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Vasco Rossi: “Siamo testimoni di un evento catastrofico, mai avrei pensato di vedere una pandemia”

Il Blasco si confessa a Milena Gabanelli: il virus, i concerti fermati e il suo lockdown

Vasco Rossi si confessa con Milena Gabanelli: il virus, i concerti fermati per un anno, il lockdown. E lancia l’idea di un fondo per le miglaia di lavoratori del suo settore

 

di Manuel Montero

 

Vasco Rossi racconta il suo lockdown a Milena Gabanelli: il rocambolesco ritorno in Italia, il lockdown, i concerti spostati di un intero anno. E dice: “Mi rendo conto che sono stato testimone di un evento catastrofico. Molti non lo hanno ancora realizzato, ma è come se fosse esplosa una bomba nucleare, una pandemia globale, mai avrei pensato di vederla”.

IL RIENTRO IN ITALIA – Quando scoppiò l’epidemia, il Blasco si trovava a Los Angeles. E da lì ha cercato in tutti i modi di rientrare: “Ma ho iniziato a trovare problemi: è stata un’odissea: praticamente ogni volta che trovavo un volo poi veniva cancellato. Sono tornato con l’ ultimo volo che partiva da Los Angeles: il giorno dopo gli Usa hanno chiuso tutti quelli con l’Europa”.

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IL LOCKDOWN – Nell’intervista sul Corriere della Sera Vasco dice di non aver particolarmente sofferto la quarantena: “C’è da dire che la mia vita sociale non è molto intensa: già non esco, sono più o meno sempre in isolamento. Ma questa esperienza è stata molto forte anche per me… quando non potevo uscire neanche per una passeggiata mi sembrava una cosa pazzesca e poi non capivo il motivo: perché, dicevo, se vado da solo…”.

I CONCERTI SALTATI – Ma lì ha capito che i concerti gli sarebbero saltati tutti: “Ho cominciato a pensare: ma questa storia è difficile che possa risolversi in fretta. L’impossibilità di avere contatti fisici creava la condizione per cui non si potevano fare concerti nemmeno a giugno. A quel punto mi è crollato il mondo addosso: è da un anno che seguiamo questo progetto, ci avevamo già lavorato, già fatto tutti gli arrangiamenti, io ero già pronto per partire… Per me fare i concerti è importante anche dal punto di vista psicologico. Io per fare i concerti mi devo tenere in forma, non mi devo lasciare andare: è un motivo per svegliarmi la mattina. Senza i concerti mi casca un po’ tutto”. Anche, perché, assicura “io mi sento a casa solo lì. Quando sono sul palco e parte la musica, ecco, tutto quadra, è tutto logico, mi lascio prendere da ogni canzone”.

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I LAVORATORI – Per un evento di Vasco lavorano 1800 persone. Molte altre ce ne sono con diversi artisti. Per loro, insime ad altri cantanti, sta pensando ad un fondo, anche se non si sa a chi affidarlo: “È stato il pensiero che mi è venuto: come fanno tutti questi che rimangono senza lavoro, che hanno difficoltà molto più grandi delle mie dal punto di vista economico. Io posso stare un anno fermo”.

VITA COMPLICATA – Quanto a lui, dice di somigliare molto a come voleva essere da giovane: “Vasco Rossi, quello sul palco, quello delle canzoni sicuramente è quello che avrei voluto essere. Nella vita diciamo che invece è un po’ più complicato. Non dico che è una frana, perché ho costruito delle cose nel frattempo, grazie anche alla Laura, una famiglia. Ma per il resto mi trovo spaesato un po’ dappertutto. Ogni volta, in ogni posto che arrivo mi rendo conto che con me arriva anche Vasco Rossi: ognuno ha il suo e di solito non è mai quello che sono”.

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Manuel Montero

Manuel Montero scrive da vent’anni per diversi settimanali nazionali. Appassionato di cinema e tv anni 80, ha pubblicato nel 2019, per Algama, Fenomeni Paranormali Italiani, in cui ha raccontato storie di cronaca, fatti ed eventi apparentemente incredibili, raccolti in prima persona negli anni sulla Penisola. In allegato a Il Giornale è invece uscito il volume Telefilm Maledetti, dove l’autore narra la triste fine di alcuni dei più amati protagonisti di telefilm degli anni Settanta e Ottanta.

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