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A Piacenza tanti contagi, ma meno morti che in Lombardia, perché? I dubbi del dottor Attilio Galmozzi

Il medico cremasco e i quesiti non ancora risolti

Le riflessioni del medico cremasco Attilio Galmozzi, in trincea contro il coronavirus a Crema, la città non capoluogo più colpita dal morbo: “A Piacenza c’è stato un focolaio importante e numericamente rilevante. Eppure…”

 

Numeri, domande sul coronavirus, insieme a raccomandazioni preziose. Di queste cose è tornato a scrivere, nei primi giorni interlocutori di Fase Due, il dottor Attilio Galmozzi, medico specialista in emergenze, e non solo, in servizio presso l’ospedale Maggiore di Crema, città in provincia di Cremona, zona tra le più violentate dal morbo.

Dati aggiornati a mercoledì 6 maggio: nella provincia di Lodi (laddove tutto ebbe inizio) i pazienti positivi superano di poco le 3000 unità.
Nella provincia di Cremona siamo aloltre il doppio. 
Dove è nato il focolaio nazionale il numero di positivi, ad oggi, è tra i più bassi della Lombardia. 
A Cremona, e in particolare a Crema, zona limitrofa un numero di positivi non trascurabile proveniva dal lodigiano. Non è campanilismo per carità. È realtà e solidarietà ad una zona che per prima ha vissuto il dramma del Covid. 
In Lombardia il numero di decessi è ancora ahimè in aumento. Solo oggi 222. Certo, in altre regioni il virus è arrivato più tardi e soprattutto queste regioni hanno “beneficiato” dell’esperienza della Lombardia per attrezzarsi e non poco. 
Certo in Lombardia i numeri sono stati da subito elevati e impressionanti, quindi che ci siano più decessi è terribilmente normale. Sarebbe corretto capire che tipologia di pazienti c’è nei 222 decessi di oggi. Pazienti che si sono malati nelle settimane scorse e non ce l’hanno fatta? Polipatologici? 
A Piacenza c’è stato un focolaio importante e numericamente rilevante. Eppure il numero di decessi (certo in una singola provincia ma piuttosto estesa) non mi sembra così elevato come quello che abbiamo avuto in province dimensionalmente paragonabili  in Lombardia.
Questione di maggiore coordinamento?
Più disponibiltà di accesso alle cure?
Più solidarietà e più integrazione del Servizio sanitario regionale? 
Forse questo dato sarà chiaro nei prossimi giorni. 
Voi nel frattempo state sempre, sempre, sempre attenti, perché quegli assembramenti che ciascuno di noi vede ogni giorno a me fanno tanta ma tanta paura…
Così postò sulla sua pagina Facebook il dottor Attilio Galmozzi.
Stefano Mauri

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Stefano Mauri

Stefano Mauri nato a Crema nel gennaio 1975, mese freddo e nebbioso per eccellenza. E forse anche per questo, per provare a guardare oltre la nebbia e per andare oltre le apparenze, con i suoi scritti prova a provocare, provocare per ... illuminare. Giornalista Free Lance, Sommelier, Food and Wine Lover, lettore accanito, poeta e Pierre appassionato, Stefano Mauri vive, lavora, scrive, degusta, beve e mangia un po' dappertutto. E ovunque si prefigge lo scopo di accendere se non una luce, beh almeno un lumino, che niente è come sembra, niente. Oltre a collaborazioni col mondo (il virtuale resta una buona strada, ma non è La Strada) web, Stefano Mauri, juventino postromantico e calciofilo disincantato, collabora con televisioni, radio e giornali più o meno locali. Il suo motto? Guardiamo oltre, che dietro le apparenze si cela il vero mondo.

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