, provato canzoni con la chitarra e studiato e tra le letture preferite ho inserito testi sulla Seconda Guerra Mondiale dove ho letto di stenti e cose incredibili, disumane. Quelli sì … sono stati sacrifici, mica il nostro stare in casa.

Insomma da quello che dici stiamo uscendo peggiorati, nonostante i buoni propositi, dall’emergenza sanitaria per Covid-19…

Lo ammetto, pure io mi ero illuso che potessimo uscire migliori dal Coronavirus, ma mi sbagliavo…

Cantanti, cuochi, ristoratori sono figure e persone particolarmente colpite dalla crisi economica che accompagna purtroppo il virus…

Eh già… ma allorquando ti confronti con un nemico invisibile, sconosciuto, letale e capillare qual è il Covid-19, ahinoi non esistono schemi e ricette per affrontarlo al meglio e saltano tutti gli schemi. Ora siamo in fase di ricostruzione lenta, speriamo di proseguire nel duro lavoro. Un anno fa, di questi tempi, l’agenda era piena di serate, adesso, anche se qualcosa si è rimesso in moto, l’agendina è praticamente vuota.

Stefano Mauri

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Stefano Mauri

Stefano Mauri nato a Crema nel gennaio 1975, mese freddo e nebbioso per eccellenza. E forse anche per questo, per provare a guardare oltre la nebbia e per andare oltre le apparenze, con i suoi scritti prova a provocare, provocare per ... illuminare. Giornalista Free Lance, Sommelier, Food and Wine Lover, lettore accanito, poeta e Pierre appassionato, Stefano Mauri vive, lavora, scrive, degusta, beve e mangia un po' dappertutto. E ovunque si prefigge lo scopo di accendere se non una luce, beh almeno un lumino, che niente è come sembra, niente. Oltre a collaborazioni col mondo (il virtuale resta una buona strada, ma non è La Strada) web, Stefano Mauri, juventino postromantico e calciofilo disincantato, collabora con televisioni, radio e giornali più o meno locali. Il suo motto? Guardiamo oltre, che dietro le apparenze si cela il vero mondo.

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