Salutesocietà

Il radiologo Maurizio Borghetti: “Ora serve nuova prospettiva per affrontare il coronavirus”

Maurizio Borghetti snocciola ottimi dati e richiede un cambio di passo agli scienziati

Contagi, polmoniti, decessi, tac: l’analisi del radiologo Maurizio Borghetti, in trincea a Crema contro il coronavirus

 

Maurizio Borghetti, medico radiologo in servizio presso l’ospedale Maggiore di Crema (da quelle parti il peggio è passato, ma … è stata assai dura) è tornato a postare, via social, pensieri positivi in merito all’andamento dell’epidemia (col maledetto Covid-19 oggi meno aggressivo) e soprattutto a porre questioni, ai cosiddetti scienziati, che certamente andrebbero prese in considerazione per affrontare al meglio l’attesa e inevitabile Fase 3. Ecco i pensieri del Borghetti…

I dati ufficiali confermano il continuo miglioramento della situazione (persistente calo dei ricoveri e dei casi in Rianimazione per assenza quasi completa di nuovi casi medio-gravi, comunque non curabili a casa). Analogamente i casi di polmoniti rilevate con Tac sono ovunque sporadici (da noi costantemente meno di 4-5) mai gravi, a volte nemmeno classificabili come nuovi in quanto la Tac è in grado di determinare che si tratta già di evoluzione migliorativa di un qualcosa iniziato settimane prima.

I decessi. Non ne parlo quasi mai, anche per rispetto di chi purtroppo è scomparso e dei famigliari. Come ho già detto sarà l’ultimo dato a scendere definitivamente, anche perché (ma non solo) si tratta spesso di evoluzione infausta di malattia contratta settimane prima. Va anche detto che il numero dei decessi fornito è quello dei tamponi positivi. Se è vero, come è vero che complessivamente il numero dei deceduti sia molto superiore a quello della media, nello stesso periodo degli anni scorsi (quindi sicuramente a causa dalla pandemia) sarebbe particolarmente utile avere raffronti con l’andamento odierno. Ad esempio col numero dei deceduti Covid negativi. Sarebbe a mio modesto avviso utile anche la correlazione coi dati clinici e Tac (ad esempio quanti deceduti hanno polmonite accertata?). Questo… affinchè la gente possa ricevere notizie e dati che siano il più possibile corrispondenti alla realtà. Capisco che sia più difficile che andare a dire che ci saranno altre pandemie, anche nei prossimi anni (come ho letto in questi giorni) senza capire nemmeno cosa possa servire dirlo in questo momento né sapere in base a quali dati sicuri lo dicano.
Veniamo alla questione contagiati. I tamponi dicono se c’è virus in quel momento. I test sierologici dicono/diranno se si è venuti a contatto col virus e sviluppato anticorpi anche in assenza di malattia. Ho letto pronostici differenti su esito di questi ultimi dei virologi, epidemiologi eccetera, variabili dal 10 al 20% di positivi. I territori con maggior numero di contagiati con tamponi positivi (tipo il nostro) si attestano sul 17-18 per 1000. Dunque, su 1000 abitanti, il reale numero di contagiati secondo i test sierologici sarebbe tra 100 e 200 per 1000 (tutti guariti o mai ammalati visto che il test è positivo). Da questo raffronto si capisce quanto sia elevata la quantità di contagiati asintomatici e al tempo stesso quanto sia (a mio parere, che non è il Verbo) poco significativo il dato dell’aumento di tamponi positivi che vediamo adesso ogni giorno sulle tabelle, legato solo all’aumento del numero dei tamponi fatti, in una popolazione testata per meno del 10% e con costante progressiva assenza di malattia significativa.
Dai Burdèl che ghe la fèm! 

Così postò sulla sua pagina Facebook il DocRock d’Italia Maurizio Borghetti. Ma perché l’interazione tra la medicina di territorio e il livello superiore è così poco attuata? Mistero, ricanterebbe Ruggeri.

Stefano Mauri

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Stefano Mauri

Stefano Mauri nato a Crema nel gennaio 1975, mese freddo e nebbioso per eccellenza. E forse anche per questo, per provare a guardare oltre la nebbia e per andare oltre le apparenze, con i suoi scritti prova a provocare, provocare per ... illuminare. Giornalista Free Lance, Sommelier, Food and Wine Lover, lettore accanito, poeta e Pierre appassionato, Stefano Mauri vive, lavora, scrive, degusta, beve e mangia un po' dappertutto. E ovunque si prefigge lo scopo di accendere se non una luce, beh almeno un lumino, che niente è come sembra, niente. Oltre a collaborazioni col mondo (il virtuale resta una buona strada, ma non è La Strada) web, Stefano Mauri, juventino postromantico e calciofilo disincantato, collabora con televisioni, radio e giornali più o meno locali. Il suo motto? Guardiamo oltre, che dietro le apparenze si cela il vero mondo.

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