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Vittorio Brumotti, il racconto choc del pestaggio subito dagli spacciatori: “Ero svenuto per qualche secondo. Ho la mascella distrutta”

Vittorio Brumotti e l’aggressione subita mentre filmava lo spaccio quotidiano a Porta Venezia, nel cuore di Milano: “Per rigenerarmi sono tornato sul luogo del misfatto con la mia mascella mezza distrutta: è il mio modo per superare il trauma”

 

 

Vittorio Brumotti è malconcio dopo l’ennesima aggressione subita da parte degli spacciatori, ma non ha intenzione di smettere di documentare lo spaccio nelle città: “Per rigenerarmi sono tornato sul luogo del misfatto con la mia mascella mezza distrutta: è il mio modo per superare il trauma”. – GUARDA LE FOTO DA OGGI.IT

L’AGGRESSIONE – L’inviato di Striscia la Notizia, campione di bike trial, dal 2008 è stato picchiato spesso per i suoi servizi. Dal 2017 filma lo spaccio nelle grandi città italiane: da Napoli a Palermo, da Bologna a Monza a Milano. Rischia spesso la pelle e anche stavolta è finito al Niguarda, per fortuna in codice verde.

SONO SVENUTO – Ne parla al Corriere della Sera: “Coca, crack, metanfetamina… Sono stato aggredito da un gruppo di spacciatori. Mi hanno colpito al volto in modo violento con il bastone della mia go pro, una botta fortissima. Sono svenuto per qualche secondo, ora ho lividi qua e là. C’erano tanti ragazzi di colore. Ma non sopporto le generalizzazioni. Sono di colore anche i tanti ragazzi che ci hanno portato il cibo a casa con Glovo per soddisfare i nostri vizi. La colpa dello spaccio è degli italiani: sono loro i primi consumatori di droga, spesso padri di famiglia che vanno a comprare cocaina per il loro sballo. E italiano è il business: la ‘ndrangheta controlla il 90% del mercato della coca. Quando mi sono venuti addosso non ho visto dei piccoli spacciatori, ho visto la ‘ndrangheta”.

RISCHIO PER VOCAZIONE – Dice che rischia per vocazione, come la fede per i preti: “Mi muovo solo quando mi chiamano i cittadini esasperati da situazioni insopportabili. Io porto la mediaticità: la telecamera — come la penna — fa paura a tutti”. Ma un po’ fa parte della genetica: “Mio papà è un ex carabiniere, mio zio era un generale dei carabinieri. Il senso delle regole ce l’ho nel sangue. Molti pensano sia un esaltato o un incosciente, ma anche se non andassi in onda farei questo lavoro. Non lo faccio per apparire e non lo faccio nemmeno per soldi. Quello che guadagno dal programma lo reinvesto per fare sempre ricerche sul territorio. Mi hanno minacciato di morte in tutti i modi, ma non mi fermo perché se no hanno vinto loro”.

RISVEGLIO LE COSCIENZE – Il suo obiettivo è “risvegliare le coscienze”. A Striscia, sostiene, hanno trovato il modo di “ridicolizzare le mafie con questo personaggio che va in bicicletta nei luoghi dello spaccio. Vado a saltellare davanti a loro e li rendo ridicoli”.

L’APPOGGIO IN FAMIGLIA – Anche la fidanzata Annachiara Zoppas, figlia del presidente del gruppo San Benedetto, lo appoggia, perché ha la sua stessa passione civile: “Quando prendo le mazzate la prima cosa a cui penso sono i miei cari, ma sanno che non mi possono fermare: sarebbe una battaglia persa”. E non si è mai scoraggiato, nemmeno quando udì i colpi di pistola a San Basilio e allo Zen di Palermo.

SERVIZIO PUBBLICO – Quello di Striscia, dice, è servizio pubblico. Antonio Ricci sa che lui si muove sempre con molta cautela. E che non ha alcuna intenzione di fermarsi: “Ho 40 anni e ho la sindrome di Peter Pan, sono un eterno bimbo che vuole vedere che tutto va bene”.

Da Oggi.it

 

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